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SCUOLA/ Valutiamo gli studenti, ma non facciamoci "valutare" dalle leggi

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Terminate  le prove scritte dell’esame di stato, i docenti “commissari” si sono febbrilmente impegnati nella valutazione delle stesse. Ogni commissione ha scelto la propria griglia di correzione mossa, come scriveva Mereghetti nell’articolo pubblicato da ilsussidiario.net il 27 giugno, dalla “illusione di poter essere oggettivi applicando numericamente dei numeratori… Invece esprimere una valutazione… non è solo applicare dei criteri, ma è ancor di più esprimere un giudizio sintetico. Ogni insegnante dovrà mettere in campo le sue capacità di giudizio per poter cogliere il positivo di ogni studente e valorizzarlo”.

È interessante approfondire questo giudizio, che trovo molto corrispondente alla nostra seria e professionale responsabilità di insegnanti. Infatti spesso, durante lo svolgimento degli scrutini, ho vissuto un profondo disagio nel constatare che tutta l’energia e la preoccupazione di molti docenti e dirigenti consisteva solo nell’applicazione “precisa e puntuale” dei criteri decisi dalla legge e dal Collegio docenti per l’attribuzione dei voti (in gergo scolastico “crediti scolastici e formativi”) che comportava, conseguentemente, la promozione o meno degli alunni. E la stessa logica si è ripetuta nelle commissioni degli esami di stato. Vero è che noi insegnanti spesso siamo sviliti ed ingabbiati da tante regole che rendono la scuola un insieme di convenzioni sociali, ma il nostro agire professionale, il nostro io e quello dei nostri alunni non dovrebbe essere sostenuto, compreso o guidato e quindi giudicato da criteri legislativi applicati in modo svilente e restrittivo; posizione che riduce qualunque dettato normativo a regole astratte e sorde a sostenere e sviluppare il fine per cui sono emanate.

Occorre fare, invece, un serio lavoro di approfondimento della ratio delle leggi. Il nostro lavoro è l’evidenza, è il frutto di come ognuno di noi si tratta, si concepisce e quindi considera e tratta chi ha davanti e gli strumenti che gli sono dati (comprese le leggi, che dovrebbero servire a far emergere ed a tutelare la persona e non  a definirla). Per questo, quando alla fine di un percorso scolastico andiamo a tracciare il profilo degli studente nell’ambito di un Consiglio di classe che si spende tutto, sinergicamente, per formarli meglio, a tutti i docenti è chiesto di esprimere un giudizio sintetico, evidenziando e dando le ragioni su ogni aspetto culturale-educativo vissuto con i propri alunni.



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COMMENTI
16/07/2011 - Controllo.. e dopo .. valutazione (enrico maranzana)

“Valutare per promuovere l’avventura della conoscenza”: nello specifico, la valutazione è significativa solo se la si colloca all’interno della sua sede naturale – “la progettazione educativa, formativa e dell’insegnamento” di cui nei POF non c’è traccia. Si tratta di un nodo critico, che ha origine antica, analizzato su Nuova Secondaria – febbraio 99 – Tra elusioni e omissioni. “La valutazione guarda il raggiungimento delle competenze trasversali .. quali lo sviluppo della creatività, della capacità di pensare in modo critico, etc. Le fonti italiane relative alle competenze sono, innanzitutto, il DPR 139/2007 .. più recentemente, la Circolare ministeriale 9/2010”. Ma cosa avviene nella realtà? Il 29/6, su questo giornale, Carlo Fedeli ha descritto la situazione drammatica che riscontra in relazione a una delle competenze previste dal modello ministeriale “osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale e riconoscere nelle varie forme i concetti di sistema e di complessità”: perché non incrociare la certificazione ufficiale delle scuole con le corrispondente rilevazioni universitarie?