BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Gli studenti non sanno più ragionare? Ringraziamo il "secolo breve"

Pubblicazione:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Dall’esperienza d’insegnamento nei corsi universitari, i docenti ricavano generalmente l’impressione che troppi studenti non abbiano interesse alla conoscenza, ma si adattino a ripetere banalità sconnesse, corredate di esempi mal compresi. Sembra che nella scuola non abbiano appreso i “fondamentali” dello studio. Arrivano all’università e non riescono ad affrontare un manuale.

Messi di fronte a un tomo di quattrocento pagine si allarmano per la quantità “di pagine da leggere” - da “leggere”!, non da sviscerare, analizzare, ricostruire, rielaborare. Rinunciano così ad affrontare i libri e si affidano a schemini, spesso imprecisi e irrilevanti ai fini dell’apprendimento. Inoltre, la loro memoria non è allenata (“ché non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso”) e i contenutini degli schemini svaniscono, una volta superato l’esame - che pur superano, avendo gli esaminatori progressivamente abbassato la soglia minima della sufficienza.

Le cose sono cambiate, rispetto agli ultimi decenni del “secolo breve”. Il “mondo di ieri” era tramontato insieme al principio di autorità e gli insegnanti, gli uni smarriti ma volenterosi, gli altri cinici e indifferenti, si erano adeguati. Ancora negli anni Ottanta del Novecento, molti studenti facevano indigestione di riassunti, di “bignami”, di “sintesi”. Si aggiungeva un po’ di sudore mentale, si mescolava bene e si mandava giù. A più di un insegnante bastava quella minestrina memorizzata la notte precedente: vi era un tacito accordo fra le due parti coinvolte nella comunicazione didattica.

Il tramonto del principio di autorità ha prodotto in seguito un altro effetto, questo sì deleterio: a scuola hanno dichiarato guerra a ogni contenuto tramandato, trasmesso, già elaborato da una tradizione di studio, di ricerca, di riflessione sull’esperienza umana. Si è stabilito che le pietanze tradizionali vanno decostruite. E se nella nouvelle cuisine si esalta la creatività del cuoco, nella nouvelle vague scolastica il cuoco è “il discente”, colui che prende parte attiva e personale alla costruzione del proprio sapere.

Ma se il cuoco eccede in creatività e propone schifezze, chiuderà il ristorante. Se invece il discente produce sfide al buon senso, qualcuno dice che egli ha “imparato a imparare” e che il buon senso in fin dei conti è una categoria autoritaria, da eliminare. Così sragionando, si è abbattuto un mälström su tutte le discipline e si è negata la fiducia nella validità del sapere già costituito. Non si è dichiarata la falsità dei contenuti, o l’inadeguatezza con cui li si elabora nella comunicazione didattica: si tratterebbe, se così fosse, di una seria verifica empirica intersoggettiva. Si è invece affermato che lo stesso giudizio di falsità è una categoria già fatta, basata su una tradizione “occidentale”, contro la quale bisogna lottare.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/08/2011 - Siamo nella Digital Society (Daniele Prof Pauletto)

Occorre tener conto che Siamo nella Digital Society ... La società digitale modifica le nostre capacità cognitive verso forme di intelligenza utilitaristica, più veloce e rapida, capace di multitasking e simultaneità, meno concentrata e analitica, ciò che per alcuni autori può essere definita NetIntelligenza... Stiamo “evolvendo” verso un’intelligenza fluida, utilitaristica, che meglio si adatta al mondo/società digitale, una intelligenza capace di trovare un senso nella confusione delle informazioni mediali (information overload). “Una strategia di sopravvivenza fondamentale della società dell’informazione consiste nel sapersi proteggere dal 99% delle informazioni ricevute indesiderate” (Eriksen)... sul tema recente pubblicazione qui http://www.educationduepuntozero.it/community/digital-brain-netintelligenze-4016275377.shtml

 
16/08/2011 - Dove sono i controllori? (enrico maranzana)

La questione affrontata è del tutto sovrapponibile a quanto Carlo Fedeli ha scritto su questa rivista "Gli studenti oggi? Tre minuti di dettagli, ma non sanno dov’è il tutto": si tratta di due denuncie dell’inefficacia del SISTEMA educativo di istruzione e formazione. "Forse la responsabilità non è soltanto della scuola" ma, indubbiamente, la situazione mostra la sterilità della sua azione. Molte sono le vie, CONCRETE, per la cura del malfunzionamento descritto, tra queste la più immediata e di facile applicazione è la validazione del certificato delle competenze che le scuole rilasciano a partire dal corrente anno scolastico, al termine dell’obbligo. Come possono essere giustificate rilevazioni positive a "Analizzare dati e interpretarli sviluppando deduzioni e ragionamenti"; "Collocare l’esperienza personale in un sistema di regole"; "Riconoscere nelle varie forme i concetti di sistema e di complessità" se le osservazioni in sede universitaria sono di assoluta negatività?