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SCUOLA/ Prof, istruzioni per sottrarsi alla "catena di montaggio"

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In questi anni si è tentato di affrontare la questione ideologicamente, forzando ora sull’uno ora sull’altro di questi elementi. Il risultato è stato quello di generare dei dualismi: chi ha affermato l’educazione contro l’istruzione, chi viceversa, chi è stato disciplinarista, chi invece ha ridotto se non annullato il valore delle singole discipline, chi ha sostenuto il principio assoluto della collegialità, chi invece ha voluto affermare l’individualità di ogni insegnante. Ne è risultato un caos, uno scontro delle parti in cui sempre un fattore è stato affermato e l’altro negato, l’esito è stato fallimentare, col risutlato che oggi lo stato vuol prendere in mano le redini del gioco e stabilire lui chi sia l’insegnante, cosa debba fare. Invece la strada che la realtà suggerisce è un’altra: è la persona il punto che unifica le dimensioni di cui è costituita la professione docente, è la sua originalità, è la sua razionalità che cresce dentro l’impegno quotidiano con i bisogni degli studenti, uno ad uno.
La persona dell’insegnante è costituita dalla sua ragione, dall’apertura che vive a tutta la realtà, e insegnare è un’occasione per far crescere la propria ragione. Non innanzitutto la tensione a far crescere la ragione degli studenti, o a far loro apprendere ciò che si conosce, ma ad accettare la sfida che l’insegnamento è rivolto alla propria umanità. Insegnare è innanzitutto imparare; imparando, la ragione dilata i propri orizzonti, diventando sempre più fattore di conoscenza del reale. Presenza, solo presenza, significa usare la ragione dentro l’insegnamento, accettare la sfida a che cresca, si incrementi, liberi tutte le sue energie.
Il secondo fattore è la cultura. Insegnare è fare cultura, insegnare è promuovere cultura. Come ha detto Giovanni Paolo II all’Unesco nel 1980 “la cultura è ciò per cui l'uomo in quanto uomo diventa più uomo, «è» di più, accede di più all'«essere»”. Questa è la sfida che ogni insegnante è chiamato ad assumersi ogni mattina: ogni cosa che insegna, ogni esercizio che propone, ogni richiamo, ogni consiglio, ogni interrogazione, ogni valutazione sono occasione di cultura, sono possibilità che si aprono perché l’uomo diventi più uomo.
In questa direzione vale la pena che ogni insegnante tenga conto del grande insegnamento che viene da Sinjavskij, il quale in uno dei suoi Pensieri Improvvisi ha chiarito in modo efficace che cultura non è avere tante informazioni ma attingere al significato della realtà, e questo è possibile a tutti, anche al contadino russo, perché è il cuore che ci permette di entrare in rapporto con il significato vivente della realtà, e ogni uomo ha il cuore, basta che lo ascolti, lo segua, lo metta al centro di ogni sua mossa.



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