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SCUOLA/ Franzini: i posti per i nuovi prof ci sono, ecco come trovarli

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Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Che se non ci danno numeri almeno triennali, non si riesce a programmare proprio nulla. Quando vigevano le scuole di specializzazione, i numeri erano annuali e però erano più o meno quelli dell’anno precedente e potevano in previsione essere gestiti come tali. E ora cosa potrebbe mai impedire, dopo tre anni di blocco, di non avere numeri analoghi a quelli che venivano dati nelle SSIS?

Quali sono a suo avviso le possibili soluzioni? Esiste un modo più equo di calcolare il fabbisogno di insegnanti e di programmare gli accessi ai nuovi percorsi formativi?

Continuo a ritenere che in questa fase bisognerebbe valutare diversamente il fabbisogno, cercando di determinarlo come fabbisogno reale. Basterebbe chiedere ai vari uffici scolastici regionali quali sono le classi di abilitazione nelle quali le scuole hanno le maggiori difficoltà a reclutare.

È un’ipotesi percorribile?

Certamente. È una cosa che possono fare gli uffici scolastici regionali, tutti composti da persone valide e competenti, in grado di capire quali sono le classi di abilitazione in sofferenza e di ragionare in chiave minimamente prospettica. Esistono i pensionamenti, esistono le persone che hanno cambiato idea. Basterebbe fare una ricognizione per appurare se le persone che sono uscite dalle SSIS insegnano o non insegnano. Ebbene, ci si accorgerebbe che insegnano quasi tutte. Quindi il fabbisogno delle scuole è più ampio di quello che appare a prima vista, in particolare nelle grandi regioni e nelle grandi realtà.

In poche parole, professore...

In poche parole, non credo alla determinazione del fabbisogno che gli studenti giustamente hanno denunciato. Riuscivano ad essere assorbiti gli studenti che uscivano dalle SSIS, dopo tre anni di blocco, ora non c’è più posto? Cosa è successo nel frattempo? Almeno ce lo spieghino. E soprattutto, perché il ministro tre anni fa ci ha messo fretta per creare un nuovo sistema di formazione iniziale degli insegnanti per poi dirci che non ci sono posti? Perché allora è stato fatto un decreto applicativo? A futura memoria?

Ora cosa si dovrebbe fare?



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COMMENTI
07/07/2011 - Ma chi coopera si pone domande? (Franco Labella)

Ho letto con un crescente sconcerto l'intervista. Non è la prima volta che accade ma resto sempre meravigliato della meraviglia di esperti che cooperano o hanno cooperato col giovane Ministro che scoprono, dopo aver esaurito la loro funzione, contraddizioni anche importanti nella impostazione del problema che hanno contribuito, a parer loro, a risolvere. Ma dico io tutte queste osservazioni sul da farsi il prof. Franzini non le poteva fare quando lavorava nella Commissione ministeriale? E i dubbi addirittura su cifre che si ipotizza siano lievemente "inesatte" (ed uso un eufemismo che chi legge l'intervista può facilmente rimuovere) solo ora tormentano il docente universitario? Magari se si chiedesse perchè non è stato mai realizzato nelle scuole l'organico funzionale qualche dubbio a posteriori in meno ce l'avrebbe... So, però, già la risposta: altro era il tema sottopostoci e non era compito nostro verificare le possibilità effettive che il TFA decollasse, il decisore politico non siamo noi, se non avessi accettato io ci sarebbero altri e sarebbe andata peggio...ecc. Insomma noi costruiamo un meraviglioso aereo, che poi voli non è compito nostro stabilirlo.. Un'altra docente (la prof.ssa Mantovani) ha scritto di reclutamento da basare sul modello aziendale e sul fatto che il punteggio sarebbe (sic) una roba sindacale... Boh. I poeti (e i prof. universitari aggiungo io) che strane creature cantava De Gregori qualche anno fa e tralascio il seguito...