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SCUOLA/ E ora i prof farebbero bene a ripassare la grammatica. Ma quale?

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Modelli teorici più recenti sono in grado invece di descrivere il dinamismo della frase, basata sulla predicazione, e il modo in cui le parti del discorso si dispongono in funzione dell’insieme. Le funzioni nella frase, i nessi sintattici interni (concordanza, reggenza, inclusione di un gruppo sintattico nell’altro) sono fondamentali proprio per chiarire aspetti importanti della descrizione tradizionale della grammatica: come comprendere  altrimenti la differenza di funzione di una parola in diverse catene sintattiche (es. lungo il fiume in cui un aggettivo funziona da preposizione, tutti i vari usi di che come congiunzione e come pronome ecc.)?

Il fatto che i modelli teorici “puri” non possano essere dati in pasto alle scolaresche richiederebbe semmai una buona alleanza fra teorici puri e professori di scuola, in cui la domanda di efficacia che sale dal basso - perché i professori si rendono ben conto che certe definizioni non tengono - trovi risposte adeguate. È necessaria una conoscenza corretta dell’oggetto-lingua da parte degli insegnanti, perché anche i metodi e le pratiche didattiche siano efficaci.

La mediazione può essere fatta anche dai professori di scuola che non hanno tralasciato di studiare un po’ di linguistica contemporanea (per esempio tanto Lepschy, tanto Schwarze, un po’ di Renzi-Salvi-Cardinaletti, ... e qui ci vorrebbe un piccolo canone degli imperdibili) trovandovi i suggerimenti per risolvere qualche problema didattico. Un secolo di studi linguistici non è indifferente rispetto alla scuola. La soluzione secondo me può stare nel non pretendere di “applicare” alla scuola le teorie novecentesche sul linguaggio (il piccolo chomskyano, il piccolo funzionalista), ma di trovare nei principi teorici qualche chiave di lettura per capire la realtà e presentarla più ragionevolmente agli alunni.

Un esempio: il complemento predicativo del soggetto è un argomento quasi insormontabile del curricolo di grammatica di ogni studente - per forza: lo si spiega come un complemento, mentre è parte del predicato. Purtroppo gli studenti italiani non sanno cosa significa esattamente predicare, né che nel predicato nominale (altro scoglio) a predicare è il nome o l’aggettivo, ignorano quindi che il predicare non è proprio solo del verbo, né di tutti i verbi: in tutte le sane grammatiche si dice che l’elemento fondamentale del predicato nominale è essere, che però fa da ausiliare a tutti i passivi e a molti intransitivi. Insomma, l’insegnamento della grammatica è ancora campo aperto di discussione.

 



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COMMENTI
26/07/2011 - insegnare grammatica (maria schepis)

E' vero i manuali scolastici di grammatica sono prolissi e inutilmente pretenziosi e l'approccio didattico alla disciplina è quanto mai confuso e personale, sovente prevale quello radizionale. L'insegnamento della grammatica non è mai stato oggetto di corsi di aggiornamento(perlomeno di quelli di cui sono stata, a conoscenza).E la linguistica, oggi di moda, è stata a lungo ignorata nella formazione dei docenti. Inoltre, soprattutto negli anni ottanta e novanta, c'era quasi da vergognarsi a dire che si teneva all'insegnamento della grammatica, perchè si rischiava di essere considerati conservatori. I manuali di quell'epoca proponevano tanta teoria, e una una classificazione linguistica fumosa e di difficile comprensione.La grammatica in senso stretto (le parti del discorso, l'analasi logica della frase e del periodo) assente. Insegnare la grammatica non è facile, i complementi predicativi, i verbi fraseologici, o la temporalità dei verbi non sono d'immediato acchitto, anche perchè la grammatica si affronta alla scuola elementare e poi si consolida e si completa alla scuola media. In una fascia d'età in cui le abilità spazio-temporali sono in via d'acquisizione. Come insegnare grammatica diventa dibattito. GLi insegnanti si arrangiano come possono, evidenziano la mobilità della lingua, sottolineano che cambiando i contesti cambiano significati e funzioni. Cercano comunque di far comprendere che essa poggia su strutture significative e che le parole non si usano mai a caso.