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SCUOLA/ La "cattiva" logica del ministero discrimina i giovani

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quella del ministero «è una logica certamente ispirata al rigore nel momento in cui si propone di risolvere la piaga del precariato, ma pecca di scarsa attenzione quando mette da parte i giovani». A dirlo è Grazia Distaso, preside della facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bari. Il ministro Gelmini sul Corriere si era detta contraria alla volontà di «aprire in modo indiscriminato percorsi di laurea per diventare insegnanti o per conseguire l’abilitazione all’insegnamento». L’orientamento dell’amministrazione è chiaro: le immissioni in ruolo danno in modo pressoché esclusivo la precedenza al personale precario. In realtà gli studenti del Clds e Mario Mauro e Maurizio Lupi, che ne hanno interpretato le istanze rispondendo al ministro, non vogliono affatto riaprire le graduatorie, ma solo garantire l’accesso all’idoneità professionale.

Grazia Distaso, gli studenti difendono il diritto ad abilitarsi alla docenza, senza pretendere alcun inserimento in graduatoria.

Hanno ragione. Sono d’accordo con questa ipotesi, cioè che vadano separate abilitazione e reclutamento. A Bari il nostro consiglio di Facoltà ha trasmesso il documento degli studenti, già approvato dal Senato accademico, alla Conferenza dei Presidi. Difende ragioni pienamente condivisibili.

La prima preoccupazione del ministro è non alimentare nuove graduatorie; lo Stato, ha scritto, «non può più creare posti di lavoro che non esistono», alimentando negli studenti «false speranze».

È giusto che si tenga conto del precariato. Mi guarderei però da soluzioni unilaterali, parziali, e per ciò stesso penalizzanti nei confronti dei giovani. Gli strumenti ci sono: si ricorra al TU 297/94, che prevede di assumere per il 50 percento dalle graduatorie e per il 50 per cento da concorso. In questo modo i nuovi abilitati avrebbero la possibilità di far valere il loro diritto di accedere alla professione docente. Sarebbe ingiusto selezionare a priori e non in base al merito.

Le risulta che le scelte del ministero abbia messo in difficoltà gli atenei?



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COMMENTI
01/08/2011 - Sacrificati? (mario lietti)

“Sacrificati”? Per il solo fatto di essersi abilitati, ovvero di aver conseguito una semplice idoneità professionale, in amplissimo soprannumero rispetto al fabbisogno, vita natural durante attenderanno di essere immessi in ruolo, ciascuno al proprio turno. Non vi è mai stata alcuna effettiva programmazione, ma il decisore politico ha dispensato il “diritto” all’immissione in ruolo come se esso fosse stato nella sua disponibilità; invece operando così, ovvero abdicando al dovere di definire un modello di reclutamento, e consentendo l’abominio della “prenotazione” della cattedra (unicum mondiale), ha scippato di un diritto vero tutti gli attuali aspiranti meritevoli cui nega persino un’opportunità. Gli iscritti nelle GaE, se finalmente venisse istituito un sistema di reclutamento, potrebbero accedervi godendo del 100% delle opportunità di essere assunti, invece dell’odierno 50%, per antimeritocratico scorrimento di graduatorie nelle quali sono stipati in fila abilitati delle più disparate estrazioni e qualità. Quale pervertimento della mentalità e delle coscienze hanno prodotto le graduatorie. Si abbattano gli steccati e si introducano finalmente criteri meritocratici. Ma il ministero si accontenta di smaltire le file, e basta: quelle delle GaE e delle GM per le assunzioni a t.i. e quelle dei precari non abilitati per accedere al Tfa (Dm 249/10, art. 15, comma 13), mentre con armi subdole si adopera per ridurre il numero degli aspiranti che reclameranno un canale abilitante.

 
01/08/2011 - lo strano interesse dei docenti universitari (Alberto Simonini)

Non stupisce che dietro questa battaglia per "i giovani" ci siano molti docenti universitari. Va chiarito subito che al di là di qualche afflato ideale, la vera preoccupazione di questi docenti è di tipo clientelarista. Nessuno ha finora ricordato che le siss (così come in un futuro i tfa) garantivano il posto a numerosi ricercatori e professori senza cattedra: un sistema a costi bassissimi per le facoltà perchè si autofinanziava e garantiva di sistemare su qualche strapuntino qualche docente escluso dalle cattedre ordinarie. In nome dello slogan "diamo spazio ai giovani" si dimentica che nelle graduatorie ad esaurimento ci sono molti giovani (molti under 30) che hanno maturato esperienza e hanno una grande voglia di insegnare e che verrebbero sacrificati per far spazio ad altri giovani senza nessuna esperienza di insegnamento.