BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Perché la Gelmini vuol "regalare" tutti i docenti ai sindacati?

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Poiché già da oggi le graduatorie sono ad esaurimento, si può finalmente girare pagina e separare il percorso formativo/abilitante dal capitolo assunzione/reclutamento. Attenzione: questo non significa che il secondo aspetto non debba essere pensato e riorganizzato. Lo potrà essere in forme nuove, solo se concettualmente e in sostanza sganciato dal primo.

Da una parte, dovranno essere svuotate le graduatorie permanenti degli abilitati con immissioni in ruolo sui posti disponibili (la norma, cioè il Testo Unico, prevede che il 50% vada alle nomine a tempo indeterminato e il restante 50% a concorso).

Dall’altra, però, dovrà essere determinato il fabbisogno degli insegnanti da ammettere ad abilitazione secondo criteri che prescindono dal calcolo delle possibili assunzioni nei ruoli dello Stato. Ne servono molti di più. Esattamente, quanti ne può sostenere un sistema che per dotare la scuola di insegnanti responsabili e preparati, riconosce ad un ampio numero di persone l’attitudine e l’idoneità all’esercizio di una professione che il singolo promuoverà, se lo vuole, sottoponendosi alle varie forme di assunzione che dovranno prevedere, tutte, la congruenza tra le competenze disciplinari del singolo e il profilo della scuola nella quale verrà immesso.

I criteri del fabbisogno, nelle circostanze attuali, possono essere rintracciati nel seguente modo: 1) disponibilità formativa delle università, che dovranno registrarsi sulla necessità di realizzare corsi di laurea magistrali e tirocini di livello, in sintonia con le scuole nelle quali le esperienze di scuola attiva dovranno essere compiute; 2) quantità dei neolaureati che si è venuta sedimentando in attesa dell’avvio della nuova fase abilitante dopo la chiusura delle SSIS.

Altra questione è la capacità del sistema nazionale di istruzione (e della formazione professionale regionale) di accogliere docenti abilitati secondo forme di assunzione che possono andare dalle prove concorsuali alla chiamata da parte delle scuole o reti di scuole.

Secondo questa ottica si potrà pervenire ad un quadro complessivo più liberale e funzionale nel quale non si scontrino le attese degli insegnanti in lista nelle graduatorie e quelli che ambiscono al riconoscimento del titolo per esercitare la professione.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
24/07/2011 - Se pure la terminologia non è condivisa (Franco Labella)

Temo che ci sia un po’ di confusione generale. L’abilitazione non determinava né determina la stabilizzazione del rapporto di lavoro. Quando c'erano i concorsi c'erano i vincitori (non più precari) e gli idonei (abilitati destinati ad un più o meno lungo precariato). Un docente con contratto a tempo determinato, ancorchè abilitato, precario era e precario resta se la lingua italiana ed il lessico giuridico hanno un senso. Resto in attesa che qualcuno mi spieghi come si concilia la differenza (e non la similitudine) fra un laureato in medicina che se si specializza oltre che medico ospedaliero può, se non ci riesce, sempre svolgere la professione privata ed un docente che se si abilita senza speranza non può svolgere la privata professione. Anche perché i precettori l’abilitazione non la conoscevano….

 
22/07/2011 - Un abilitato non è un precario 2 (mario lietti)

Nel momento in cui l’abilitazione non implica più il diritto all’immisssione in ruolo, il canale abilitante non alimenta più il precariato. Peraltro vi sono precari non abilitati che non possono regolarizzarsi a causa della sospensione delle procedure abilitanti. In Italia non si è mai programmato alcunché: cominciare a farlo ora inevitabilmente spazzerà via qualche generazione. Gli aspiranti insegnanti non sono minus habentes sotto la tutela di un ministro, quale che sia. L’accesso al canale abilitante sia subordinato ad un esame d’ingresso che alzi l’asticella: i numeri si conterranno automaticamente (al massimo si imporrà una restrizione in ragione della capacità di accoglimento delle università) e ci si garantirà insegnanti preparati, i quali, essendo state finalmente blindate le graduatorie (sperare che siano anche cassate è utopistico, lo so), dovranno costruirsi da sé, in virtù del proprio potenziale, la propria storia professionale. Popolo della libertà o popolo di uno statalismo dalla rigidità inedita?

