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SCUOLA/ Gentili (Confindustria): cara Gelmini, ora torniamo al ddl Aprea

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Precari manifestano (Ansa)  Precari manifestano (Ansa)

Nei suoi recenti stati generali di Bergamo, tra le tante proposte che Confindustria ha fatto sull’education c’è quella «quote giovani». Noi diciamo: delle 67mila nuove assunzioni tra Ata e docenti ottenute dal ministro, il 20 percento dovrebbe avere meno di 30 anni. Sarebbe un modo per salvare il diritto di accesso all’insegnamento. Ma se lei va a guardare nelle graduatorie, scopre che di questi 67mila nessuno ha meno di 30 anni. Occorre porre con forza il problema di un sistema corporativo, oltre che burocratico, che si protrae da 50 anni e che impedisce ai talenti giovani di entrare nella scuola.

Ma se le graduatorie sono dichiarate ad esaurimento, e se si abilita senza diritto al posto, come se ne possono alimentare di nuove?

Vede, per impedirlo davvero bisognerebbe fare prima un’altra riforma: abolire i punteggi alle supplenze temporanee. Se non la smettiamo di dare ai supplenti un punteggio, non ci libereremo mai delle graduatorie. Da un lato diciamo che le graduatorie sono a esaurimento, dall’altro però i punteggi a cosa servono, se non a riformarle graduatorie? Occorre poi aggiungere un altro elemento, legato alla furbizia italica. Per evitare che un fine buono - dare spazio ai giovani e al merito - si riveli uno strumento per gonfiare il precariato, occorre impedire che possano accedere al TFA i già abilitati con lo scopo di scorrere posti in graduatoria. Durante le SSIS capitava di trovare nelle aule molti attempati supplenti che con la frequentazione a 45 anni suonati volevano avere qualche punto in più...

Che cosa l’ha colpita di più del dibattito di questi giorni?

È mancato un punto rilevante: la differenza, ingiustificabile, tra i dipendenti pubblici normali e i dipendenti pubblici della scuola. Il dipendente di altri comparti della Pa italiana, quando fa un concorso sa che la sua graduatoria, dopo un anno, un anno e mezzo non c’è più: non è «a esaurimento», ma sparisce come tale e si ricomincia da capo. Mi domando per quale motivo c’è questa ingiustizia e perché nessun Tar ha mai emesso una sentenza al riguardo. Senza affrontare questo nodo cruciale, torneremo a riprodurre i vecchi vizi.

Perché secondo lei la Gelmini è così contraria alla separazione di abilitazione e reclutamento?



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COMMENTI
29/07/2011 - Punteggio di servizio (mario lietti)

Gentili propone: abolire i punteggi alle supplenze temporanee. Condivisibile. Ma il ministero muove esattamente nella direzione opposta: i medesimi discutibili meccanismi di scalata delle graduatorie ad esaurimento con un colpo di genio sono stati trasferiti alla selezione per il Tfa; per carità di patria taccio poi delle scadenze, corroborate dall’ineffabile circolare 1065, riguardo alla quale si attende una, comunque tardiva, resipiscenza ministeriale. Quegli stessi meccanismi danno adito addirittura a sacche di illegalità; in un sistema sano ed efficiente, esse non si neutralizzano con la repressione (macchinosa, costosa ed inefficiente), bensì con l’applicazione di incentivi di comportamenti virtuosi e disincentivi di comportamenti opportunistici o illegali. La selezione per la Ssis era, viceversa, meritocratica e calibrata sulla platea cui idealmente si rivolge il sistema abilitante. Di tutto abbiamo bisogno fuorché di piantare l’ennesimo paletto a favore di questa o quella categoria, in ragione del suo contingente potere negoziale: ogni paletto, persino quello conficcato per riparare ad un un’ingiustizia, inevitabilmente produrrà distorsioni, prevedibili e non. Data l’impostazione dell’art 15 (in qualche caso i vantaggi risulteranno incolmabili per un candidato eccezionale ma forte soltanto del suo merito), a maggior ragione, la battaglia per l’abilitazione non è per un ritocco dei decimali, ma per gettare le fondamenta di una riforma vera destinata a durare nel tempo.

 
28/07/2011 - Ci vuole un nuovo reclutamento (mario lietti)

Non si può non rilevare il corto circuito logico nel timore ministeriale, condiviso dall’intervistato, circa la possibilità di una riattivazione delle graduatorie: tale rischio sarebbe sventato dall’introduzione di un nuovo sistema di reclutamento, la cui iniziativa non può che essere ministeriale. Quanti anni ancora dovremo attendere? Per inciso ricordo che, mentre le ssis sono state sospese, Sfp continua ad abilitare. Le quote sono sempre e comunque una forma di protezionismo e per ciò stesso illiberali. Non è la soluzione! Non servono nuove riserve indiane (non fa differenza che siano a beneficio di una certa condizione anagrafica o di un certo titolo accademico o del servizio prestato), bensì fluidi meccanismi meritocratici: pari opportunità per tutti, nessuna garanzia per alcuno. Notevole il rilievo per cui in nessun’altra Pa le graduatorie sono ad esaurimento: mentre il reclutamento scolastico scorre graduatorie - ad esaurimento e, per convenzione, di merito risalenti al ’99 quando non al ’90 - in cui sono confluiti, in fila, TUTTI gli abilitati (ovvero semplici idonei), delle più disparate estrazioni. E di fronte a questo quadro osceno il ministro, reazionario più che conservatore, traccheggia sull’introduzione di un nuovo sistema di reclutamento (l’unica vera soluzione) e si adopera per bloccare il canale abilitante? La politica paventa sviluppi che soltanto la politica può sventare… Una riforma incisiva richiede un progetto e la capacità di concretizzarlo.