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SCUOLA/ Ecco cosa accade quando una moto sale in cattedra

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Un momento della Ducati Summer School  Un momento della Ducati Summer School

Infine Andrea Amerio. “Certamente mi aspettavo dalla Summer School uno studio approfondito della moto, delle sue componenti, della sua fase di progettazione e l’apprendimento dei concetti basilari che permettono di comprendere il comportamento dinamico della moto; tuttavia la Summer School non ci ha offerto solo questo, ma molto altro. Innanzitutto, il metodo di apprendimento teorico è stato molto diverso da quello che caratterizza la scuola: non è stato solo importante imparare delle formule ma capire semmai, in modo anche intuitivo, i concetti che stanno dietro ad un fenomeno fisico. In questo modo non solo è stato un metodo più interessante, ma anche più efficace. In secondo luogo, l’aver incontrato personalità eccellenti nei loro ambiti (e anche appassionate), ha permesso di venire a stretto contatto con un tipo di mentalità che difficilmente si può incontrare nella scuola superiore. Una mentalità ‘vincente’ che sicuramente mi potrà essere utile in futuro e che abbina alla passione e alle proprie competenze, la serietà. Altro elemento interessante è stato proprio constatare la serietà di un ambiente lavorativo quale può essere un’azienda come Ducati. È stato quindi un primo incontro con un ambiente del genere e anche questo mi sarà sicuramente utile nel mio futuro lavorativo. Altra scelta a mio avviso giusta, è stata quella di aver proposto un lavoro di gruppo e di essere giudicati da docenti universitari. Il lavoro di gruppo è sempre più importante nel mondo del lavoro e quindi anche questa attività mi ha permesso di entrare in una nuova ottica che non si riscontra nella scuola superiore di secondo grado. Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di utilizzare un programma di modellizzazione come Stella, cosa del tutto sconosciuta all’ambiente della scuola superiore. In conclusione, se la Summer School voleva essere un ponte tra scuola ed impresa, l’obiettivo è stato raggiunto”.

Se la collaborazione fra impresa e mondo della ricerca, almeno a certi livelli come quello di Ducati, è già in atto e dà i suoi frutti, un’altra cosa è certa dopo questa esperienza: il mondo della scuola, dell’impresa e dell’università non possono più fare vita separata. È troppo grande l’arricchimento che viene dalla loro collaborazione, ma soprattutto è troppo importante il bene che ne viene per l’educazione dei giovani e delle future generazioni.

 

Federico Corni, docente di Didattica e storia della fisica, Università di Modena e Reggio Emilia

Giovanni Savino, Università di Firenze



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COMMENTI
23/07/2011 - Astrarre (enrico maranzana)

L’esperienza descritta ha natura interdisciplinare e, come tale, deve essere collocata all’interno di un quadro teorico. J. Piaget [OCDE 1972 - L'interdisciplinarite' - problèmes d'enseignement ed de recherche dans les universités] ha riconosciuto tre livelli di intervento: quanto è stato presentato è il più visibile, ha natura multidisciplinare; può essere praticato quando le conoscenze necessarie per praticare l’attività sono state acquisite. L’area di progetto, che il ministero prevede per gli ultimi anni di alcuni itinerari, batte questa pista. La questione di fondo è: cosa deve avvenire nelle aule scolastiche negli anni precedenti? Come coordinare i diversi insegnamenti? L’interdisciplinarità, intesa sia come pratica di strumenti concettuali (il definire, il classificare, il modellare, il controllare ..), sia come promozione delle qualità dei giovani (capacità), è una risposta.