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SCUOLA/ Dirigenti scolastici, addio all’autonomia?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

3. Resta il fatto che, nonostante l’eliminazione, nel bando da emanare, di alcuni difetti degli ultimi bandi concorsuali, la forma di reclutamento che verrà confermata da questo che (sic!) sta per essere emanato, resta quella burocratica, fatta di ricerca di strumenti selettivi di massa, di graduatorie che difficilmente resteranno provvisorie, ma soprattutto di rapporto anonimo tra futuri professionisti della direzione e singole Istituzioni che andranno a dirigere.

Questo permanere ultimamente (e nonostante la regionalizzazione, che il caso Sicilia non ha certo mostrato positiva) della forma statalista del reclutamento nella scuola, resta il residuo di una forma di Stato che non riesce a riconoscere i mutamenti sociali, culturali ed economici. Siamo ben lontani da un effettivo federalismo, da un sistema sussidiario, ma soprattutto dalla piena attuazione di quel famoso art. 21 della Bassanini che spingeva 14 anni fa coraggiosamente verso l’autonomia scolastica.

I testi della prima prova preselettiva che gli aspiranti dirigenti dovranno affrontare saranno, certo, una forma di selezione migliore della semplice verifica dei titoli fatta nei vecchi concorsi: ma è tutto da dimostrare che la preparazione verificata dai test sia quella che serve per dirigere scuole, dove le capacità relazionali e la visione culturale-educativa sono gli elementi principali, sicuramente più importanti di una perfetta conoscenza normativa, tecnica ed economica.

Non essendoci come altrove in Europa (Francia, Germania, Inghilterra) forme di carriera della docenza, la selezione non presuppone esperienze di direzione o co-direzione. Nel caso ci siano funzioni esercitate temporaneamente, queste sono valutate burocraticamente (documenti cartacei cui si attribuiscono punteggi). In Francia non si diventa dirigenti scolastici senza un certo numero di anni di vice-dirigenza effettiva ed una formazione adeguata.

Ma soprattutto questa forma concorsuale è già vecchia alla nascita, perché non permette il reciproco incontro tra professionisti preparati e Istituzioni scolastiche che ne hanno bisogno. Resta cioè la sfiducia statale (ma pure sindacale, culturale, istituzionale) verso l’autonomia delle Istituzioni. Chissà perché un Comune anche piccolo può assumere per concorso interno il Segretario comunale (che è un dirigente), o un Ospedale può assumere per concorso interno un Primario, ma un Istituto Tecnico industriale o un Istituto comprensivo non possono assumere con concorso interno il proprio Dirigente.

Affrontiamo quindi urgentemente per ora l’emergenza per ridurre i danni, ma, se si vuole veramente il cambiamento occorre confidare seriamente nell’autonomia e mettere mano a nuove forme di reclutamento non più gestite dallo Stato centrale o periferico.



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COMMENTI
06/07/2011 - e la situazione potrebbe aggravarsi (Giacomo Buonopane)

Concordo con quanto espresso con lucidità e passione dal collega Roberto Pellegatta che mette bene in evidenza le contraddizioni che i dirigenti scolastici e la scuola in generale si trovano a vivere da diverso tempo, proponendo anche soluzioni ad alcuni nodi delle questioni da lui poste. Ad aggravare il quadro segnalo che nel testo del decreto sulla manovra di stabilizzazione si legge all’art. 19 c. 6 che “il comma 4 dell’articolo 459 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall’articolo 3, comma 88, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è abrogato”. Anche in questo caso si individua, per mere ragioni di risparmio della spesa, una sorta di collaboratore del dirigente scolastico “a mezzo tempo”. Infatti con l’abrogazione del comma 4, una serie di Istituzioni Scolastiche (forse un migliaio) non rientreranno più nei parametri per ottenere l’esonero o il semiesonero dall’attività di insegnamento del vicepreside. Tale decisione, se confermata in sede di definitiva conversione in legge del decreto, rischia di creare serie difficoltà nella gestione e nell’organizzazione del servizio della propria scuola di titolarità per non parlare di quella eventualmente assegnata in reggenza.

 
05/07/2011 - svuotamento professione Dirigenti Scolastici (fernando rizza)

Quel che mi preoccupa è proprio lo svuotamento della professione, che da “preside” diventa burocrate, oggi nella mia scuola mi apprezzano per il dialogo con tutti, la presenza nei plessi, nelle classi nelle riunioni ecc. Con una scuola grande, o peggio con una reggenza, dove va a finire tutto questo? L’entusiasmo, la passione per la propria materia e per le persona (alunni), le innovazioni metodologiche e didattiche come possono essere comunicate attraverso dei carteggi? Purtroppo, anche le sempre più frequenti circolari, non fanno altro che trasferire altrove le decisioni e far diventare esecutori i DS, a tal proposito, a titolo di esempio, quando vi è un lutto ti arriva la solita circolare che invita a mettere a mezz’asta le bandiere… questo è il modello, ma è mai possibile che non abbiamo neanche l’autonomia di decidere sul come ricordare un evento, seppur tragico, come la morte di un soldato? Poi c’è il problema dei finanziamenti. Mi permetto di fare una mia riflessione. Talvolta a risparmiare ci si può anche indovinare, io tremo all’idea dell’ulteriore riduzione di collaboratori scolastici che subiremo per l’a.s. prossimo, ma è anche vero che l’essere pochi talvolta valorizza la professione, io con un numero assai inferiore al passato riesco a fare di più, perché nel passato è capitato che l’essere in troppi consentiva ad alcuni di lavorare pochissimo, inducendo a lungo andare a un dispregio della realizzazione della persona che si realizza solo nel fare.