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SCUOLA/ Tutto quello che prof e scuole non hanno capito dell’Invalsi

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“Le prove standardizzate ... sono costruite avendo a riferimento l’intera popolazione scolastica ... e quindi è assolutamente comune che vi siano alcuni particolari quesiti di difficoltà troppo elevata per la quasi totalità degli allievi di una determinata classe, poiché non è detto che particolari livelli molto elevati di competenza siano necessariamente presenti in tutte le classi, mentre lo sono certamente a livello di popolazione”. Lo scopo delle prove è anche quello di individuare le eccellenze a livello della nazione.

Un’altra critica frequente è quella sui distrattori: la risposta giusta o “non c’è nel testo”, oppure non è univoca. Sul primo punto il Rapporto tecnico chiarisce che la comprensione dei testi, per come è presentata nel Quadro di riferimento, “è molto più ampia di quella di una semplice individuazione di informazioni esplicitamente date nel testo e dunque in alcuni casi la risposta giusta deve essere individuata attraverso processi di ragionamento che vanno al di là di quanto il testo dice alla lettera e che possono anche implicare, oltre che l’enciclopedia personale dello studente-lettore, una comparazione delle alternative proposte fino a identificare quella più corretta”.

Sul secondo viene segnalato un elemento anche di natura tecnica, cioè che tutte le quattro alternative di risposta “per ‘funzionare’... debbono esser abbastanza plausibili da attrarre le scelte di una parte degli alunni, quelli, in pratica, che padroneggiano di meno l’abilità (o costrutto latente) che la prova intende misurare. Se la risposta giusta venisse, a qualunque livello di abilità, sempre preferita rispetto ai distrattori, questa sarebbe un’indicazione molto forte - secondo le regole che presiedono alla costruzione di domande a scelta multipla - che i distrattori non funzionano e che vanno riformulati o sostituiti”. Del resto si ricorda che i test vengono tutti pretestati, e il caso di risposte date a caso, per mancanza di univocità della risposta corretta, emergerebbero dall’analisi statistica.



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COMMENTI
23/08/2011 - “prof e scuole non hanno capito” (!) (Vincenzo Pascuzzi)

Torniamo all’articolo e al suo titolo. Improprio, colpevolizzante, da padrone a sottoposto risulta già il titolo dell’articolo: “prof e scuole non hanno capito” (!). Notarbartolo, per conto dell’Invalsi, mette le mani avanti e i prof e le scuole sul banco degli accusati, da subito e a prescindere. Si esclude l’ipotesi e l’eventualità: “noi dell’Invalsi non siamo stati chiari, non ci siamo spiegati, forse la colpa è anche un po’ nostra, dovevamo parlarne”. No! Sono loro – prof e scuole - che non hanno capito! D’altronde la chiamata in causa, la messa in stato di accusa e la condanna per direttissima e senza potersi difendere (inaudita altera parte) per i docenti è diventata un po’ la condizione di default: qualsiasi malfunzionamento o carenza della scuola viene attribuito alla loro colpa. Mentre viene ignorata (non assolta, proprio ignorata!) tutta la gerarchia, dai d.s., o presidi, fino al ministro, passando per gli usp, gli usr, gli assessorati comunali, provinciali e regionali. “Le prove Invalsi sono come un metro della sarta”. Così sosteneva la Notarbartolo ancora pochi mesi fa paragonando l’Invalsi addirittura al Bureau International des Poids et Mesures di Sèvres! Non ci siamo proprio, lasciamo stare le misure e i metodi della Fisica che sono tutt’altra cosa. Lasciamo stare anche il metro della sarta. Come già abbiamo lasciato stare il termometro evocato dal prof. Andrea Ichino. leggi tutto: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20110823094708

 
18/08/2011 - Prove INVALSI (Margherita Vitale)

Sono d'accordo sul fatto che serva un sistema di valutazione nazionale. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che i tests sono ben strutturati, che gli items sono differenti nei livelli di difficoltà, ma se non servono a valutare scuole e docenti in modo indiretto: - perché poi INVALSI fa la "classifica" per regione? Potrebbe dare i dati generali senza specificare la regione; - perché ogni volta si devono criminalizzare le scuole del sud (accusate di gonfiare i voti) che sono in contesti e finanze ben diverse da quelle del nord, senza tener conto del fatto che molto spesso al sud si deve lottare anche con la dispersione scolastica? - qualcuno ha mai capito come INVALSI sceglie le classi campione? quali sono i criteri? Non vi sembra un po' troppo semplicistico e vago questo sistema? Se INVALSI non valuta, cosa fa? E poi siamo sicuri che applicare un sistema psicometrico sia effettivamente affidabile in contesto educativo? E poi perché INVALSI manda i tutors nella mia scuola che di fatto vengono a fare rilevamenti da Ispettori e poi non restituisce i reports di queste persone? Come fa una scuola a migliorare se non viene a conoscenza dei punti critici rilevati? Basta solo il punteggio ottenuto dagli allievi nelle prove? Ancora troppi interrogativi a cui dare risposte "serie" e precise.

 
18/08/2011 - lupus et agnus (enrico maranzana)

“Da un lato aleggia una certa approssimazione sul perché si fanno queste prove, ma soprattutto è ancora scarsa l’efficacia delle informazioni ottenute dalle misurazioni ai fini del miglioramento per il sistema”.. “Nella speranza di dare agli insegnanti elementi utili non tanto alla normalizzazione dell’operazione-prove, quanto alla coscienza critica e vigile sulla loro utilità” sono frasi originate dall’indeterminatezza delle finalità del SISTEMA educativo di istruzione e formazione. Se le indicazioni nazionali fossero state concepite come armonico sviluppo dell’impianto concettuale del regolamento (CFR ad esempio il profilo culturale, educativo e professionale dei licei con i relativi obiettivi specifici dell’apprendimento) e fossero stati enunciati i traguardi in termini di competenze (CFR modello di certificazione al termine dell’obbligo) non sarebbe stata ravvisata la necessità di richiamare “la totalità degli insegnanti di italiano ad essere meglio informati”, critica che, nella sostanza, addebita al corpo docente responsabilità non sue.