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SCUOLA/ Come può un vero maestro aiutare un "io smarrito"?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Non mancano autori che ci ricordano la forza di questo nostro desiderio. Vale la pena meditare quest’antica intuizione di Romano Guardini: “Tutto ciò che è finito, è difettoso. E il difetto costituisce una delusione per il cuore, che anela all’assoluto. La delusione si allarga, diviene il sentimento di un gran vuoto … Non c’è nulla per cui valga la pena di esistere. Non c’è nulla, che sia degno che noi ce ne occupiamo. [Su questa base si comprende cosa sia la malinconia …] Proprio l’uomo malinconico è più profondamente in rapporto con la pienezza dell’esistenza. […] L’infinito testimonia di sé, nel chiuso del cuore. La malinconia è espressione del fatto che noi siamo creature limitate, ma viviamo a porta a porta con […] l’“assoluto” […]. La malinconia è il prezzo della nascita dell’eterno nell’uomo. La malinconia è l’inquietudine dell’uomo che avverte la vicinanza dell’infinito”.

Accogliere la brevità di ciò che passa nella totalità di ciò che costituisce l’unità della cultura assume una particolare rilevanza nel rapporto educativo, perché esso trova la sua giustificazione in un contenuto di senso capace di unire la vita dell’educatore e dell’educando. L’attenzione di chi educa non consente all’astrattismo; quando guarda in un punto, deve tener conto di tutto il resto, nella consapevolezza che solo così il punto guardato si proporziona veramente. In tal modo, può sperare di inserire ogni suo intervento in un complesso coerente poiché organico all’intero sviluppo perfettivo della persona. Se la formazione della persona nella complessità dei suoi aspetti è lo scopo peculiare dell’educazione, allora si deve considerare l’uomo secondo tutta la verità della sua soggettività spirituale e corporale, e quindi anche nella totalità delle sue potenzialità ancora da realizzare, cioè nel suo farsi persona, nel suo poter-essere-persona lungo il corso della sua vita.

L’esplicita apertura alla totalità segna l’atteggiamento adeguato a garantire l’educazione dal non ridursi semplicemente a un percorso abilitante allo svolgimento di un ruolo particolare. Nel frazionamento introdotto dalla specializzazione dei saperi, occorre salvare uno sguardo non diviso. Al riguardo, l’educatore dovrà meno preoccuparsi di insegnare nuove nozioni e sempre più integrare quanto altrimenti resterebbe abbandonato alla discontinuità e al contrasto. L’unità interiore di pensiero e di disposizione, insistentemente richiesta nel nostro tempo, chiede una sintesi tra lo sforzo scientifico, tecnico e professionale e il senso umano dell’esistenza.



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