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SCUOLA/ Precari e giovani: due pesi e due misure?

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Il precariato e le speranze dei giovani nella scuola (Imagoeconomica)  Il precariato e le speranze dei giovani nella scuola (Imagoeconomica)


Il ministro Gelmini, se avesse un pò di lungimiranza, non si fermerebbe a risolvere la questione dei precari, ma andrebbe avanti con lo stesso e ancor più impegno. I giovani che si affollano alle porte della scuola e la trovano chiusa, a doppia mandata, con un Cerbero che ogni tanto fa entrare qualcuno ma a rigoroso singhiozzo, ebbene questi giovani che vogliono insegnare, per i quali questa scelta ha un valore ideale, sono una sfida.
Farli entrare, dar loro la possibilità di abilitarsi e di giocare le loro doti è per il ministro un'occasione per ripensare al sistema statalista che va consolidandosi, è una grande possibilità per il ministro di introdurre finalmente dentro la scuola criteri di libertà e di merito. Con un sistema che unifica abilitazione e reclutamento si avrà un controllo sempre più ferreo dello stato, sarà l'affermazione dell'insegnante statale.
Se invece il ministro avesse il coraggio di cambiare registro, questa che le offrono i giovani è un'occasione irripetibile, basterebbe un minimo di ragionevolezza, distinguere in modo chiaro, senza possibilità di equivoco, tra abilitazione e reclutamento. L'abilitazione è un diritto che si deve dare a tutti e si deve abilitare chiunque dimostri di essere motivato a insegnare e di saperlo fare. Poi le scuole decidano in modo autonomo chi reclutare. Sarebbe ora.



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COMMENTI
15/08/2011 - Distinguere abilitazione da reclutamento (Roberto Pasolini)

Condivido a pieno le conclusioni di Mereghetti. Separare l'acquisizione dell'abilitazione dal reclutamento per un posto di docente nella scuola statale sarebbe un provvedimento equo per diversi motivi ed in linea con la volontà di evitare,nel tempo,la formazione di altre lunghe liste di precari. Innanzitutto equo nel confronto di altre abilitazioni professionali. Ci si può abilitare alla professione di avvocato, ad esempio, senza alcun diritto automatico all'esercizio della professione. Sara' la capacita' della persona a permettergli o meno di esercitare. Così dovrebbe essere anche per un giovane che ambisce ad esercitare la professione docente in un ambito non solo statale (la legge 62/2000 servirà pur a qualcosa!). In secondo luogo chiarirebbe che nell'organico dello Stato si può entrare solo per concorso e solo per la quantità di assunzioni di cui lo Stato necessita. Finito il concorso tutto e' chiuso senza strascichi e senza graduatorie permanenti. A nuove necessita', nuovo concorso! Si porrebbe fine alle illusioni, altra equità. Tale provvedimento sarebbe comunque coerente con la volontà di dare una sistemazione ai precari che hanno acquisito un diritto, ma a graduatoria esaurita, non permettendo ad altri i di inserirsi (chi vuole insegnare nello Stato attende il primo concorso utile), non vi saranno più graduatorie da sistemare e si potrebbe sperare, finalmente, nella "normalità". Confidiamo tutti nella lungimiranza del Ministro.