 
22/07/2011 - Un abilitato non è un precario (mario lietti)

Alla luce delle dichiarazioni - non credibili peraltro - che si leggono al link sottostante, e preso atto del maldestro tentativo del ministro Gelmini di correggere un’impostazione che le ha attirato critiche persino dall’interno del suo schieramento http://wwwasca.it/news-SCUOLA__GELMINI__50_PERCENTO__ASSUNZIONI_A_PRECARI_MA_ALTRO_50_PERCENTO__A_GIOVANI-1036706-ORA-.html qualcuno, munito di pazienza e dotato di efficaci capacità didattiche, potrebbe spiegare al ministro, nonché ai suoi collaboratori, che, finalmente introdotta la distinzione tra abilitazione e reclutamento, proprio ad opera del ministero in carica (fosse stata applicata prima, non sarebbe mai stato sospeso il canale abilitante e invece della fila in posta, livellante e nient'affatto oggettiva come si pretende, avremmo un sistema di reclutamento degno), un abilitato è un abilitato (tautologia necessaria) e non un precario! Il Miur sembra aver difficoltà ad intendere e a recepire la portata rivoluzionaria della novità che lo stesso ha introdotto.

 
12/07/2011 - Responsi, Incontri e Riscontri (Antonio Servadio)

Gent.mo Prof. Labella, mi sento sinceramente onorato per l'attenzione che ha riservato al mio modesto commento. Nondimeno, le suggerirei di rileggerlo con maggiore cura, e cautela. Ho conosciuto - e conosco - insegnanti molteplici quanto a numero e qualità (umane, professionali, vocazionali). Lo stesso dicasi per altri lavoratori. Poiché attribuisco un altissimo valore all'insegnamento, sono specialmente sensibile alla qualità di tutti coloro che operano in campo educazione e scuola (per brevità, qui sorvolo sulla politica). Resto comunque fermo nel mio pensiero: dovrei riscrivere - tali e quali - identiche righe.

 
12/07/2011 - Il ruolo responsabile (Franco Labella)

Anche Servadio si iscrive, con il suo commento, nella schiera di chi dipinge gli insegnanti come "impiegati irresponsabili". Forse, insieme al giovane Ministro che parla di "stipendificio", dovrebbe interrogarsi sul perchè ci siano tanti insegnanti che invece di "trattar pratiche" (chè quello solitamente fanno gli impiegati ancorchè irresponsabili) impiegano parte del loro immenso tempo libero (a sentire Brunetta e Straquadanio) a leggere e a scrivere anche sul web. Quando ho vinto, secoli fa, il concorso a cattedre non ho avuto colloqui motivazionali con la commissione esaminatrice. Gli interessava la servitù altius non tollendi.... Ce li ho, i colloqui motivazionali, quotidianamente con i miei studenti. M'hanno chiesto che farò quando non starò più con loro perchè il Diritto, secondo qualcuno, non serve studiarlo. Non m'hanno ancora chiesto chi me lo fa fare a rispondere a chi dipinge gli insegnanti come una casta di fannulloni legati al "posto fisso". E pensare che ultimamente lo stanno rivalutando persino i teorici della "flessibilità"... Sarà il caso che glie lo spieghi, qualche volta, fra un timbro e l'altro. Che appongo pigramente pensando al posto fisso. A proposito, fra due anni non ho idea di dove sarò. Forse a metter timbri in qualche Ministero. Sono i vantaggi del posto fisso e della irresponsabilità di cui ci accusa il dottor Servadio. Ed alla faccia della vocazione di cui scrive Foschi. Ma forse la vocazione vale solo per le giovani generazioni.

