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SCUOLA/ Come può un vero maestro aiutare un "io smarrito"?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

L’educatore è tale se trova il modo di coinvolgere in un’esperienza di unità la persona, non come un oggetto, ma come un protagonista chiamato ad assumere se stesso nella totalità della realtà umana. Allo scopo, egli dovrà concentrarsi con cura su quell’elemento che costituisce l’intero e l’uno dell’esistenza, e quindi sorvegliare per non distrarsi nei mille particolari della composita realtà umana. Da qui scaturisce l’opportunità di riconsiderare la tradizione metafisica; infatti, è nella profondità del suo rapporto con l’essere che l’uomo sperimenta la sua apertura all’infinito e la sua unità personale. Nel contempo, io - scrive Luigi Stefanini - «mi rendo competente sull’essere, osservando quel che è l’essere in me stesso”. Questo mi pare il principio catalizzatore capace di fare affiorare le radici del fenomeno umano, di portare a visibilità il suo nucleo più profondo. Scrive Giuseppe Vico: “Parafrasando ciò che Platone afferma riferendosi ai filosofi, anche per i pedagogisti e per gli educatori vale il detto: Chi è capace di vedere l’intero è filosofo, chi no, no”.

L’intero di cui si parla è precisamente quanto costituisce la totalità originariamente indivisa dell’esperienza. Qui la persona è veramente se stessa e a se stessa si sente affidata. Poiché la vita possiede e conserva un’unità interiore, una certa consistenza e un’intrinseca omogeneità, il pensiero pedagogico deve nascere dall’organica unità dell’esperienza nella sua totalità, deve essere in funzione dell’intera personalità, con i suoi interessi sia pratici sia teorici. L’intero visto dal pedagogista non è solo un’unità di funzionamento, un’addizione di profili molteplici, con un risultato che solo soggettivamente costituisce una totalità, ma è una totalità preliminare da rispettare e aiutare a esplicitarsi. Solo chi attinge a questo livello d’intelligenza, conosce la forma intuitiva e il senso dell’azione educativa non restando paralizzato dall’incertezza scettica. Conta, però, rimarcare che vedere l’intero non è un esito raggiunto da chi sorvola sulle particolarità, bensì è il riconoscimento di una unità genetica e aperta a tutto quanto è veramente umano.



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