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SCUOLA/ Il linguista: chi ha ridotto gli studenti a "ragionieri" della letteratura?

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Le do ragione: non si possono non coltivare certe letture che sono al fondamento della nostra identità. A maggior ragione se è vero, come si dice sempre, che la nostra identità di popolo è fatta sulla cultura e dunque sulla letteratura. D’altra parte non per questo non ci si può aprire alla modernità. Anche qui c’è una misura: certe opere devono rimanere, con garbo se ne devono aggiungere altre.

In altri termini?

Far leggere John Grisham per stimolare l’interesse dei giovani sarebbe una cosa del tutto fuori posto. Come ho già detto, sono la misura e l’equilibrio le virtù che mancano troppo spesso nel mondo della scuola.

Se diamo per superati (o quasi) gli schematismi della narratologia e dello strutturalismo, qual è l’ostacolo maggiore che incontrano i giovani delle ultime generazioni nell’approccio con il testo?

La concorrenza della multimedialità, della distrazione televisiva. Qui la scuola dovrebbe e potrebbe fare molto, insegnando a guardare criticamente le fonti di informazione, additandone la banalità diffusa, svelandone la retorica e il conformismo. Basterebbe richiamare l’attenzione, per esempio, sul fatto che la maggioranza dei vocaboli inglesi che si dicono continuamente vengono pronunciati male; o sui registri così spesso ridicoli dell’informazione dall’inchiesta «a 360gradi» al «panorama mozzafiato» o all’abuso della parola «genio», ormai inflazionata e attribuita a individui certamente al di sotto dell’intelligenza media... La scuola dovrebbe attaccare una tv così ingombrante e invasiva. Secondo me i ragazzi non aspettano altro, perché dopotutto sono ironici, sotto la pelle hanno spirito critico. Occorre risvegliarlo.




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