 
12/07/2011 - Per i mea culpa c'è tempo (Franco Labella)

Per ammettere gli errori bisogna esserne responsabili. Chi lega abilitazione ed assunzione non è il sottoscritto ma il giovane Ministro che, con i suoi calcoli contestati da Foschi non nella sostanza, ammazza il TFA in fasce. Foschi,però, invece di contestare i tagli continua a non rispondere alla domanda, semplice, di quale sia lo scopo, nel momento dei tagli col machete, di alimentare vocazioni in assenza di possibilità reali di trasformare la vocazione a cui fa riferimento in occasione professionale. Elude alla grande anche il nodo relativo al ruolo delle Università nella vicenda TFA. Sono abbastanza abile nel reperire le informazioni ma non telefonando al valutatore Bisignani non posso scoprire il lavoro di Foschi se non è scritto da qualche parte del Web. Che aggiorni, perciò, le sue note biografiche nella sezione "Autori" se vuole che si scopra che non vive nell'iperuranio. Per i mea culpa direi quindi che c'è tempo. Per la caccia non ho le phisique du role e sono abbastanza una schiappa anche al tiro al bersaglio. Faccio, però, domande anche polemiche e spesso mi capita di non aver risposte. Ma sono uno testardo. E, non essendo un mulo ma un lucano, qualche volta mi capita di dover insistere per avere le risposte. Resto, perciò, in fiduciosa attesa.

 
09/07/2011 - responsabilità e/o ruolo? (Antonio Servadio)

Che l'identità professionale sia concepita prima di tutto come ruolo impiegatizio e in secondo luogo (forse, anche) come assunzione di responsabilità è il principale guasto culturale del "lavoratore" medio italiano. Ancora più grave problema quando è abito mentale dei parlamentari. Argomento veramente di fondo, perché... ci affonda tutti. Per il resto credo che la lettrice Ercolano abbia ben colto il succo dell'articolo, che argomenta su questioni che vanno ben oltre l'angusto ambito della scuola.

 
09/07/2011 - Il potere magico delle parole II (Franco Labella)

Insegno (non so fino a quando) Diritto e Economia, materie eliminate dal riordino gelminiano, e quando vengono giovani colleghi a chiedere cosa fare per inserirsi nel mondo della scuola la mia risposta, invariabilmente, è una sola: "Cosa potete fare? Una sola cosa: tenervi lontani dal mondo della scuola, scappare, fuggire". Senza ascoltare le sirene, come Foschi, che disegnano un mondo irreale basato sul potere magico delle parole."Liberale, opportunità, merito…". Ma de chè direbbero a Roma, ladrona sia chiaro. Quanto al ragionamento del collega Borrielli che ritrovo qui: caro collega forse ti sfugge un piccolo particolare. Se interessasse una scuola diversa e migliore non avremmo avuto il riordino, quello dove le indicazioni come le tue sono state tanto considerate da aver portato ai quadri orari che conosci. Ma forse Foschi queste quisquilie "sindacali" le ignora bellamente. O, per restare ad un tema che conosco meglio, magari ignora pure la farsa di "Cittadinanza e Costituzione", la disciplina che non c'è. In compenso, però, ci sono i relativi corsi postuniversitari di Giurisprudenza, Università Statale di Milano di cui ho scritto da qualche parte nel Web. Nell'ottica di Foschi, servono, eccome se servono.

