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SCUOLA/ Dirigenti scolastici, addio all’autonomia?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

2. Quando già nel giugno 2010 il ministro Gelmini iniziava ad assicurare che il concorso stava per essere emanato, associazioni e sindacati calcolavano per l’1 settembre 2012 in più di un terzo (oltre 3.000) le ISA senza preside. In diverse occasioni lo stesso ministro parlava di “priorità” per la scuola italiana l’emanazione del bando (nelle dichiarazioni di marzo lo dava per imminente), forse consapevole che il rischio non era solo il cattivo funzionamento delle scuole, ma pure il forte snaturamento della professione direttiva nella scuola, seriamente messa alla prova nel suo valore.

La situazione già oggi è grave e si aggraverà sempre di più: le 1.471 ISA statali (su 10.311) che quest’anno hanno presidi reggenti, diventeranno quasi 3.000 dal settembre 2012 (fatti salvi i nuovi tagli in preparazione).  Quindi a quel punto molto più della metà delle scuole statali avranno un preside a mezzo tempo: quelle senza preside e quelle dei presidi che andranno in reggenza a coprire le prime. Si tratterà di un’autentica emergenza!

Infatti dal 2006 non sono più assegnati nuovi incarichi annuali ai posti di presidenza vacanti, in quanto il Contratto Nazionale dell’epoca istituiva le famigerate reggenze che, come DiSAL unicamente sostenne da allora, sarebbero state una comoda soluzione di risparmio per il MEF, una mortificante esperienza professionale per chi ne era gravato, oltre che una complicazione quotidiana per tutte le scuole coinvolte: cioè una pessima soluzione. Queste le vicende della dirigenza scolastica di questi anni, per non parlare poi dell’incredibile via crucis dei 416 presidi siciliani, ancora oggi incerti sul concorso vinto cinque anni fa. 

Per ridurre, in piccola parte, da settembre i danni, i sindacati hanno chiesto la permanenza in servizio dei 426 dirigenti scolastici che quest’anno dovrebbero lasciare per i superati limiti d’età. È una richiesta che, anche se utile, resta assolutamente fuori dell’ordinario, rafforzando l’ormai diffusa convinzione che l’Italia sia “un paese per vecchi”.

Il tutto nella prassi pluriennale non solo dell’attuale Governo: ormai da diversi anni si rinvia l’affronto del grave problema della stabilità e del rinnovo delle professioni della scuola, non solo per i dirigenti, ma anche per i docenti ed i direttori amministrativi, dove il precariato è elefantiaco.

L’assenza da cinque anni di un concorso (che le leggi prevedono a scadenza triennale) è un grave danno innanzitutto alle scuole: infatti la stabilità di una figura direttiva (quando ben praticata) è elemento indispensabile per la scuola come comunità di relazioni con i docenti, gli studenti, le famiglie e come promotore delle indispensabili alleanze educative sul proprio territorio.

Anche ipotizzato da anni l’aumento delle dimensioni numeriche delle ISA attraverso ulteriori accorpamenti, spinge nella direzione di una professione sempre più lontana dal decisivo legame con una “comunità educante”, verso una pura gestione d’ufficio tecnico-burocratica.

Purtroppo in questi due anni si sono registrati alcuni “infelici” uscite dello stesso ministro sulla funzione e sull’operato dei presidi, affermazioni che hanno suscitato il dubbio che questi non siano ritenuti risorsa importante di collaborazione al rinnovamento della scuola.



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COMMENTI
06/07/2011 - e la situazione potrebbe aggravarsi (Giacomo Buonopane)

Concordo con quanto espresso con lucidità e passione dal collega Roberto Pellegatta che mette bene in evidenza le contraddizioni che i dirigenti scolastici e la scuola in generale si trovano a vivere da diverso tempo, proponendo anche soluzioni ad alcuni nodi delle questioni da lui poste. Ad aggravare il quadro segnalo che nel testo del decreto sulla manovra di stabilizzazione si legge all’art. 19 c. 6 che “il comma 4 dell’articolo 459 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall’articolo 3, comma 88, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è abrogato”. Anche in questo caso si individua, per mere ragioni di risparmio della spesa, una sorta di collaboratore del dirigente scolastico “a mezzo tempo”. Infatti con l’abrogazione del comma 4, una serie di Istituzioni Scolastiche (forse un migliaio) non rientreranno più nei parametri per ottenere l’esonero o il semiesonero dall’attività di insegnamento del vicepreside. Tale decisione, se confermata in sede di definitiva conversione in legge del decreto, rischia di creare serie difficoltà nella gestione e nell’organizzazione del servizio della propria scuola di titolarità per non parlare di quella eventualmente assegnata in reggenza.

 
05/07/2011 - svuotamento professione Dirigenti Scolastici (fernando rizza)

Quel che mi preoccupa è proprio lo svuotamento della professione, che da “preside” diventa burocrate, oggi nella mia scuola mi apprezzano per il dialogo con tutti, la presenza nei plessi, nelle classi nelle riunioni ecc. Con una scuola grande, o peggio con una reggenza, dove va a finire tutto questo? L’entusiasmo, la passione per la propria materia e per le persona (alunni), le innovazioni metodologiche e didattiche come possono essere comunicate attraverso dei carteggi? Purtroppo, anche le sempre più frequenti circolari, non fanno altro che trasferire altrove le decisioni e far diventare esecutori i DS, a tal proposito, a titolo di esempio, quando vi è un lutto ti arriva la solita circolare che invita a mettere a mezz’asta le bandiere… questo è il modello, ma è mai possibile che non abbiamo neanche l’autonomia di decidere sul come ricordare un evento, seppur tragico, come la morte di un soldato? Poi c’è il problema dei finanziamenti. Mi permetto di fare una mia riflessione. Talvolta a risparmiare ci si può anche indovinare, io tremo all’idea dell’ulteriore riduzione di collaboratori scolastici che subiremo per l’a.s. prossimo, ma è anche vero che l’essere pochi talvolta valorizza la professione, io con un numero assai inferiore al passato riesco a fare di più, perché nel passato è capitato che l’essere in troppi consentiva ad alcuni di lavorare pochissimo, inducendo a lungo andare a un dispregio della realizzazione della persona che si realizza solo nel fare.