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SCUOLA/ "Caro Ministro, ho un Phd, vorrei insegnare ma lei me lo impedisce"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

1. Capisco la scelta di venire incontro alle esigenze espresse dai sindacati che organizzano i precari (anche se non ne vedo alcun tornaconto politico). Comprendo anche la necessità di contenere la spesa sul comparto scolastico, pur non condividendola. Qui però non si tratta di gonfiare stipendi o di regalare posti di lavoro, ma più semplicemente di riconoscere la possibilità di ottenere l’abilitazione a coloro che intendono svolgere una professione, quella dell’insegnante.

2. Per quale ragione la giusta preoccupazione di garantire un posto di lavoro stabile ai precari deve impedire ad altri giovani di ottenere non dico un’occupazione, ma almeno un’abilitazione? Non intendo mettere in discussione i diritti acquisiti, ma una sorta di sanatoria ope legis fatta sulle teste degli altri non è giustizia.

3. Del resto, le norme esistenti (Testo Unico D.L.vo 297/94 c. 1 art. 270) indicano con chiarezza che il reclutamento deve svolgersi secondo il cosiddetto “doppio canale”: 50% dai titoli acquisiti (cioè dalle graduatorie esistenti) e 50% dai concorsi. Basterebbe rispettarle. Perché non lo si fa?

4. Anche se per anni non vi fossero opportunità di spendere l’abilitazione presso una scuola pubblica, questa potrebbe però essere impiegata da subito per acquisire un posto di lavoro stabile presso istituti scolastici paritari. Per quanto marginale sia il numero, non capisco perché lo Stato italiano debba impedirlo. Sarebbe una decisione degna della Cuba di Castro o dell’Etiopia di Menghistu (non mi riferisco all’Urss, perché lì l’educazione era ideologizzata, ma ben curata).

5. Mi permetto infine di notare che una nazione che non investe sul suo futuro, che non concentra i propri sforzi sulla formazione e sull’istruzione (ma sarebbe bene tornare a parlare di educazione), è una nazione destinata a rimanere ai margini della storia. La crisi odierna, di dimensioni globali, non può essere affrontata mediante equazioni e algoritmi di bilancio. Occorre investire sulla formazione di capitale umano in grado di affrontare la crisi e di costruire laddove altri fuggono, come i benedettini, che ricostruirono l’Europa invasa dai barbari a partire dagli scriptoria dei monasteri. Anche il più geniale tra gli attuali ministri avrà un qualche debito di riconoscenza nei confronti dei suoi docenti: farebbe bene a rammentarlo.



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