RISPOSTA:

Franco Labella mi inquadra nel suo mirino, ma fallisce il colpo (per due volte). La separazione tra abilitazione e reclutamento (che Labella non capisce) fa parte di ogni statuto professionale degno di questo nome. Abilitazione indica idoneità all'esercizio dell'attività; reclutamento indica effettiva assunzione nei ranghi del sistema nazionale di istruzione. Se le abilitazioni cadono nell'imbuto dei calcoli attuali dei possibili assunti, progressivamente si secca alla fonte la sorgente della professione docente che non è (solo) il posto fisso, ma piuttosto la verifica di una vocazione alla comunicazione tramite la conoscenza di un particolare settore della realtà. Quanto alle considerazioni biografiche che mi riserva (secondo errore), sono docente di scuola superiore in attività. L'ambiente un poco la conosco anch'io dal di dentro. Saluti. FF

 
09/07/2011 - Il potere magico delle parole (Franco Labella)

Ho due limiti che dichiaro nella comprensione di quanto scritto da Foschi: sono iscritto a quelle detestabili calamite chiamate "sindacato", contenitori di tutte le nequizie possibili comprese punteggi e tutele, sono contrario, in quanto "fannullone" e navigatore nel Web, all'assunzione sul modello "aziendale" come ipotizzato, con molta circospezione da Foschi ed in maniera meno circospetta dalla prof.ssa Mantovani in una recente intervista. Detto questo, però, mi chiedo cosa significhi: "Dall’altra, però, dovrà essere determinato il fabbisogno degli insegnanti da ammettere ad abilitazione secondo criteri che prescindono dal calcolo delle possibili assunzioni nei ruoli dello Stato. Ne servono molti di più". Ne servono molti di più di cosa e per fare cosa? Forse Foschi, che temo (lo deduco dalle note biografiche) viva in un iperuranio assai lontano dalla scuola reale, ignora i numeri dei tagli del riordino gelminiano di elementari e superiori. Allora l'abilitazione disgiunta dall'assunzione Foschi la descrive come un'opportunità. A far cosa? Collezioni di titoli? Aspirazione ad andare ad insegnare all'estero? Palliativo alla frustrazione indotta dalla miopia di chi si occupa del sistema scolastico italiano? O magari tutto serve a giustificare un crescente peso dell'Università? Insomma, almeno per me, il ragionamento di Foschi ha quasi dell'esoterico. Ma non capire è colpa mia o meglio della mia frustrazione di docente "tagliato" nel pieno della maturità professionale. Segue

 
08/07/2011 - professione docente (virginia ercolano)

Penso sia fondamentale distinguere tra formazione, abilitazone alla docenza dall'assunzione nei ruoli dello Stato, come avviene per le altre professioni del resto. Laurearsi in medicina e poi specializzarsi non significa automaticamente acquisire un posto di lavoro ma completare un percorso formativo che se negato per il numero chiuso richiesto, costringe molti studenti a recarsi all'estero per conseguire il titolo. Sara' cosi anche per i futuri docenti, dal momento che questa abilitazione permette di esercitare in Europa?

 
08/07/2011 - rinvio a precedenti commenti su stesso tema (Michele Borrielli)

se la Redazione mi consente, non mi ripeterei, rinviando ai miei due commenti in http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/6/30/SCUOLA-1-Lettera-aperta-al-ministro-Gelmini-cosi-si-uccide-il-futuro-dei-giovani-docenti/190820/ Le soluzioni ci possono essere, ma bisogna investire risorse nella scuola, puntando sia alla qualità (ad esempio: almeno nei licei scientifici, insegni la chimica il laureato in discipline chimiche della classe A013-futura A-34 [oltre 20 esami chimici su 30 totali e tesi sperimentale di un anno in laboratorio chimico, i docenti chimici italiani sono tra i migliori d'Europa, vedi lettera dei Presidenti degli Ordini dei Chimici]e non sia il laureato in scienze [in media pochissimi esami chimici sostenuti e pochissima o nessuna esperienza laboratoriale chimica] ad insegnarla), e su un turnover più spinto, in controtendenza ad altri settori della Pubblica Amministrazione, troppo diversi dalla scuola. La linearità dei tagli va riconsiderata pensando al futuro del Paese. In Israele durante le guerre che questo Stato affrontò nell secolo scorso, mi si corregga se sbaglio, si tagliò su tutte le spese, tranne che sulla scuola. Mirabile esempio di lungimiranza e di intelligenza. Vi rigrazio per l'attenzione.