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EDUCAZIONE/ Perché quei figli dimenticati in auto come pacchi?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Come ebbe a scrivere il filosofo tedesco ne La fondazione dell'ontologia (1935), “La vita dell'uomo moderno non è favorevole all'approfondimento. Essa si sottrae alla tranquillità e alla contemplazione, è una vita di attività continua e affrettata, una lotta senza scopo e riflessione. Chi si ferma un istante è subito superato [...] Il nostro sguardo è sempre rivolto alla novità più recente, a ogni istante siamo sotto il dominio di ciò che è ultimo, e quello che precede è subito dimenticato, non soltanto prima di comprenderlo, ma addirittura ancor prima di vederlo con esattezza”.

Della seconda, già mamma di altri due figli più grandicelli, alcuni giornalisti, affamati di retroscena, avevano persino intervistato il parroco. Donna molto attiva, si occupava persino del catechismo parrocchiale. Perché non chiederle altro?! In entrambi i casi è il mese di maggio. La mamma-professoressa avrebbe dovuto consegnare la sua creatura alla baby-sitter, che l’attendeva invano...

I primi caldi e la stanchezza di una vita troppo intensa che manda in tilt il discernimento e fa perdere il controllo delle proprie azioni, sono un terreno fertile per le “dimenticanze” più o meno gravi. Uno stile di vita troppo intenso, unitamente ad una professione a rischio di logoramento psicofisico, fanno smarrire il senso delle priorità e danno spazio a quel corto circuito mentale che lascerà il senso di colpa per il resto della vita di entrambi i giovani genitori.

Non cadiamo, come ho sentito dire qua e là, nell’errore di  imputare alla generazione dei quarantenni la mancanza di responsabilità. Stonerebbe davvero e c’illuderebbe di essere immuni o deliranti, che è peggio. Non indigniamoci più, dunque, ma impariamo a leggere in modo sano e semplice i segni chiari dei tempi. Il silenzio della pietas ci aiuterà. Tutto il resto è banale.



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