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SCUOLA/ Cosentino (Invalsi): così vogliamo cambiare le scuole

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Misurare, nel loro ripetersi nel tempo, non tanto valori assoluti ma il delta di miglioramento operato dai docenti in ogni classe. Diversamente, le classi in contesti più difficili sarebbero sempre più penalizzate. Va piuttosto sollecitato un approfondimento sul rapporto tra i profili di uscita e gli obiettivi di apprendimento previsti per i diversi cicli scolastici e le caratteristiche delle prove Invalsi. Su tutte queste questioni intendo aprire presto un confronto con le associazioni professionali e, per la parte relativa all’organizzazione del lavoro, con le organizzazioni sindacali.

Un aspetto importante emerso dalle rilevazioni di questi ultimi due anni è quello della grande variabilità di risultati che, specialmente in alcune aree del Paese, esiste tra le istituzioni scolastiche...

Il fenomeno è noto: scuole dello stesso territorio e con il medesimo background socio-economico-culturale, che teoricamente dovrebbero «produrre» risultati analoghi in termini di apprendimento degli studenti, in realtà presentano risultati diversi. Questo significa che le possibilità di successo dipendono non tanto dalle caratteristiche dello studente, ma dall’efficacia dell’azione della scuola. Anche in questo caso il ruolo dell’Invalsi mi sembra veramente decisivo, per evidenziare il problema e per capire se si tratta di una criticità risolvibile mediante interventi mirati o se invece sono necessari interventi di sistema. La conoscenza dei propri risultati e il confronto con quelli di ambiti territoriali più ampi sollecita innanzitutto la stessa scuola ad attivare processi di riflessione e di miglioramento. Va inoltre ricordato che una norma recente, contenuta nella legge n. 10/2011, prevede la definizione del Sistema nazionale di valutazione, nell’ambito del quale una funzione importante, insieme a quelle della misurazione degli apprendimenti e della valutazione di sistema,  sarà quella dello sviluppo.

In altri termini?

La norma prevede il raccordo tra le attività dell’Invalsi, quelle del corpo ispettivo e quelle dell'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, che avrà compiti di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, e di formazione in servizio del personale della scuola. Voglio al riguardo ricordare l’avvio del progetto sperimentale Valutazione per lo sviluppo della qualità della scuola promosso dal Ministero in collaborazione con la Fondazione Agnelli, cui hanno aderito su base volontaria 77 scuole, finalizzato proprio a verificare criteri, strumenti e metodi di «miglioramento» degli apprendimenti e, più in generale, della qualità delle singole istituzioni scolastiche, tenendo ovviamente conto del contesto socio-culturale in cui opera ciascuna scuola.

Connesso al tema del miglioramento dell’offerta formativa delle scuole, c’è quello della pubblicità dei dati. Le scuole sono in grado di leggerli e di «usarli»?



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COMMENTI
16/07/2011 - Temo l'ideologia dell'INVALSI (Gianni MEREGHETTI)

L'Invalsi è uno strumento importante, può finalmente introdurre in Italia un sistema serio di valutazione, ponendo fine a questo sistema in cui va tutto bene! Ma io temo l'ideologia dell'Invalsi, ossia che sia l'Invalsi a cambiare le scuole, che sia un gruppo di valutatori a stabilire il tipo di scuola di cui abbiamo bisogno, questo è ciò che temo, che si costruisca tutto dalla valutazione. La valutazione non cambia la scuola, la scuola cambia poggiando su un'esperienza di condivisione del bisogno di senso che ogni studente porta in classe. Più si condivide il bisogno di senso, più lo si abbraccia, più la scuola diventa il luogo della conoscenza, questo cambia la scuola! Valutare è riconoscerlo e valorizzarlo! Guai a far diventare il punto finale di un processo l'inizio, guai a stabilire con la valutazione ciò che si deve fare, si rischierebbe così di far iniziare la scuola da un modello e non dallo sguardo che ogni docente ha per i suoi studenti, uno ad uno, e dalla capacità di condivisione che ha del bisogno che incontra. Restituiamo alla valutazione il suo compito, che non è quello di cambiare la scuola, ma di valorizzare chi la cambia! di valorizzare chi s'impegna con il bisogno d'infinito e apre così la via della conoscenza.

 
15/07/2011 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

Il significato del termine “apprendimento”, ricorrente nello scritto, è specificato dalla legge che lo fa corrispondere alla promozione e allo sviluppo di capacità e di competenze [legge 53/2003]. Si può osservare che le “abilità”, che rappresentano gli stati dei processi attraverso i quali le “capacità” si manifestano, hanno assunto un valore centrale nelle indagini per la valutazione del sistema, occultandone l’orientamento. Il significato di “competenza”, inoltre, è stato mutuato da una raccomandazione del parlamento europeo, grossolanamente tradotta [CFR in rete - “Competenze, poche idee ben confuse”]. “Il dirigente scolastico come leader educativo .. ha il compito di promuovere l’elaborazione di un progetto condiviso, di concorrere a costruire la comunità professionale nell’ambito della comunità scolastica”: funzioni sistematicamente e universalmente eluse, causa prima dello stato in cui versa il sistema scolastico [CFR Scuola & amministrazione, Carra editrice 5/maggio/2011 L’assenza della cultura dell’organizzazione nella scuola italiana].