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SCUOLA/ La "cattiva" logica del ministero discrimina i giovani

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

No so se chiamarla conservatrice. È certamente ispirata al rigore nel momento in cui si propone di risolvere la piaga del precariato, ma si tratta di una logica di carattere che definirei matematico quando mette da parte i giovani. È la logica che sceglie tra A e B, dove A e B non si incontrano. Sembra applicare il principio «prima facciamo questo, poi si vedrà». Ma così facendo, sembra mancare una visione attenta all’interesse generale.

A proposito dei nuovi abilitati si fa riferimento ad «albi regionali dai quali le scuole possano attingere direttamente i docenti» (per supplenze, senza graduatorie, e «da immettere in ruolo con proprio concorso di istituto o reti di istituto»). Un punto, quello della chiamata diretta, che già fa parte del ddl Aprea. Lei che ne pensa?

Sarebbe positivo, perché lascia intravedere una concezione assai più aperta della professione docente. Presupporrebbe però un’attuazione piena dell’autonomia delle scuole, che ancora non c’è. Servirebbe un percorso che la scuola non ha ancora fatto.

Che cosa auspica?

Che il ministro dia spazio anche ai giovani e che ci sia l’emanazione di linee guida definite per rispondere alla domanda formativa, i cui numeri, a mio modesto avviso, andrebbero ricalibrati.




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COMMENTI
01/08/2011 - Sacrificati? (mario lietti)

“Sacrificati”? Per il solo fatto di essersi abilitati, ovvero di aver conseguito una semplice idoneità professionale, in amplissimo soprannumero rispetto al fabbisogno, vita natural durante attenderanno di essere immessi in ruolo, ciascuno al proprio turno. Non vi è mai stata alcuna effettiva programmazione, ma il decisore politico ha dispensato il “diritto” all’immissione in ruolo come se esso fosse stato nella sua disponibilità; invece operando così, ovvero abdicando al dovere di definire un modello di reclutamento, e consentendo l’abominio della “prenotazione” della cattedra (unicum mondiale), ha scippato di un diritto vero tutti gli attuali aspiranti meritevoli cui nega persino un’opportunità. Gli iscritti nelle GaE, se finalmente venisse istituito un sistema di reclutamento, potrebbero accedervi godendo del 100% delle opportunità di essere assunti, invece dell’odierno 50%, per antimeritocratico scorrimento di graduatorie nelle quali sono stipati in fila abilitati delle più disparate estrazioni e qualità. Quale pervertimento della mentalità e delle coscienze hanno prodotto le graduatorie. Si abbattano gli steccati e si introducano finalmente criteri meritocratici. Ma il ministero si accontenta di smaltire le file, e basta: quelle delle GaE e delle GM per le assunzioni a t.i. e quelle dei precari non abilitati per accedere al Tfa (Dm 249/10, art. 15, comma 13), mentre con armi subdole si adopera per ridurre il numero degli aspiranti che reclameranno un canale abilitante.

 
01/08/2011 - lo strano interesse dei docenti universitari (Alberto Simonini)

Non stupisce che dietro questa battaglia per "i giovani" ci siano molti docenti universitari. Va chiarito subito che al di là di qualche afflato ideale, la vera preoccupazione di questi docenti è di tipo clientelarista. Nessuno ha finora ricordato che le siss (così come in un futuro i tfa) garantivano il posto a numerosi ricercatori e professori senza cattedra: un sistema a costi bassissimi per le facoltà perchè si autofinanziava e garantiva di sistemare su qualche strapuntino qualche docente escluso dalle cattedre ordinarie. In nome dello slogan "diamo spazio ai giovani" si dimentica che nelle graduatorie ad esaurimento ci sono molti giovani (molti under 30) che hanno maturato esperienza e hanno una grande voglia di insegnare e che verrebbero sacrificati per far spazio ad altri giovani senza nessuna esperienza di insegnamento.