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SCUOLA/ Quella lezione del passato per capire a che servono gli insegnanti

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A tal proposito mi ha colpito molto quell’articolo di Camon sulla Mastrocola in cui parlava del suo bravissimo piastrellista che però viveva completamente avulso dalla realtà: sapeva fare bene il suo mestiere, ma ignorava guerre, trame di film, autori della letteratura, riforme fiscali e quant’altro. A un certo punto Camon s’interroga se costui conduca una vita qualitativamente interessante e conclude dicendo che “lo studio sta al vivente come la medicina al malato: se dessimo ascolto ai bambini che non le vogliono ingoiare non ci sarebbe più nessuno”. Idem per la scuola.

Una volta, infatti - come su queste colonne spiegava la stessa Mastrocola - “si credeva che i giovani, sapendo la Divina Commedia, sarebbero stati dei ragionieri migliori! Migliori come uomini, e quindi di certo anche come ragionieri”. L’humanitas e il quid animo satis accomunano l’operaio e il filosofo da sempre, perché la scuola ha insegnato loro un metodo, uno stile di vita prima che un mestiere.

Ma ancora più persuasivo, a tal proposito, è il libro Non per profitto della filosofa americana Martha Nussbaum, nel quale la scrittrice spiega che lo studio non deve per forza avere un secondo fine, un guadagno economico (dopo la scuola si avrà tutto il tempo di ragionare in questi termini): subire “il fascino di vedere il modo con gli occhi degli altri” è alla base della democrazia.

Per concludere, non credo che abolire i licei sia l’unico modo per costringere i ragazzi a iscriversi ai tecnici; i cultori delle scuole professionali dovrebbero trovare degli appigli più allettanti per condurre la maggior parte dei ragazzi nelle loro scuole. Di sicuro sarebbe auspicabile che tutte le scuole fossero di serie A, ma, per riuscire in questo, non resta che ritornare alla scuola seria di una volta.



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COMMENTI
15/08/2011 - Insegnanti..... (Maria Antonia Savio)

I recenti articoli pubblicati sul ruolo e sui compiti, sulle caratteristiche e alla fine sulle competenze fondamentali degli Insegnanti sollecitano numerose riflessioni. Prima di tutto vorrei garbatamente far notare che i Dirigenti non metteranno mai ostacoli a quelle possibilità di promozione della professionalità dei Docenti e soprattutto alla necessaria pratica riflessiva che sta alla base di qualsiasi progetto di miglioramento della Scuola.E chi scrive è uno di questi! Il Docente è colui che, una volta chiusa la porta per cominciare "la lezione " o meglio "L'incontro" con il suo gruppo di allievi, ha la possibilità davvero di essere Educatore, e di educare, non-ostante tutte le riforme,le circolari ecc ecc.L'autonomia del Docente è grande come la sua responsabilità. E' questo il "logos" fondamentale: la responsabilità che fa entrare in gioco la personalità,i valori,la capacità di testimonianza e l'Educazione.La consapevolezza di sè e la conoscenza della società indicano al Docente la via sulla quale orientare l'educazione, mai operazione individuale, ma sempre condivisa: con il gruppo dei Colleghi e il Dirigente, con il gruppo classe. E' una operazione circolare, possibile soltanto se il Docente si apre al confronto, al dialogo e nel Collegio si avvia la pratica riflessiva sulla professione, sul qui ed ora.. con lo sguardo aperto al futuro, alla mèta da raggiungere..Auguri ai Collegi Docenti che si riuniranno il 1 settembre 2011 in tutti gli Istituti scolastici d'Italia.

 
12/08/2011 - La questione seria della scuola è la cultura! (Gianni MEREGHETTI)

Ringrazio il Sussidiario di tenere viva in pieno agosto una questione decisiva per il presente e il futuro della scuola. Anche questo articolo di Olga Sanese è interessante in questa direzione. Io suggerirei di approfondire la questione della cultura perchè sta lì a mio parere la questione seria della scuola. Dopo decenni in cui la cultura è stata identificata con l'ideologia oggi è maturo il tempo per portare dentro la scuola ciò che la cultura è, non un insieme di idee, nè la capacità di analizzare per filo e per segno una particolare disciplina, nè che una disciplina sia interpretabile, ma che si possa fare esperienza di ciò che dà significato a tutto, proprio tutto! Per affrontare questa sfida suggerirei di prendere in considerazione il pensiero di Andrej Sinjavskij sul contadino russo: "La quantità delle nostre nozioni e informazioni è enorme, ne siamo sovraccarichi, senza che esse cambino qualitativamente. In pochi giorni possiamo fare il giro del pianeta – prendere un aereo e viaggiare senza profitto spirituale, allargando soltanto il nostro raggio informativo. Confrontiamo adesso questi pretesi orizzonti con lo stile di vita dell'antico contadino..... noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo...Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro"

 
12/08/2011 - Andar per farfalle (enrico maranzana)

“Da sempre il dibattito sulla scuola è incentrato sullo scopo dell’istruzione, se questa debba essere di preparazione alla vita o al lavoro”: ecco la piaga che immobilizza l’istituzione. Chi interviene nel dibattito crede che il suo sentire sia quello “buono”, dimenticando che la complessità di un problema si abbatte solo se la sua soluzione si ricerca con rigorosità scientifica, approssimata gradualmente, nel rispetto dei livelli di responsabilità. La questione che lo scritto pone è stata risolta da tempo, riformalizzata nel 2003 dalla legge Moratti che ha ricordato che il SISTEMA educativo di istruzione e formazione è finalizzato alla promozione di capacità e di competenze ATTRAVERSO abilità e conoscenze. Eloquente e significativo il glossario allegato alle indicazioni nazionali dei tecnici e professionali che considera come sinonimi “capacità”, “abilità” e “competenze”, scelta dettata dalla volontà di “ritornare alla scuola seria di una volta”.