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SCUOLA/ Cosentino (Invalsi): così vogliamo cambiare le scuole

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L’autonomia statutaria e la definizione di un piano di attività triennale, coerente con il piano nazionale della ricerca e con il documento di visione strategica decennale, avverranno nel rispetto e nel contesto più ampio di programmi internazionali di valutazione dei sistemi scolastici e di misurazione degli apprendimenti. Tutto questo assicurerà, come ho detto, certezza, continuità e credibilità nell’azione dell’Ente.

Lei eredita il lavoro svolto da Piero Cipollone. Ritiene ancora valide le sue scelte metodologiche e di indirizzo?

Intendo muovermi nel solco delle scelte operate dall’amico Piero Cipollone, anche tenendo conto del mio diverso ruolo di commissario straordinario. L’obiettivo è quello di fornire alle scuole e al sistema, attraverso le misurazioni sugli apprendimenti, dati attendibili dai quali partire per la progettazione dell’azione didattica e l’attivazione di progetti di miglioramento.

L’idea di una misurazione degli apprendimenti continua ad essere al centro del dibattito scolastico. Secondo lei l’idea di essere valutati è ormai definitivamente accettata da docenti e scuole?

Sono convinto che l’opinione sia progressivamente mutata nel tempo e che tra il personale della scuola ci sia ormai una diffusa consapevolezza dell’importanza della valutazione e dell’autovalutazione, ai fini della ricerca di soluzioni organizzative e didattiche in grado di rispondere in modo efficace alle esigenze degli studenti, delle famiglie e del contesto. È quindi necessario ribadire che la funzione delle rilevazioni dell’Invalsi è prima di tutto quella di aiutare i docenti a riflettere sul loro lavoro, e non avrebbe quindi alcun senso «barare» sulle modalità di somministrazione delle prove standardizzate, perché questo costituirebbe in definitiva un autogol professionale.

Ha detto «attivazione di progetti di miglioramento». Ma qual è, in sintesi, l’obiettivo primo delle prove standardizzate?



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COMMENTI
16/07/2011 - Temo l'ideologia dell'INVALSI (Gianni MEREGHETTI)

L'Invalsi è uno strumento importante, può finalmente introdurre in Italia un sistema serio di valutazione, ponendo fine a questo sistema in cui va tutto bene! Ma io temo l'ideologia dell'Invalsi, ossia che sia l'Invalsi a cambiare le scuole, che sia un gruppo di valutatori a stabilire il tipo di scuola di cui abbiamo bisogno, questo è ciò che temo, che si costruisca tutto dalla valutazione. La valutazione non cambia la scuola, la scuola cambia poggiando su un'esperienza di condivisione del bisogno di senso che ogni studente porta in classe. Più si condivide il bisogno di senso, più lo si abbraccia, più la scuola diventa il luogo della conoscenza, questo cambia la scuola! Valutare è riconoscerlo e valorizzarlo! Guai a far diventare il punto finale di un processo l'inizio, guai a stabilire con la valutazione ciò che si deve fare, si rischierebbe così di far iniziare la scuola da un modello e non dallo sguardo che ogni docente ha per i suoi studenti, uno ad uno, e dalla capacità di condivisione che ha del bisogno che incontra. Restituiamo alla valutazione il suo compito, che non è quello di cambiare la scuola, ma di valorizzare chi la cambia! di valorizzare chi s'impegna con il bisogno d'infinito e apre così la via della conoscenza.

 
15/07/2011 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

Il significato del termine “apprendimento”, ricorrente nello scritto, è specificato dalla legge che lo fa corrispondere alla promozione e allo sviluppo di capacità e di competenze [legge 53/2003]. Si può osservare che le “abilità”, che rappresentano gli stati dei processi attraverso i quali le “capacità” si manifestano, hanno assunto un valore centrale nelle indagini per la valutazione del sistema, occultandone l’orientamento. Il significato di “competenza”, inoltre, è stato mutuato da una raccomandazione del parlamento europeo, grossolanamente tradotta [CFR in rete - “Competenze, poche idee ben confuse”]. “Il dirigente scolastico come leader educativo .. ha il compito di promuovere l’elaborazione di un progetto condiviso, di concorrere a costruire la comunità professionale nell’ambito della comunità scolastica”: funzioni sistematicamente e universalmente eluse, causa prima dello stato in cui versa il sistema scolastico [CFR Scuola & amministrazione, Carra editrice 5/maggio/2011 L’assenza della cultura dell’organizzazione nella scuola italiana].