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SCUOLA/ Colombo (Agesc): chi sono i nemici della parità scolastica?

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Sì alla libertà di educazione  Sì alla libertà di educazione

Ci si domanda come abbiano potuto e ancor oggi possano i governi ed i parlamentari, che si sono succeduti alla direzione della comunità nazionale, non capire le gravi anomalie del sistema, e come restino oscurati da una miopia e da una indifferenza culturale ed operativa incapace di affrontare il problema e di superare ostacoli che relegano la scuola ad espressione governativa, insensibili all’emergere nella società di fatti nuovi in grado di sconfiggere l’ideologia statalista dominante e quindi in grado di essere risposta vera ai bisogni emergenti nella società civile.

È urgente che l’Unione europea abbia a prestare una maggiore e più incisiva attenzione al tema della libertà religiosa e della libertà di educazione per tutti. Ma è altrettanto urgente e non più procrastinabile che lo Stato italiano abbia una volta per tutte a rispettare le norme internazionali da lui stesso sottoscritte, riconoscendo a genitori e famiglie la loro responsabilità educativa e condizioni di pari dignità e uguaglianza, affermando altresì che i cittadini tutti devono essere liberi di scegliere il tipo di scuola preferito per sé e per i propri figli. Cercare di dare questa possibilità alle famiglie vuol dire, tra l’altro, migliorare la scuola pubblica (statale e non statale che sia), qualificare e selezionare i grandi costi dell’istruzione, elevare il livello qualitativo degli studi e l’affezione agli studi stessi degli studenti. Significa, in ultima analisi, motivare in tutti i soggetti della scuola una maggiore responsabilità.

Sembra giunto il momento di essere incisivi e risolvere il problema annoso di una scuola veramente libera: compito questo di cui la classe politica del nostro Paese - di qualsivoglia colore sia - deve farsi carico.

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COMMENTI
05/07/2011 - Luoghi comuni (enrico maranzana)

“I cittadini tutti devono essere liberi di scegliere il tipo di scuola preferito per sé e per i propri figli … riconoscendo a genitori e famiglie la loro responsabilità educativa”. Come non essere d’accordo su un enunciato così generale ma, nello specifico, si deve considerare che il termine educazione ha un significato che varia al variare del contesto di riferimento. Nell’istituzione scuola tale concetto è stato più volte circoscritto dalla legge come, ad esempio, nel DPR sull’autonomia che “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”. Decodificando: la formazione riguarda il rapporto con la società, l’educazione la promozione delle corrispondenti capacità, l’istruzione è il momento operativo. Una rapida lettura dei Pof, statali o paritari, mostra inequivocabilmente l’infondatezza dell’asserzione “La Repubblica italiana ha dato vita ad uno statalismo ormai stantio”: il disservizio che l’articolista denuncia nasce dal fatto che le direttive emanate dal parlamento sia per adeguare la scuola al mondo contemporaneo, sia per decentrare le relative responsabilità ideative sono sempre state negligentemente eluse.