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SCUOLA/ "Caro Ministro, ho un Phd, vorrei insegnare ma lei me lo impedisce"

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Lettera al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti

Signor Presidente, Signori Ministri,

vi scrivo in merito alle circostanze in cui si dibattono i giovani laureati che aspirano ad abilitarsi all’insegnamento in Italia. Io sono uno di questi, e sono un vostro sostenitore.

Non ritengo che la mia storia sia fuori del comune, ma sono fermamente convinto che possa offrire un valido contributo a percepire quanto sia drammatica la situazione attuale. Iscritto alla Facoltà di Lettere con lo scopo di poter un giorno insegnare, mi sono laureato nel febbraio 2005 summa cum laude e ho cominciato subito a svolgere attività di docente presso una scuola media inferiore parificata. Nell’autunno dello stesso anno, seguendo il consiglio di alcuni docenti universitari, ho partecipato al concorso per la scuola di dottorato, che ho superato ottenendo una borsa di studio. Ho dovuto quindi rinunciare a frequentare la Scuola di specializzazione per l’abilitazione all’insegnamento, come imposto dal regolamento.

Gli studi per il dottorato mi hanno condotto negli Stati Uniti; qui sono stato invitato da un’università di Boston a frequentare il PhD, ma ho rifiutato, preferendo tornare in Italia. Al termine del corso di dottorato, nel 2008, la scuola di specializzazione era stata abolita, pertanto ancora una volta non ho potuto ottenere l’abilitazione. Nel frattempo, ho continuato a collaborare con l’università e ho ripreso a svolgere attività di insegnamento presso un liceo paritario. Quando ho saputo dell’istituzione del Tirocinio formativo attivo, vi lascio immaginare quale spiraglio di speranza si sia aperto. A quanto pare invano, dato che i posti previsti dalle tabelle ministeriali per ottenere l’abilitazione  ammontano in molti casi a zero fino al 2015, ma non c’è da farsi illusioni per gli anni successivi.

Mi auguro sia evidente che la mia condizione è paradossale, al punto da sfiorare il ridicolo. Ho titoli accademici e pubblicazioni all’attivo, ho un’esperienza di insegnamento nel corso della quale ho verificato una valida attitudine alla docenza e ho corroborato le mie capacità, ma non ho modo di ottenere l’abilitazione a svolgere questa professione. Potrei capire la restrizione dell’accesso per un’attività lucrosa, ma qui siamo notoriamente nel campo del Lumpenproletariat. Mi permetto di sottoporvi alcune questioni, che mi auguro vogliate affrontare con la vostra azione di governo.



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