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SCUOLA/ Quella lezione del passato per capire a che servono gli insegnanti

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Ringrazio il Professor Crema e ilsussidiario.net per l’opportunità che mi dà di approfondire una delle tante questioni dibattute all’interno della scuola. È un onore per me - che sono alle prime armi - poter dialogare attraverso questo giornale con accademici di tale portata. D’altronde, come diceva Epicuro, non bisogna aspettare la vecchiaia per fare filosofia e interrogarsi sulla realtà.

Nel suo articolo, il Professor Crema mi citava come esponente di un filone di pensiero - al quale non immaginavo nemmeno di appartenere - secondo cui io accuserei “altri di non destinare sufficienti risorse alla scuola o di non riconoscerle quel prestigio che ancora la scorsa generazione riconosceva agli insegnanti” e che agirei “ come se fosse solo responsabilità di ‘altri’ ”, non dei professori, la situazione in cui ci troviamo a dover insegnare. Invece, i professori, secondo Crema, non “seguono queste piste di riflessione”, in quanto hanno “un alibi per non affrontare l’aspetto del problema in cui il contributo degli insegnanti è indispensabile”. E, sempre Crema, metteva a capo dell’opposta corrente di pensiero il Professor Teruzzi che aveva pubblicato, sempre su queste colonne, un articolo sulla massificazione dei licei e sulla diminuzione degli iscritti nei tecnici e professionali, di cui l’Italia avrebbe più bisogno.

Personalmente non mi riconosco nel suddetto modo di pensare. Anzi. Il mio articolo, nel quale si lamentava sì un’assenza di risorse, ma anche di comportamenti corretti, finiva con un meno male che ci sono gli insegnanti che, nonostante tutto, affrontano i problemi della scuola.

Per quanto riguarda, invece, il “perché essere rigidi con gli studenti quando poi, in realtà, la vita li porterà, nella grande maggioranza dei casi, a compiti che con l’alta cultura non hanno molto a che fare?” e sulla “proposta, anche di vita, che la scuola fa alle giovani generazioni e le condizioni effettive in cui essi saranno chiamati a vivere” ci sarebbe molto da dire.

Da sempre il dibattito sulla scuola è incentrato sullo scopo dell’istruzione, se questa debba essere di preparazione alla vita o al lavoro. Un po’ come la concezione dell’arte che, a periodi alterni, è specchio del verum o intrattenimento dilettevole (per non parlare di quando è stata definita come la parte visibile dell’invisibile). Bene, io credo che otium e negotium non debbano essere in contrasto fra di loro, ma debbano convivere in tutte le persone.



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COMMENTI
15/08/2011 - Insegnanti..... (Maria Antonia Savio)

I recenti articoli pubblicati sul ruolo e sui compiti, sulle caratteristiche e alla fine sulle competenze fondamentali degli Insegnanti sollecitano numerose riflessioni. Prima di tutto vorrei garbatamente far notare che i Dirigenti non metteranno mai ostacoli a quelle possibilità di promozione della professionalità dei Docenti e soprattutto alla necessaria pratica riflessiva che sta alla base di qualsiasi progetto di miglioramento della Scuola.E chi scrive è uno di questi! Il Docente è colui che, una volta chiusa la porta per cominciare "la lezione " o meglio "L'incontro" con il suo gruppo di allievi, ha la possibilità davvero di essere Educatore, e di educare, non-ostante tutte le riforme,le circolari ecc ecc.L'autonomia del Docente è grande come la sua responsabilità. E' questo il "logos" fondamentale: la responsabilità che fa entrare in gioco la personalità,i valori,la capacità di testimonianza e l'Educazione.La consapevolezza di sè e la conoscenza della società indicano al Docente la via sulla quale orientare l'educazione, mai operazione individuale, ma sempre condivisa: con il gruppo dei Colleghi e il Dirigente, con il gruppo classe. E' una operazione circolare, possibile soltanto se il Docente si apre al confronto, al dialogo e nel Collegio si avvia la pratica riflessiva sulla professione, sul qui ed ora.. con lo sguardo aperto al futuro, alla mèta da raggiungere..Auguri ai Collegi Docenti che si riuniranno il 1 settembre 2011 in tutti gli Istituti scolastici d'Italia.

 
12/08/2011 - La questione seria della scuola è la cultura! (Gianni MEREGHETTI)

Ringrazio il Sussidiario di tenere viva in pieno agosto una questione decisiva per il presente e il futuro della scuola. Anche questo articolo di Olga Sanese è interessante in questa direzione. Io suggerirei di approfondire la questione della cultura perchè sta lì a mio parere la questione seria della scuola. Dopo decenni in cui la cultura è stata identificata con l'ideologia oggi è maturo il tempo per portare dentro la scuola ciò che la cultura è, non un insieme di idee, nè la capacità di analizzare per filo e per segno una particolare disciplina, nè che una disciplina sia interpretabile, ma che si possa fare esperienza di ciò che dà significato a tutto, proprio tutto! Per affrontare questa sfida suggerirei di prendere in considerazione il pensiero di Andrej Sinjavskij sul contadino russo: "La quantità delle nostre nozioni e informazioni è enorme, ne siamo sovraccarichi, senza che esse cambino qualitativamente. In pochi giorni possiamo fare il giro del pianeta – prendere un aereo e viaggiare senza profitto spirituale, allargando soltanto il nostro raggio informativo. Confrontiamo adesso questi pretesi orizzonti con lo stile di vita dell'antico contadino..... noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo...Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro"

 
12/08/2011 - Andar per farfalle (enrico maranzana)

“Da sempre il dibattito sulla scuola è incentrato sullo scopo dell’istruzione, se questa debba essere di preparazione alla vita o al lavoro”: ecco la piaga che immobilizza l’istituzione. Chi interviene nel dibattito crede che il suo sentire sia quello “buono”, dimenticando che la complessità di un problema si abbatte solo se la sua soluzione si ricerca con rigorosità scientifica, approssimata gradualmente, nel rispetto dei livelli di responsabilità. La questione che lo scritto pone è stata risolta da tempo, riformalizzata nel 2003 dalla legge Moratti che ha ricordato che il SISTEMA educativo di istruzione e formazione è finalizzato alla promozione di capacità e di competenze ATTRAVERSO abilità e conoscenze. Eloquente e significativo il glossario allegato alle indicazioni nazionali dei tecnici e professionali che considera come sinonimi “capacità”, “abilità” e “competenze”, scelta dettata dalla volontà di “ritornare alla scuola seria di una volta”.