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SCUOLA/ L’"alleanza" Pisa-Invalsi smaschera i voti gonfiati del Sud

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I voti finali dell'esame di stato si equivalgono in tutta Italia? (Ansa)  I voti finali dell'esame di stato si equivalgono in tutta Italia? (Ansa)

È stato messo autorevolmente in evidenza sulle colonne del Corriere della Sera dei giorni scorsi ciò che da tempo su questo sito si era segnalato: la distanza fra la distribuzione geografica delle eccellenze negli esami di stato ed i risultati del Servizio Nazionale di Valutazione Invalsi, stavolta arrivato al 2° anno delle superiori cioè a solo tre anni prima della “maturità”. Negli esami di stato il Sud – Calabria in testa – eccelle con una grandinata di 100 e lode, mentre nei dati Invalsi si torna alla solita graduatoria delle valutazioni internazionali: Nord su e Sud giù.

L’impressione che i risultati degli esami al Sud fossero gonfiati la si è sempre avuta, ma è indubbiamente altra cosa avere delle evidenze quali quelle che solo le prove standardizzate esterne possono dare.

Già da tempo tuttavia l’indagine internazionale Pisa segnala questa realtà. Nel rapporto nazionale Pisa 2003 Maria Teresa Siniscalco, project manager nazionale, aveva per la prima volta messo in rilievo questo aspetto. Infatti nel questionario che ogni studente campionato da Pisa deve compilare dopo aver terminato di rispondere agli item è presente una domanda in cui si chiede quale è l’ultimo voto “ufficiale” ricevuto in matematica (focus dell’indagine). Le possibilità che le risposte non siano attendibili sono limitate, sia per la mancanza di interesse ad alterare i dati, sia perché sui grandi numeri le eventuali scorrettezze vedrebbero annullato il loro effetto.

Dalle analisi di Siniscalco risultava che la scala delle capacità degli allievi, come fotografata dai voti della scuola, era perfettamente parallela a quella di Pisa, con un effetto dunque di un rinforzo di attendibilità reciproco. Ma risultava anche che ad uguali voti corrispondevano diversi effettivi livelli fra licei, istituti tecnici ed istituti professionali - il che è comprensibile. E risultava soprattutto che ad uguali voti corrispondevano diversi effettivi livelli Pisa nelle diverse parti di Italia, il che è decisamente meno comprensibile. In sintesi, un livello leggermente inferiore al livello medio Ocse corrispondeva in Lombardia ad un 5, e nel complesso d’Italia ad un bel 7.



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COMMENTI
17/08/2011 - lombroso di ritorno (silvestro bonora)

Leggendo questo articolo ho avuto uno strano senso di nausea che da tempo ormai non ero più abituato a sentire vista l'ormai assuefazione emotiva cui sono arrivato, tuttavia questo articolo, che si arroga una qualche credibilità basando tutto sul fatto che ci sono dei dati oggettivi, presenta diverse lacune: 1. non si puo fare una differenza geografica tra nord, centro e sud quando tutti sanno, a me sembra ovvio, che la vera ripartizione è tra zone ricche e zone povere, se è vero che nel nord ci sono scuole in cui il livello non è basso ma di più e anche vero che ci sono eccellenze nel sud di prestigio, ne è una prova la partecipazione alle olimpiadi di matematica che ogni anno si tengono a Milano, vista la partecipazione numerosa di meridionali oltre ai risultati di eccellenza che conseguono; 2. gli insegnanti settentrionali per la maggior parte sono meridionali, non si capisce come mai il semplice spostamento territoriale deve avere un influsso cosi positivo sulle competenze professionali di questa marea di gente che da un giorno all'altro esprime giudizi più o meno congrui rispetto agli standard valutativi comunemente accettati; 3. le prove Invalsi, sono state aspramente criticate dal corpo docente tutto, questo perché molti insegnanti ritengono che attraverso queste si dia una valutazione sul loro operato, pertanto molti "barano" sia al sud che al centro-nord, ne sono certo! Un po' di vergogna a volte ci vuole!