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SCUOLA/ Il consiglio dell'Ocse ai docenti: non bocciare gli studenti

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Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, bocciare gli studenti è dannoso, non serve per recuperare quanto non si è studiato e penalizza maggiormente i ragazzi in difficoltà. Una sorta di ritorno al "6 politico" in voga anche nel nostro Paese negli anni immediatamente successivi al '68? Sarebbe quanto di più malvisto ad esempio dal ministro Gelmini, che ha sempre dichiarato la sua lotta al "buonismo" scolastico. La scuola, secondo il ministro della Pubblica istruzione, deve piuttosto distinguere in modo chiaro chi si impegna dai "lavativi": no alla scuola che promuove tutti senza differenze. Ma in cosa consiste esattamente il rapporto Ocse? Il rapporto si basa su quanto il PISA, Programme for International Student Assessment, ha elaborato a sua volta nello studio del 2009. Il 13% di tutti gli studenti arrivati ai 15 anni, dice il rapporto, hanno ripetuto  almeno un anno scolastico. Il 7% alle elementari, il 6% alle medie, il 2% al liceo. Il livello di bocciati in Italia è del 18%, appena un po' sopra la media Ocse. Ciò, secondo lo studio, comporta un aggravio non indifferente nelle spese scolastiche a livello nazionale e non solo: anche il ritardo di un anno a entrare nel mondo del lavoro comporta un aggravio al sistema economico di una nazione. Oltre a non risultare particolarmente positivo nell'andamento scolastico dello studente bocciato. Il rapporto formula quindi la domanda se, a fronte di tali aggravi economici, questi Paesi ottengano un miglioramento generale delle performance scolastiche. No, dice il rapporto. I Paesi che hanno un alto livello di studenti ripetenti sono anche quelli che realizzano le peggiori performance studentesche in termini di resa. Ma non c'è solo il problema della bocciatura, dice il rapporto. Altrettanto sconveniente dal punto di vista educativo ed economico è la tendenza  ai trasferimenti in altre strutture scolastiche quando uno studente non ottiene buoni risultati nella scuola dove si è originariamente iscritto. C'è un livello del 3% di  istituti dove la scuola stessa consiglierebbe un cambio di istituto scolastico in Paesi come Australia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. In Paesi come la Colombia, Indonesia, Giordania, Qatar, Romania oltre il 40% degli studenti invece frequenta scuole che consigliano il cambiamento del corso educativo. Il rapporto Pisa 2009 indica dunque che questi ultimi Paesi sono quelli dove si realizzano le peggiori performance scolastiche.



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COMMENTI
26/07/2011 - Pericolosi comunisti (Franco Labella)

Ci si mette pure l'OCSE a contraddire il giovane Ministro. Ma sti comunisti sono dappertutto? E poi sarà l'OCSE buona questa? Quella del PISA o magari c'è stata una imitazione servile del marchio? E poi con la crisi questi pensano ad investimenti nel sistema scolastico per garantire il successo formativo. Ma siamo pazzi?