BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Maturità, todos caballeros. Ora, per favore, aboliamola

Pubblicazione:

Esame di stato. Quale maturità? (Ansa)  Esame di stato. Quale maturità? (Ansa)

Il rimescolamento delle commissioni era forse l’unico sistema per consentire lo scambio tra esperienze didattiche diverse; sì, costava, e la serietà delle commissioni non ne discendeva per grazia divina, ma anche in questo i piccoli numeri tornavano utili.

Ma con la forzata creazione, in due o tre lustri, della scuola superiore di massa, cui non si chiedeva più di essere selettiva fra i pochi, ma accogliente per molti o magari per tutti, sarebbe stato necessario riconsiderare anche il feticcio dell’esame e del conseguente titolo. Che oltretutto era uno dei bersagli dei contestatori, prima che mettessero su pancetta e che Venditti e soci scrivessero le canzoni con la lacrimuccia intellettual-fighetta. Quando il sistema aveva una dimensione di alto artigianato elitario ci si poteva illudere che quell’esame attestasse una qualche forma di “maturità”; la catena di montaggio della scuola di massa doveva perlomeno abbandonare questa valenza, o supponenza, e limitarsi ad attestare la conformità di un prodotto a un qualche standard nazionale.

Ecco, l’ho fatto: ho usato un linguaggio aziendale. Vade retro, dice l’undicesimo comandamento, la scuola non deve essere un’azienda! Evidentemente i metodi di lavoro, di organizzazione, di controllo di un’azienda, cioè quelli inventati dall’homo faber che ha il dovere e la soddisfazione di costruire la sua opera sfamando la propria famiglia, non possono che essere antiumani, antisociali, anticulturali. Ma signori, ci accorgiamo che mentre la scuola, fra poderose elucubrazioni, non sapeva inventare che qualche piccola variante sullo schema secolare di due/tre scritti e un orale cui attribuire soggettivamente due numeretti, il mondo attorno ha inventato una intera scienza della prova e della valutazione, verificandola in pratica, confutandola, correggendola?

Vade retro ai bollini blu, dice il supercilioso, che però non mangia all’agriturismo se non vale almeno cinque melanzane sull’apposita guida. E poi stiamo delle ore a pensare se il certificato del torneo di burraco valga più o meno di mezzo punto di credito. Finiremmo a studiare per il test! Ma cosa facciamo da decenni se non insegnare in funzione dell’esame, tutti pronti a venerare come categorie kantiane il saggio breve e le tipologie a-bi-ci, ogni volta che una circolare ministeriale propone una variante sul tema ma si dimentica di darcene le specifiche? E poi via a regalare i 60-62 a chi fa scena muta, non bocciarlo se no fa ricorso...



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/07/2011 - Dato che la parola data è un impegno... (Paolo Bezzi)

Bene, dato che sono in vacanza - tecnicamente disoccupato ma non è che ami la parola - e che la mia pressione è tornata a livelli accettabili posso scrivere due righe. Innanzi tutto, distinto EffeEffe, il mio non era un commento ma solo un promemoria che mi ha evitato di essere offensivo - cosa che non mi appartiene - ma allora perchè il mio tono seccato? Perchè quello che non funziona nell'articolo di Palazzi è proprio il tono tra lo svagato e il saccente. Non funziona l'esame di maturità? Forse, ma sicuramente è ridicolo pensare che si regalino i 60 a chi fa scena muta, nonchè pensare la scuola come azienda: ciò che deve dare la scuola - al di là delle conoscenze e delle troppo osannate competenze - è serietà e dedizione, queste sì cose che, un domani, possono servire ad un'azienda. Ipotizzare invece un esame perfetto o l'abolizione dello stesso è dannoso: vero che gli esami sono diversi rispetto al '69, ma rimangono esami con tutto il clima di empatia da lui ben desritto. Si può avere anche senza esame? certo, ma l'esame è un'occasione che c'è (L'occasione) e toglierlo è semplicemente un'occasione in meno - sai che vantaggio, dati i presupposti di Palazzi tutte le pecche attribuite all'esame rifluirebbero sul V anno e i ragazzi arriverebbero all'università e al lavoro senza essersi ancora confrontati con nessuna prova effettiva di "maturità". Serietà e dedizione. Palazzi pensa che i docenti non lo insegnino? Libero di pensarlo, ma erra dal vero.

 
19/07/2011 - Nos scribbachinos (Paolo Bezzi)

Articolo veramente incommentabile, ma non possiamo abolire gli articoli sulla scuola invece che l'esame di maturità - maturità di cui peraltro tanti noi adulti siamo evidentemente privi, basta vedere cosa accade ogni giorno? Quando mi sarà passato il sangue cattivo farò il sacrificio di entrare nel merito...

RISPOSTA:

Caro Bezzi, abolire gli articoli sulla scuola? E' un'ipotesi; non credo però che il pubblico che ci legge con interesse sia del Suo modesto avviso. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di abolire commenti inutili come il suo; così facendo, però, la sua preziosa "testimonianza" andrebbe persa. Ecco, sì, faccia il sacrificio di entrare nel merito. Qui lo fanno tutti, con successo. grazie ff

 
19/07/2011 - Se l'esame di Stato non è una cosa seria (Salvatore Ragonesi)

Nel contesto attuale dell'economia fino all'osso, sarebbe necessario eliminare l'ultimo residuo di quello che fu l'esame di maturità. Alle azioni ridicole, diseducative e improduttive "nemo tenetur", tanto più che le commissioni sono ormai costituite in sede municipale ed i commissari sono stati deprivati persino della possibilità di fare del turismo a buon mercato e di farsi attirare dalle proposte alberghiere o semplicemente dall'interesse culturale di conoscere luoghi interessanti e ameni della bell'Italia o dalla curiosità scientifica di apprendere nuovi percorsi e pratiche di metodologia e didattica in scuole lontane e creative. L'Autore dice bene come stanno oggi le cose in quest'Italia balorda e mistificatrice. E fa venire una certa nostalgia per quella scuola nella quale la maturità era una cosa più seria e rigorosa. Ma, si sa, la colpa era tutta di Gentile.

 
19/07/2011 - La storia insegna (enrico maranzana)

“Ma con la forzata creazione, in due o tre lustri, della scuola superiore di massa, cui non si chiedeva più di essere selettiva fra i pochi, ma accogliente per molti o magari per tutti, sarebbe stato necessario riconsiderare anche il feticcio dell’esame e del conseguente titolo”. E’ proprio quello che i legislatore ha fatto nel 69: le scuole avrebbero dovuto certificare la PREPARAZIONE dei candidati mentre alle commissioni di maturità era stato dato mandato di identificare le QUALITA’ dei singoli studenti. I docenti, abbarbicati ai loro libri di testo hanno fatto orecchie da mercante, snaturando l’accertamento. Si tratta dello stesso male che ha sterilizzato l’autonomia scolastica che avrebbe dovuto condurre le scuole all’ideazione e alla gestire di processi d’apprendimento unitari. Il problema non è l’esame di Stato ma l’inadeguata professionalità di chi lavora nelle scuole.