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SCUOLA/ La nostra ragione ha smarrito il senso dell’infinito

Pubblicazione:

Biblioteca Casanatense, Roma (Imagoeconomica)  Biblioteca Casanatense, Roma (Imagoeconomica)

Alle motivazioni didattico-pedagogiche, ma anche sociali e culturali, di Carlo Fedeli, difficilmente contestabili, vorrei dunque aggiungere qualche ulteriore elemento, pur ingenuo ed empirico. Da un lato, infatti, senza dubbio, la crisi delle ideologie, delle grandi visioni e delle utopie, hanno avuto una loro incidenza in un atteggiamento collettivo: è difficile per una ginestra attaccata alle falde di un monte credere alle magnifiche sorti e progressive e vedere al di là del proprio stretto orizzonte. Il vulcano sembra spento, il terreno è brullo, il sole brucia e dunque è più rassicurante rimanere legati a ciò che si può “controllare”, che si pone non sulla linea dell’orizzonte, ma nel proprio immediato campo visivo. Sembra che oggi si sia raggiunta la triste consapevolezza che non è possibile costruire prospettive organiche, piani di discorso, o di dialogo, che abbiano una validità “universale”.

Responsabilità di Internet? Degli spot televisivi? Di una cultura degli eventi? Di festival “culturali” sempre più assurdi il cui unico scopo sembra dare pillole che abbiano un effetto placebo senza affrontare questioni vere e fondative? Forse. Responsabilità anche, però, di nuovi incroci parascientifici che con l’apparenza della interdisciplinarietà vogliono in realtà ridurre le grandi questioni a problemi particolari, spesso riconducibili a qualche gioco neuronale.

Con ciò si è quasi dimenticato che le opere dello spirito e della cultura sono in primo luogo spazi che “fanno pensare”, e in questi pensieri fondano, oltre alla loro specifica storicità, la storicità originaria del nostro esperire, senza che sia necessario ricondurre tale “originarietà” a processi fisiologici, psicofisiologici, neurologici e via dicendo. Come scriveva Merleau-Ponty, certa filosofia è troppo sensibile, oggi, alle mode intellettuali e crede che pensare significhi soltanto “sperimentare, operare, trasformare, con l’unica riserva di un controllo sperimentale in cui intervengano solo fenomeni altamente ‘elaborati’, che i nostri apparecchi, più che registrare, producono”. Con grande ironia aggiungeva che le nostre scienze sono piene di quel che chiama “gradienti”, che è “una rete che si getta in mare senza sapere quel che riporterà”. In un’ossessione di “operatività”, di “attualità”, di “novità” si deve forse, allora, fermarsi a riflettere, invece di inseguire riproposizioni acritiche di antiche teorie solo orecchiate, in cui lo studioso è vittima, e a volte purtroppo protagonista, di un artificialismo assoluto, di una presentazione ingenua, perché spesso inconsapevole, di ideologie “scientiste” e particolari.



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COMMENTI
22/07/2011 - Responsabilità individuali e collettive (enrico maranzana)

“E’ più rassicurante rimanere legati a ciò che si può 'controllare', che si pone non sulla linea dell’orizzonte, ma nel proprio immediato campo visivo .. la responsabilità è in primo luogo nostra, di chi, insegnando, scambia per universale il proprio particolare”. Ma perché questo avviene? Perché non si focalizza la conduzione del servizio scolastico? Il sistema scuola dovrebbe essere unitario, finalizzato, organizzato scientificamente e governato ma, i POF lo certificano, le scuole sono rimaste al palo, ancorate al modello d’inizio secolo scorso: la parcellizzazione è imperante. Non si ha il coraggio di compiere scelte, le responsabilità formative e educative sono eluse. Si considerino ad esempio (Consiglio di istituto) la "elaborazione e l'adozione degli indirizzi generali" che consistono nella puntualizzazione dei risultati da conseguire; (Collegio dei docenti) "La programmazione dell'azione educativa" e "la verifica dell'efficacia dell'azione rispetto agli obiettivi programmati" vale a dire l'ideazione e il controllo delle strategie per la promozione delle capacità che i traguardi indicati dal consiglio presuppongono .. fatti che dovrebbero accendere l'indignazione per la coltre di disinformazione che occulta negligenze, elusioni, omissioni e professionalità inadeguata.