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SCUOLA/ Lodolo D’Oria: raddoppiano i docenti malati, perché il governo non fa nulla?

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Ospedale psichiatrico di Ferrara, 1977 (Imagoeconomica)  Ospedale psichiatrico di Ferrara, 1977 (Imagoeconomica)

Insegnare logora, quindi usura il corpo ma soprattutto la psiche. È universalmente riconosciuto che i docenti fanno parte delle cosiddette helping profession. Migliaia di studi e pubblicazioni scientifiche sono lì a dimostrarlo. Recenti studi italiani - di cui mi sono occupato personalmente - hanno evidenziato la crescita delle diagnosi psichiatriche dal 30 al 70% nel giro degli ultimi vent’anni. Come se ciò non bastasse, anche le patologie neoplastiche sembrano prediligere gli insegnanti, che ricordiamo essere all’82% donne. Dati confermati sui teachers degli Usa, dove già nel 2002 era stata segnalata una più alta incidenza di tumori al seno ed altre forme tumorali rispetto a quella della popolazione locale.

Questi dati sembrano non preoccupare il governo italiano nonostante il legislatore nazionale abbia introdotto l’obbligo di accertare, quantificare e contrastare con interventi di prevenzione lo stress-lavoro-correlato (art. 28 D.Lgs. 81/08). Ma cerchiamo di essere più chiari e sintetici analizzando l’incongruenza dell’azione di governo rispetto alle indicazioni del legislatore nazionale nel nuovo Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori:

1. Non vengono raccolti dati su scala nazionale sulle patologie diagnosticate agli insegnanti in sede di accertamento medico dalle preposte Commissioni Mediche di Verifica. L’aumento di cui sopra (dal 30 al 70%) delle diagnosi psichiatriche si riferisce a Milano.

2. Non sono fornite alle scuole le risorse necessarie per attuare prevenzione, formazione e riduzione del danno prodotto dallo stress-lavoro-correlato.

3. Si procede ad allungare l’età pensionabile senza aver prima accertato la reale situazione di salute del corpo docente che è all’82% femminile e con un’età media superiore ai 50 anni. Al legislatore non è infatti sfuggito (vedi art. 28 succitato) che l’azione di tutela della salute dei lavoratori passa attraverso l’attenta osservazione delle due variabili quali il sesso e l’età. In altre parole la donna insegnante, oltre ad essere sottoposta all’usura psichica della helping profession, vede accresciuto il rischio di una patologia depressiva a causa del periodo perimenopausale che sta attraversando.



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COMMENTI
18/07/2011 - ammalarsi insegnando (maria schepis)

Mentre malinconicamente trascorro le mie vacanze e cerco un pò di distrazione su internet, m'imbatto su questo articolo che mi sembra scritto da un marziano, l'autore esamina le patologie che più frequentemente colpiscono gli insegnanti e le donne in particolare. Lo leggo con interesse, nel frattempo telefona una mia amica, insegnante anche lei, mi dice di sentirsi tanto triste e tanto stanca. E' un virus, un'epidemia? No, è un lavoro che stressa, che sfinisce, che ti svuota, perchè tu ci credi, dai l'anima, ti inorgoglisci dei successi degli allievi e poi... il tuo lavoro di coordinamento didattico di un anno vale 60 euro. S'ignora che si trattava di una 1a media, dove molti alunni non sapevano nè leggere, nè scrivere, avevano un grado di autostima minimo e una sfiducia totale.Li hai recuperati, li hai aiutati, ma lo sai solo tu e loro che, grazie a Dio, sanno come ricompensarti. Io mi sento fortunata perchè ricordo i successi di tanti alunni, ma ciò non allevia la mia tristezza, perchè è un lavoro che mi prende e quando finisce mi lascia un grande senso di vuoto, accompagnato dalla sensazione sgradevole che mi sono sprecata inutilmente. Con tanti farfalloni che ci sono in giro, credere in questo lavoro umile, da giardiniere dico io, è da alienati. In poche parole a scuola essere intelligenti e attivi serve solo ad ammalarti, ecco perchè proliferano i menefreghisti. Grazie per l'articolo, perfette le considerazioni sull'età pensionabile, speriamo, che qualcuno che "conta" le legga e ci rifletta su.

 
18/07/2011 - non solo le donne (Sergio Palazzi)

Anche se questi discorsi sembrano alimentare il più bieco umorismo di genere, e anche se (o proprio perchè?) le donne sono la maggioranza della nostra categoria, ricordiamoci che il ruolo dei docenti maschi presenta peculiarità che non possono essere messe in secondo piano. Il fatto stesso che siano così pochi i docenti maschi, tendenza che mi sembra in ulteriore e visibile crescita, va considerato come un indicatore delle difficoltà della professione e, se si vuole portare a fondo un discorso sul burning out professionale e sulla conseguente valutazione /riduzione dei rischi, il tema andrebbe affrontato. Prima ancora della valorizzazione in positivo della funzione del docente, intendo: che con l'aria che tira mi sembra un obiettivo quanto meno di medio-lungo periodo. Non dimentichiamoci che per buona parte di noi, oggi di mezza età, la prospettiva è di insegnare fino alla soglia dei 70 anni. Il che al momento non mi sembra una prospettiva sgradevole, anzi, ma il "sistema" non può ignorarlo.

 
18/07/2011 - Dottore lei è un ottimista (Franco Labella)

Lei si occupa di burnout, di insegnanti "scoppiati" e pensa di poter avere una interlocuzione col giovane Ministro? Con un membro di un Governo che è talmente sensibile al problema da aver stabilito che un docente inidoneo, pur sempre laureato, non debba essere inquadrato magari come DSGA ma come assistente amministrativo. Non che si possa occupare di biblioteche (come chiede da anni senza esito il CONBS) o nuove tecnologie (come si preannunciava, vendendo il fumo delle figure di sistema, quando si spendevano,inutilmente (era Ministro, guarda un po', sarà un caso, la Moratti), i soldi dei corsi FORTIC), non che possa pensare di concludere magari la carriera assumendo un ruolo diverso ma gratificante. No, il reietto/a, ancorchè malato/a, ecchisenefrega, deve occuparsi di pratiche, mettere timbri e, soprattutto, col suo sacrificio evitare che si assumano persone, nel ruolo degli assistenti amministrativi o tecnici, che si sentano gratificati da quel lavoro. No, dottore, lei è veramente un inguaribile ottimista. Lo sarà diventato, temo, a furia di aver a che fare con insegnanti "scoppiati". Quelli che stanno tanto a cuore alle Gelmini e ai Brunetta. Grazie, comunque, per averci provato. Anche perchè il vento sta cambiando. Speriamo solo faccia in fretta. E grazie al Sussidiario per aver ospitato il suo intervento.