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SCUOLA/ La "cattiva" logica del ministero discrimina i giovani

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

A Bari abbiamo istituito il corso di laurea magistrale LM-14 per la classe di abilitazione A043 (quella per insegnare italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I grado, ndr) ma abbiamo fermato tutto quando sono stati resi noti i numeri del fabbisogno, poco più che simbolici o nulli. È stato creato un Comitato interateneo per la didattica, in federazione con altri atenei del mezzogiorno: uno strumento pensato per adeguare l’offerta alla domanda del territorio. Abbiamo dovuto fermare tutto.

Secondo i calcoli fatti dal ministero, in molte regioni il fabbisogno di nuovi docenti sarebbe stato pari a zero.

È da rilevare che il fabbisogno nazionale complessivo fosse uguale a quello dell’ammontare dei precari. Mi pare francamente una coincidenza curiosa. In ogni caso, tengo a sottolineare che nessuno in università - ma penso che lo stesso valga per altri atenei - ne fa una questione di convenienza o di potere, in termini di fondi e di iscrizioni. Non è per questo; dispiace invece soprattutto per i giovani, che si vedono di fatto preclusa la strada dell’insegnamento.

Esiste secondo lei il problema di uno stop generazionale nella classe docente?

Se si blocca l’abilitazione, è inevitabile. I docenti che verranno saranno più maturi e a farne le spese saranno gli studenti. I precari sono persone formate e con esperienza, ma senza una classe di colleghi giovani questa esperienza rischia di non passare ad altri. I giovani portano entusiasmo e soprattutto innovazione nella didattica. Questo è molto importante per le nuove generazioni che saranno sui banchi, fatte di persone che hanno bisogno di essere sollecitate, stimolate. Chiedono professionisti che sappiano insegnare condividendo il loro milieu culturale, che appartengano al loro orizzonte. Ripeto, escludere mi sembra un metodo sbagliato: la strada maestra è quella di contemperare le esigenze.

Si sa che c’è una saldatura netta tra precari e sindacati, che di fronte alle scelte della Gelmini non hanno battuto ciglio. Una scelta conservatrice quella del ministero?



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COMMENTI
01/08/2011 - Sacrificati? (mario lietti)

“Sacrificati”? Per il solo fatto di essersi abilitati, ovvero di aver conseguito una semplice idoneità professionale, in amplissimo soprannumero rispetto al fabbisogno, vita natural durante attenderanno di essere immessi in ruolo, ciascuno al proprio turno. Non vi è mai stata alcuna effettiva programmazione, ma il decisore politico ha dispensato il “diritto” all’immissione in ruolo come se esso fosse stato nella sua disponibilità; invece operando così, ovvero abdicando al dovere di definire un modello di reclutamento, e consentendo l’abominio della “prenotazione” della cattedra (unicum mondiale), ha scippato di un diritto vero tutti gli attuali aspiranti meritevoli cui nega persino un’opportunità. Gli iscritti nelle GaE, se finalmente venisse istituito un sistema di reclutamento, potrebbero accedervi godendo del 100% delle opportunità di essere assunti, invece dell’odierno 50%, per antimeritocratico scorrimento di graduatorie nelle quali sono stipati in fila abilitati delle più disparate estrazioni e qualità. Quale pervertimento della mentalità e delle coscienze hanno prodotto le graduatorie. Si abbattano gli steccati e si introducano finalmente criteri meritocratici. Ma il ministero si accontenta di smaltire le file, e basta: quelle delle GaE e delle GM per le assunzioni a t.i. e quelle dei precari non abilitati per accedere al Tfa (Dm 249/10, art. 15, comma 13), mentre con armi subdole si adopera per ridurre il numero degli aspiranti che reclameranno un canale abilitante.

 
01/08/2011 - lo strano interesse dei docenti universitari (Alberto Simonini)

Non stupisce che dietro questa battaglia per "i giovani" ci siano molti docenti universitari. Va chiarito subito che al di là di qualche afflato ideale, la vera preoccupazione di questi docenti è di tipo clientelarista. Nessuno ha finora ricordato che le siss (così come in un futuro i tfa) garantivano il posto a numerosi ricercatori e professori senza cattedra: un sistema a costi bassissimi per le facoltà perchè si autofinanziava e garantiva di sistemare su qualche strapuntino qualche docente escluso dalle cattedre ordinarie. In nome dello slogan "diamo spazio ai giovani" si dimentica che nelle graduatorie ad esaurimento ci sono molti giovani (molti under 30) che hanno maturato esperienza e hanno una grande voglia di insegnare e che verrebbero sacrificati per far spazio ad altri giovani senza nessuna esperienza di insegnamento.