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SCUOLA/ Maturità, todos caballeros. Ora, per favore, aboliamola

Pubblicazione:

Esame di stato. Quale maturità? (Ansa)  Esame di stato. Quale maturità? (Ansa)

Qui diventa importante riflettere su due aspetti della questione, espressi negli articoli molto belli che hanno scritto nei giorni scorsi Mereghetti e Grimoldi. Vale la pena di conservare l’esame, e perché, e come valutarlo?

Grimoldi si concentra sui casi in cui quei cinque anni mostrano un vero, profondo percorso di maturazione, di rapporto tra le persone sedute ai due lati della cattedra. Il suo discorso non è sul valutare una prestazione, ma sul fatto che la tensione per l’esame crea un climax di empatia, porta al reciproco riconoscimento fra chi era già adulto e chi sa di esserlo diventato e così riconosce la sua strada. Non pensa alla massa, ma a quel singolo studente. Qualunque insegnante ha benedetto il Cielo, la volta che ha avuto la fortuna di uno di questi incontri: ma serve l’esame, perché succeda? Non si potrebbero inventare forme alternative anche per questo rito di crescita?

Dall’altro lato, dice Mereghetti, se di ogni studente dobbiamo valutare l’insieme del percorso, non ha senso pensare a meccanismi di valutazione ineccepibili sulla carta, ma sbracati nella pratica, se non aperti agli illeciti. La prestazione dipende troppo dalle circostanze: ogni grande calciatore ha sbagliato un rigore decisivo, tante schiappe hanno segnato il gol della vita, e certe commissioni fanno rimpiangere l’arbitro Moreno. Via il voto, allora: possibile che si possa riprovare qualunque esperienza non riuscita, dal matrimonio in giù, e solo il voto di maturità resti inappellabile?

Ecco, in teoria mi piace. Ma allora a cosa serve l’esame? O si pone una soglia di idoneità, chi è sopra passa chi è sotto no (ma anche qui si devono fissare criteri di valutazione, e allora devono essere trasparenti, e siamo daccapo), oppure viene a cadere l’ultimo stimolo della tensione agonica, proprio quella che fa sì che i candidati di Grimoldi provino e riescano a superarsi. Todos caballeros? Dalle gare non competitive non nascono i campioni.



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COMMENTI
22/07/2011 - Dato che la parola data è un impegno... (Paolo Bezzi)

Bene, dato che sono in vacanza - tecnicamente disoccupato ma non è che ami la parola - e che la mia pressione è tornata a livelli accettabili posso scrivere due righe. Innanzi tutto, distinto EffeEffe, il mio non era un commento ma solo un promemoria che mi ha evitato di essere offensivo - cosa che non mi appartiene - ma allora perchè il mio tono seccato? Perchè quello che non funziona nell'articolo di Palazzi è proprio il tono tra lo svagato e il saccente. Non funziona l'esame di maturità? Forse, ma sicuramente è ridicolo pensare che si regalino i 60 a chi fa scena muta, nonchè pensare la scuola come azienda: ciò che deve dare la scuola - al di là delle conoscenze e delle troppo osannate competenze - è serietà e dedizione, queste sì cose che, un domani, possono servire ad un'azienda. Ipotizzare invece un esame perfetto o l'abolizione dello stesso è dannoso: vero che gli esami sono diversi rispetto al '69, ma rimangono esami con tutto il clima di empatia da lui ben desritto. Si può avere anche senza esame? certo, ma l'esame è un'occasione che c'è (L'occasione) e toglierlo è semplicemente un'occasione in meno - sai che vantaggio, dati i presupposti di Palazzi tutte le pecche attribuite all'esame rifluirebbero sul V anno e i ragazzi arriverebbero all'università e al lavoro senza essersi ancora confrontati con nessuna prova effettiva di "maturità". Serietà e dedizione. Palazzi pensa che i docenti non lo insegnino? Libero di pensarlo, ma erra dal vero.

 
19/07/2011 - Nos scribbachinos (Paolo Bezzi)

Articolo veramente incommentabile, ma non possiamo abolire gli articoli sulla scuola invece che l'esame di maturità - maturità di cui peraltro tanti noi adulti siamo evidentemente privi, basta vedere cosa accade ogni giorno? Quando mi sarà passato il sangue cattivo farò il sacrificio di entrare nel merito...

RISPOSTA:

Caro Bezzi, abolire gli articoli sulla scuola? E' un'ipotesi; non credo però che il pubblico che ci legge con interesse sia del Suo modesto avviso. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di abolire commenti inutili come il suo; così facendo, però, la sua preziosa "testimonianza" andrebbe persa. Ecco, sì, faccia il sacrificio di entrare nel merito. Qui lo fanno tutti, con successo. grazie ff

 
19/07/2011 - Se l'esame di Stato non è una cosa seria (Salvatore Ragonesi)

Nel contesto attuale dell'economia fino all'osso, sarebbe necessario eliminare l'ultimo residuo di quello che fu l'esame di maturità. Alle azioni ridicole, diseducative e improduttive "nemo tenetur", tanto più che le commissioni sono ormai costituite in sede municipale ed i commissari sono stati deprivati persino della possibilità di fare del turismo a buon mercato e di farsi attirare dalle proposte alberghiere o semplicemente dall'interesse culturale di conoscere luoghi interessanti e ameni della bell'Italia o dalla curiosità scientifica di apprendere nuovi percorsi e pratiche di metodologia e didattica in scuole lontane e creative. L'Autore dice bene come stanno oggi le cose in quest'Italia balorda e mistificatrice. E fa venire una certa nostalgia per quella scuola nella quale la maturità era una cosa più seria e rigorosa. Ma, si sa, la colpa era tutta di Gentile.

 
19/07/2011 - La storia insegna (enrico maranzana)

“Ma con la forzata creazione, in due o tre lustri, della scuola superiore di massa, cui non si chiedeva più di essere selettiva fra i pochi, ma accogliente per molti o magari per tutti, sarebbe stato necessario riconsiderare anche il feticcio dell’esame e del conseguente titolo”. E’ proprio quello che i legislatore ha fatto nel 69: le scuole avrebbero dovuto certificare la PREPARAZIONE dei candidati mentre alle commissioni di maturità era stato dato mandato di identificare le QUALITA’ dei singoli studenti. I docenti, abbarbicati ai loro libri di testo hanno fatto orecchie da mercante, snaturando l’accertamento. Si tratta dello stesso male che ha sterilizzato l’autonomia scolastica che avrebbe dovuto condurre le scuole all’ideazione e alla gestire di processi d’apprendimento unitari. Il problema non è l’esame di Stato ma l’inadeguata professionalità di chi lavora nelle scuole.