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SCUOLA/ L’esperto: la scrittura, il vero "computer" lo abbiamo nella testa

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La scrittura a mano è destinata a perdersi?  La scrittura a mano è destinata a perdersi?

Sì. Per esempio negli ultimi anni si è trovato, sulla base di tecniche come la risonanza magnetica funzionale e dei risultati degli interventi neurochirurgici fatti su pazienti svegli, che questa distinzione così rigida tra processi centrali e processi periferici in realtà non è così vera. Esistono delle regioni del cervello la cui alterazione provoca degli errori sia in processi che hanno a che fare con la generazione del linguaggio, e in particolare del linguaggio scritto, sia nella generazione dei gesti... I meccanismi che controllano la nostra capacità di scrivere sono complessi e solo parzialmente conosciuti.

È vero che scrivere sviluppa in noi anche altre abilità?

Certamente. Intanto non dobbiamo dimenticare che il nostro modo di scrivere l’alfabeto è limitato a una fetta molto piccola della popolazione umana. Ci sono altri modi di scrittura che sono altrettanto funzionali e validi e che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri: basti pensare al cinese o al giapponese, che sviluppano ugualmente, pur partendo da presupposti completamente diversi, le capacità dell’individuo.

Ma sempre di scrittura si tratta, o no?

Sì, ma il tipo di meccanismi che sottendono la generazione dei segni ideografici cinesi è diverso dal nostro modo di scrivere. Lo si vede bene soprattutto nel caso del giapponese, che presenta due modi di scrivere, uno sostanzialmente sillabico, l’altro ideografico. Sono state mappate regioni del cervello la cui funzione sembra più importante per la scrittura di tipo ideografico rispetto all’esecuzione della scrittura di tipo sillabico.

Ma quali conclusioni si possono ricavare da tutto questo?

Esiste una gerarchia estremamente complessa di siti, all’interno del nostro cervello, che collaborano tutti insieme a quell’unico atto tipicamente umano, che una volta imparato sembra a noi così naturale e semplice, che è l’atto della scrittura.

Perché la nostra calligrafia è unica?

Questo ha a che fare più con l’esecuzione dei movimenti e con la nostra capacità di attrezzare differenze all’interno della calligrafia - quindi con l’attenzione che porgiamo all’interpretazione -, piuttosto che con un fenomeno peculiare. Se noi guardassimo con altrettanta attenzione alla capacità di un incisore, per esempio di un orafo, di incidere lo stesso anello, ci accorgeremmo che ogni esecuzione dell’atto è distinguibile e facilmente assegnabile a un individuo piuttosto che a un altro. Ugualmente, considerando questa volta il singolo individuo, si può vedere come sia la calligrafia che l’esecuzione di qualsiasi gesto manuale, nel tempo sia mutevole.

È perché la produzione del segno grafico è in diretta connessione con la nostra personalità?



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COMMENTI
12/07/2011 - Il medium non fa l'uomo (Salvo Piccinini)

Gli antichi scolari di Roma repubblicana prendevano appunti sulle tavolette cerate, nelle quali non "scrivevano", ma "incidevano" le varie lettere. Si trattava di un'operazione perfettamente coerente con la cultura dei media in cui vivevano, nella quale le notizie da consegnare alla storia erano scolpite nella pietra o comunque su materiali durevoli. Immaginiamo che rivoluzione culturale sarà stata per loro l'arrivo sui mercati del papiro prima e della pergamena poi con il relativo utilizzo dell'inchiostro. A quel tempo non esisteva la neuroscienza, ma immagino che qualche cena fra gli intellettuali sarò stata pure dedicata all'argomento. Per non parlare del passaggio dalla scrittura manuale alla stampa a caratteri mobili... Ogni epoca ha avuto le sue rivoluzioni mediatiche dall'età della pietra al nostro mondo ipertecnologico. Eppure gli esseri umani non abbiamo subito cambiamenti epocali meccanicamente guidati dai mezzi a nostra disposizione; ci limitiamo, semplicemente, a usarli come tali, media, cioè appunto strumenti.