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SCUOLA/ Quali insegnanti servono per far crescere e studiare i nostri ragazzi?

Pubblicazione:giovedì 11 agosto 2011

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Il primo appuntamento per l’insegnante è quindi quello di rendersi disponibile e di promuovere un diverso rapporto con gli altri insegnanti, non solo e non tanto in quanto cultori di uno stesso sapere, ma in quanto orientati da uno stesso compito. Ciò deve avvenire nella scuola, superando le forme di collegialità oggi presenti, e nella società in cui l’insegnante “associato” deve tornare a essere presente come portatore di una risposta al bisogno di senso che pervade tutta la società.

Il secondo è ben delineato da Matteo Foppa Pedretti che, in un suo articolo, identifica il primo grande appuntamento (ma potremmo meglio dire compito) della scuola nel rendersi disponibile a un confronto con le condizioni (educative, comunicative, lavorative, ecc.) del contesto in cui si colloca. Ciò deve, in tempi rapidi, produrre forme operative di parternariato che permettano di far fronte sia alla impasse educativa che caratterizza la nostra società sia al progressivo decadimento della capacità della scuola di insegnare.



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COMMENTI
16/08/2011 - Quali Insegnanti servono ...oggi (Maria Antonia Savio)

I contributi qui pubblicati possono avviare una riflessione! Si ritrovi il desiderio di sperimentare forme nuove di praticare la "professione docente"!. E' quanto mai urgente che il Collegio Docenti, i Consigli di classe diventino luoghi di elaborazione di proposte "operative". I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, i giovani che incontriamo ogni giorno sono portatori del "bisogno di una forma di scuola" alla quale possano appartenere! Si può temere infatti che la disaffezione (che a volte diventa abbandono!) cresca nel prossimo periodo. La pretesa di risultati che raggiungano vertici importanti (9 o 10 nella scala numerica) sta soverchiando i rapporti interpersonali in famiglia, tra famiglie e docenti, tra Scuola e Società. Il tutto in assenza dei diretti interessati (gli alunni) che assistono marginalmente a tutto quanto viene deciso per loro. Tant'è che spesso si utilizzano minacce e vie di fatto legali da parte di genitori che si sentono lesi nel "loro diritto" quando non sono soddisfatti di ciò che la Scuola propone e decide. Il rischio è la "sostituzione": a chi "interessa" la Scuola: ai genitori? ai ragazzi?. Molto perciò c'è da dire sulla Scuola: è un luogo di dimostrazione di forza? di recriminazioni tra adulti? E' urgente trovare una forma nuova per "fare Scuola", in cui i soggetti "portatori di interesse" gli alunni, occupino il "centro" dei processi scolastici, Persone concrete, ragazzi di oggi, protagonisti, attesi, ascoltati. "I care": è ancora di moda!

 
11/08/2011 - INTERESSANTE, MOLTO INTERESSANTE! (Gianni MEREGHETTI)

Ringrazio Felice Crema per le sollecitazioni del suo interessante articolo, le questioni sollevate sono decisive e se prese sul serio e affrontate con intelligenza possono portare fuori dalle attuali secche in cui la scuola sopravvive, senza qual salto di qualità che tutti auspicano. Nella direzione che Crema indica anch'io vedo la possibilità di trovare l'unità tra il particolare che si insegna e il destino per cui viene insegnato. In questa direzione vorrei riportare una frase di don Luigi Giussani che mi ha guidato in questi anni, anche se io ne sono stato indegno, troppo indegno. Per don Giussani essere insegnante significa insegnare “con una precisione circa la verità di quel che dice, con un amore alla verità di quel che dice e, perciò, con più poesia ( poesia nel senso generale del termine); con più amore a chi ha davanti, perciò con più pazienza, con più adattabilità, pronto a valorizzare osservazioni che venissero dagli scolari, pronto a rispondere a domande insistenti, anche troppo analitiche, che gli scolari facessero: insomma, una disponibilità alle esigenze della scolaresca che si chiama carità”. Questa mi pare la strada maestra per rispondere al bisogno oggi sempre più urgente, quello di una conoscenza in cui l'umano sia implicato per superare la divisione che in questi anni si è dilatata tra conoscenza e educazione, una divisione di cui si nutre l'ideologia del disciplinarismo ma anche chi vi si oppone. La sfida posta da Felice Crema è più che decisiva.

 
11/08/2011 - Coi piedi per terra (enrico maranzana)

Condivisibile l’assunto “La cultura professionale comune alla maggioranza degli insegnanti italiani appare oggi chiusa in un’aula (la propria), legittimata da un sapere formalizzato”, proposizione che conduce al superamento sia “dell’individualismo che caratterizza troppo spesso la posizione dell’insegnante; della indisponibilità al confronto con altri soggetti interessati al raggiungimento degli stessi fini”, sia “delle forme di collegialità oggi presenti”. Focalizzo l’ultima frase per rimarcare la distanza che esiste tra l’ordinaria gestione dei processi scolastici con l’impianto concettuale dei decreti delegati che sono stati concepiti proprio per conseguire le finalità indicate dallo scritto. CHE SENSO HA DECONTESTUALIZZARE UN PROBLEMA? Rimando a “I mali della scuola: i piani alti calpestano le regole e privilegiano il pensiero libero”, visibile in rete, in cui si mostra l’origine dell’insensibilità dei docenti a “rendersi disponibili e di promuovere un diverso rapporto con gli altri insegnanti”.