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UNIVERSITA’/ Merito, reclutamento, statuti: un po’ di "fretta" fa bene alla riforma

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Analoga la sorte delle norme sul reclutamento: da tempo girano tra i docenti i documenti predisposti dal CUN con i requisiti per la formazione delle commissioni e per i criteri di valutazione della produttività scientifica dei candidati, anche questo un elemento non secondario del disegno normativo, i cui tratti restano per ora ancora molto incerti.

Questo è il contesto in cui si colloca la recente conferenza stampa del ministro Gelmini che ha messo in luce come il cammino di riforma sia molto avanzato, con 30 su 38 decreti sottoscritti (e in attesa di completare il processo volto a renderli effettivi) e altri previsti per ottobre. Quanto alle fonti di finanziamento, da un lato esse sono sempre più orientate a premiare le università meritevoli ma, dall’altro, forse non resisteranno ai tagli previsti per tutto il settore pubblico, come non ha mancato di rilevare il presidente della Conferenza dei Rettori.  

Interessante l’annunciato incremento degli assegni di ricerca, che sono il primo step del percorso di reclutamento, dopo la fine del dottorato di ricerca: è noto infatti che si rischia in questo settore di perdere per strada i migliori, visto che anche 20mila euro l’anno lordi (rispetto ai 16.500 del passato) non è il massimo per chi dovrebbe essere la promessa della comunità scientifica italiana. Bene, dunque, che siano incentivati a restare, soprattutto come segnale di valorizzazione dei giovani e dei bravi. Occorre continuare su questa strada: le finanze del nostro Paese sono in una situazione drammatica le cui conseguenze non devono però ricadere su chi rappresenta il nostro futuro.

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