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SCUOLA/ Perché gli studenti non sanno più risolvere i problemi?

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Enrico Fermi (immagine d'archivio)  Enrico Fermi (immagine d'archivio)

Anche l’ultima riforma della secondo ciclo batte sullo stesso punto: nel profilo in uscita del liceo scientifico si pone come obiettivo “comprendere le strutture portanti dei procedimenti argomentativi e dimostrativi della matematica...usarle in particolare nel’individuare e risolvere problemi di varia natura”. Nelle Linee guida per i Tecnici individuare le strategie appropriate per la risoluzione di problemi è uno degli obiettivi fondamentali.

Tutti d’accordo, dunque. Ma nella pratica è proprio così? Siamo così sicuri che l’insegnamento della matematica si sviluppi secondo questi principi, e soprattutto siamo così sicuri di centrare l’obiettivo?

Gli insegnanti, soprattutto quelli del primo ciclo, sanno che non è così. L’esperienza ci propone continuamente situazioni in cui gli allievi, di fronte a un problema di matematica, lasciano da parte razionalità e buon senso. Casi celeberrimi come l’età del capitano hanno aperto la strada a ricerche, riflessioni e discussioni: ma in definitiva ci hanno mostrato come l’insegnamento della matematica, spesso, abitua i nostri allievi ad agire e pensare in modo completamente opposto, rispetto ai nostri nobili obiettivi.

(Un gruppo di ricercatori francesi pose a bambini delle scuole elementari “problemi” del tipo seguente: Su una nave ci sono 26 pecore e 10 capre; quanti anni ha il capitano? I bambini, quasi tutti, senza esitazioni risposero: 36! La prova fu ripetuta in diverse condizioni, con altri bambini o con ragazzi più grandi, cambiando la forma di presentazione della domanda, ma i risultati cambiarono di poco).

Una prima, ovvia, considerazione è che se la pratica didattica si basa solo su esercizi ripetuti e tecniche apprese meccanicamente, i ragazzi tenderanno a ritentare sempre meccanicamente le stesse procedure, limitando l’uso della materia grigia e affidandosi ciecamente agli automatismi (“molti matematici cercano di trasformare in zombie i propri allievi dal primo momento in cui li incontrano”, disse una volta Vladimir Arnol’d). Un’altra, è che gli insegnanti propongono il più delle volte problemi che non sono altro che esercizi camuffati, e i ragazzi cercano di risolvere quello che viene loro proposto più per assonanza e somiglianza che utilizzando il pensiero. Ma allora che ne è degli alti obiettivi da cui eravamo partiti?



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COMMENTI
09/06/2011 - Dai sintoni .. alla dignosi .. alla terapia (enrico maranzana)

Pecore, capre e capitano ben descrivono la situazione della scuola italiana: le indicazioni nazionali del 2010, ad esempio, sono state concepite in aperto contrasto con i regolamenti di riordino, di cui sarebbero dovute essere coerente sviluppo. La questione ha natura pedagogica, organizzativa e didattica. Rimando, per quest’ultima questione a “Percorso didattico sui numeri naturali e sistemi di numerazione” visibile su matematicamente.it. Si tratta di una delle ipotesi, presenti nel sito, che ho realizzato per perseguire le priorità che lo scritto ha indicato.