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SCUOLA/ Chi l'ha detto che sarà lo Stato a salvarci da questa crisi?

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Ripartire da bene comune ed educazione (Foto Ansa)  Ripartire da bene comune ed educazione (Foto Ansa)


Invece questo mondo potrà uscire dalla crisi incombente solo ritrovando bene comune ed educazione, solo ritornando a farne esperienza. Il bene comune che si costruisce attraverso la condivisione dei bisogni e i tentativi di risposta che la stessa capacità di condividerli apre. Non lo Stato che decide chi deve star bene e chi può far sacrifici, non lo Stato che stabilisce come dividere la ricchezza che diminuisce, ma il popolo che costruisce ritrovando la capacità di condivisione di cui è fatta la sua storia e lo Stato che fa un passo indietro e valorizza le iniziative delle persone e dei gruppi sociali, realizzando la sussidiarietà.

Anche l’economia sarà salvata dal popolo e non dallo Stato, del resto la storia ha già insegnato che nei grandi momenti di recessione non lo Stato ma la gente, la sua capacità di iniziativa, è stato il punto da cui è partita una reale ripresa. Non c’è bene comune senza educazione. E l’educazione è oggi sempre più una emergenza, l’educazione non come la intende lo Stato, ossia l’insieme delle regole del buon senso comune che portano ad adeguarsi al potere dello Stato. No! Non è questa l’educazione di cui oggi si ha bisogno, è invece l’educazione come possibilità per ogni essere umano di ritrovare la forza del cuore e di comprendere come il destino del mondo sia inscritto nel cuore dell’uomo.

Contro la divisione che lo Stato governa per aumentare il suo potere l’educazione è l’ultima occasione che si apre all’io per ritrovare se stesso e con questo una strada di costruzione del bene comune. Questa di agosto non è solo una rischiosa crisi apocalittica, ancor di più è una sfida a ritrovare la direzione del cuore per costruire un mondo dove sia possibile vivere da uomini!



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COMMENTI
11/08/2011 - Un suggerimento a Mereghetti (Franco Labella)

L'estate è torrida in molti sensi e perciò suggerisco a Mereghetti di scrivere una lettera anzi due. Una a Soros, così magari si convince e l'altra al Ministro dell'Educazione inglese. Chieda ad entrambi di fare un un passo indietro. Così magari ci salviamo dal default e dalle vetrine rotte.... Dimenticavo: bisogna far sapere al nostro giovane Ministro che,forse, dobbiamo cambiare anche modello di riferimento per il nostro sistema di educazione. Magari la Gran Bretagna, visti gli esiti, non va più... O no?