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SCUOLA/ Prof, istruzioni per sottrarsi alla "catena di montaggio"

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Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Scrive Sinjavskij: "...La quantità delle nostre nozioni e informazioni è enorme, ne siamo sovraccarichi, senza che esse cambino qualitativamente. In pochi giorni possiamo fare il giro del pianeta – prendere un aereo e viaggiare senza profitto spirituale, allargando soltanto il nostro raggio informativo. Confrontiamo adesso questi pretesi orizzonti con lo stile di vita dell'antico contadino, che non si spingeva mai al di là del suo praticello e camminava tutta una vita nelle tradizionali ciabatte, fatte a casa. Il suo orizzonte a noi pare ristretto; ma, in verità, com'era grande questa serrata compagine, concentrata in un solo villaggio. Perfino il monotono rituale del pasto... faceva parte di una cerchia di nozioni dal significato universale. Osservando il digiuno e le feste, l'uomo viveva secondo il calendario di una storia comune che cominciava da Adamo e finiva col Giudizio Universale... Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo...Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro".
Questa immagine di Sinjavskij dovrebbe entrare in ogni classe, perché ciò che decide del valore di un insegnante non sono le informazioni che ha o la capacità che ha di farle cercare, ma se quando entra in classe e guarda in faccia i suoi studenti, uno dopo l’altro, si lega al cielo e alla terra, al passato e al futuro, dando significato al gesto che sta per iniziare, sperando da quello il bene per sé e per ognuno dei suoi studenti. Questo è cultura: che ogni gesto dell’insegnare c’entra con il destino di chi insegna e di coloro a cui viene insegnato!
Ragione e cultura, questa è la sfida che oggi ogni insegnante è chiamato a prendere sul serio, se vuol esserci in classe e non diventare la cassa di risonanza del potere. Esserci, perché un uomo è se c’è, se è presente a quello che fa. Per questo oggi vale, più di allora, uno vecchio slogan del ’68: “presenza, solo presenza!”.



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