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SCUOLA/ Libertà o statalismo: la Gelmini da che parte vuole stare?

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Con contraddizioni gravissime, ma su cui si tace tranquillamente, come quella del numero di studenti per classe, che ormai si attesta sulle trenta unità, proprio in un momento storico in cui si è scelto per un apprendimento personalizzato. Il secondo sintomo di uno statalismo dominante riguarda i giovani. Il ministro Gelmini ha deciso di fare una bella selezione, di limitare l'accesso all'abilitazione, a ribadire che è lo stato a scegliere che cosa un giovane farà della sua vita. Non si era mai giunti a tanto nella pur secolare storia dello statalismo in Italia. Vi si arriva oggi sotto il peso della crisi. Anche a questo riguardo vi sarebbe l'occasione per affidarsi alla capacità di iniziativa dei giovani, invece si sceglie di limitarla, di impedire che si sprigioni. Lo stato decide ciò di cui ha bisogno, e poi esclude, togliendo persino la possibilità che un giovane tenti. E con il paternalismo tipico di un autoritarismo: “lo faccio per il tuo bene, non voglio illuderti”. Sono i due sintomi più evidenti di che cosa si stia facendo; la crisi c'è, ma le risorse per la scuola sono poche perché questo governo ha deciso di non puntare sull'educazione, con un'unica conseguenza: un'ulteriore stretta statalista. Il ministro Gelmini deve decidere: o fare la cortigiana del governo Berlusconi e quindi accettare questa grave deriva statalista o difendere la scuola. Difenderla non significa salvare il salvabile, ma promuovere la libertà di educazione, realizzare autonomia e parità, dare ai giovani la possibilità di insegnare. Il ministro se ha a cuore il futuro della scuola deve decidere di combattere la sua battaglia per la libertà. E una scuola libera, in cui le energie creative siano valorizzate, sarà un bene per tutto il paese e contribuirà in modo significativo a uscire dalla crisi.

 



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