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SCUOLA/ Il prof: perché non abolire il voto di maturità?

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Esame di stato 2011 (Ansa)  Esame di stato 2011 (Ansa)

Gli esami di stato finiscono in un letto di Procuste. È questo l’esito di tante ansie e tanto impegno, sia degli studenti sia degli insegnanti: un numero che nella mente del legislatore dovrebbe essere la somma oggettiva del credito scolastico e delle prove e dovrebbe fotografare il valore di ogni studente. Questa è la favola che ci ha raccontato chi ha elaborato questo meccanismo che nella realtà difficilmente va a cogliere il valore reale della preparazione scolastica di ogni studente.

Sarebbe ora di denunciarlo a chiare lettere. Il meccanismo non funziona, il numero con cui si identifica l’esito finale degli esami significa poco o nulla, perché è una somma di prestazioni e molto spesso esito di una mediazione, per cui non si capisce che cosa di fatto abbia acquisito uno studente, che abilità abbia, che capacità sia in grado di esercitare. La fotografia più esemplificativa di questo pasticcio è come tante commissioni arrivano a esprimere il voto del colloquio. Si configura spesso una situazione del genere: gli insegnanti dell’area scientifica valutano il colloquio in modo appena sufficiente, quelli dell’area umanistico-letteraria lo ritengono buono, per cui bisogna mediare e il presidente propone di dare un bel 24.

Che cosa significa quel 24? Nulla, perché come vanno perse le difficoltà che ha lo studente nelle discipline scientifiche, così non vengono evidenziate le sue eccellenze a livello umanistico-letterario. E così il voto finale è l’esito di una somma di tante mediazioni, con la pretesa di identificare il valore complessivo della preparazione di uno studente. Lasciando da parte le ingiustizie che tale sistema produce, la questione seria è che questa forma di valutazione è assurda, è infatti un giudizio di massima sul valore scolastico di uno studente che non può come tale portare alla luce chi sia in realtà quello studente.



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COMMENTI
11/07/2011 - Una farsa cui siamo troppo affezionati (Sergio Palazzi)

Non c'è la voglia di partire cambiando l'art. 33, perchè la mentalità è fossilizzata sull'idea del Sommo Esame Finale, con tutti gli ammenicoli retorici del rito di passaggio, etc. etc. A parte che un esame più strutturalmente logico non dovrebbe essere svolto da chi ha preparato il "prodotto", il venditore, ma da chi lo accoglierà nelle proprie strutture (di ulteriore istruzione o di lavoro), cioè il "compratore". Ma a dirla così arrivano subito le tirate sulla scuola che non è una azienda... che di solito vengono da parte di chi non è detto che abbia un'idea condivisibile di cosa sia una scuola, ma di sicuro non sa cosa sia la logica di una azienda. Chiaro che l'abolizione del valore legale comporterebbe ipso facto la fine del Diplomificio Italia, in cui si va a scuola (statale, per carità) non per imparare, ma per portare a casa il titolo. In cui i docenti si fanno più o meno complici di chi punta comunque al pezzo di carta, se no - anche senza certi illeciti - non ci sarebbero promozioni generalizzate e soprattutto quantità così alte di voti poco sopra il 60: che qualche volta sono ciò che uno si merita (o magari meno), ma più spesso derivano proprio da quei conti della serva fatti per sistemare all'orale il punteggio fin lì acquisito. Il contraltare, su cui poco si riflette, dei 100 a pioggia di certe scuole. Lo vogliamo tenere? sia facoltativo: promuoviamo pure tutti con un attestato, ma diamo il titolo solo a chi volontariamente accetti la sfida di un esame serio.

 
11/07/2011 - Perché non abolire l'esame? (Salvo Piccinini)

Concordo. Per non parlare di ragazzi davvero bravi che agli esami, in piena ansia da risultato, producono prove molto al di sotto delle loro possibilità. Anni fa una mia alunna con un innato talento per la scrittura, che dimostrava a piene mani durante le normali verifiche scritte, all'esame di Stato entrò nel pallone, rimase bloccata davanti al foglio per ben quattro ore e solo nelle ultime due si costrinse a scrivere quello che poi risultò un elaborato appena appena discreto. Conscia dei limiti della prova in cui eccelleva affrontò le altre con rassegnazione e uscì con un modesto 75, salvo poi laurearsi in tempi record in Scienze della Comunicazione magna cum laude. E poi, diciamocelo francamente, l'esame attuale è un'inutile ripetizione delle prove cui gli insegnanti normalmente sottoponiamo i nostri alunni. Lo specifico dell'esame, l'interdisciplinarità, è di regola resa vana dall'approccio monistico dei docenti della commissione, che infatti snobbano alla grande l'unico lavoro in cui i ragazzi hanno qualcosa da dire, ossia la tesina. Di solito l'approccio dei docenti è "ok, la tua tesina l'hai raccontata, ora passiamo all'interrogazione vera", cioè quella in cui verifichiamo se i ragazzi sanno ripetere quello che noi già conosciamo.