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SCUOLA/ Perché la Gelmini ha perso la partita delle riforme?

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Il Ministro Mariastella Gelmini  Il Ministro Mariastella Gelmini

Su queste promesse la maggioranza di governo aveva vinto le elezioni. In particolare, le speranze erano “autorizzate” dalla presentazione, già nei primi giorni della nuova legislatura, di una proposta di legge, poi denominata PdL 953, prima firmataria l’on. Valentina Aprea, neo-presidente della Commissione cultura della Camera. Il testo teneva insieme in modo coerente formazione, reclutamento, carriera degli insegnanti, nuova governance delle scuole, Fondazioni... Mancava il discorso sul curriculum e sugli ordinamenti. Ma nell’ottobre del 2008 venne presentato alle Camere il Piano programmatico, delle cui realizzazioni effettive il Documento di Economia e Finanza 2011 stila un completo elenco, nel quale il riordino dei percorsi scolastici, la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale utilizzo delle risorse umane stavano ai primi posti, completando il disegno organico delle riforme attese.  Ebbene?

La sfida è stata persa. Certamente sul versante delle riforme strutturali e vinta provvisoriamente su quello del risparmio, ma solo a condizione di procedere con il metodo cieco dei tagli orizzontali. Il ministro ha scelto di delegare all’Amministrazione centrale e periferica il compito tutto politico di definire concretamente i risparmi/tagli e “le riforme”. La “ratio” di tale scelta politica è stata quella di non urtare l’Amministrazione e i sindacati, nel calcolo sbagliato di ottenere un largo consenso nella scuola. Così il principio “riformare per (anche!) risparmiare” si è trasformato in “risparmiare e forse riformare”.

In effetti, solo la sapienza secolare dell’apparato poteva conoscere esattamente dove si annidavano gli sprechi e dove si potevano tentare azioni di razionalizzazione e di risparmio, senza tuttavia mettere mano a cambiamenti radicali. A quanti hanno criticato recentemente il ministro per la sua posizione statalista sul reclutamento - ma in questo caso la critica appare a me sopra le righe - occorre solo far notare che questa è stata la sua impostazione originaria su tutti i temi, compreso quello assai più rilevante del finanziamento delle scuole paritarie. Forse si era distratti!… L’istanza di risparmio ha sì spinto al “riordino” del ciclo secondario di secondo grado, attraverso una corposa e necessaria riduzione degli indirizzi da 720 e più a meno di 50. Ma chi si aspettava una ripresa del programma Moratti in relazione all’architettura del ciclo secondario superiore - già peraltro ridimensionato rispetto a quello originario del 2001 - si è trovato di fronte la continuità con lo statalismo di Fioroni, che ha riportato nello Stato l’istruzione professionale e lì è rimasta con la Gelmini. Si è ridotto sì, benché modestamente, il numero di ore-apprendimento settimanali, senza però arrivare al core curriculum



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COMMENTI
19/08/2011 - Nessun progetto di riforma dietro i tagli (Pino da Roma)

Finalmente questa testata ha pubblicato un articolo contrario al ministro dell'istruzione ed al suo operato! Mi sembra però tardivo visto che lo ha difeso a spada tratta soprattutto quando si è cominciato a vedere che l'unico obiettivo era risparmiare, risparmiare, risparmiare ... Non c'è mai stato nessun progetto di riforma. Berlusconi sapeva benissimo quale soldatino scegliere per il suo progetto di prendersi i soldi dall'Istruzione e c'è riuscito alla grande, facendoci credere, Gelmini sua propaggine e basta, che c'era un progetto. Anche voi ce lo avete fatto credere ... ed io ci ho creduto. Che peccato, povera Italia.

RISPOSTA:

Caro Pino, forse parla di un'altra testata che ha in mente (solo) lei. Si legga tutti gli articoli contenuti nello Speciale TFA, solo per citare gli ultimi. Saluti cordiali, ff

 
19/08/2011 - la riforma della scuola e traduzioni corrette (CARLA VITES)

Unicuique suum: non significa "a ciascuno qualcosa" bensì "A ciascuno il suo proprio", meglio, "quel che gli compete". Infatti, assieme al "Non praevalebunt" è uno dei due motti nientemeno che dell'Osservatore Romano, e non era certa nel senso pateticamente restrittivo in cui l'intende Cominelli che vi venne apposto 150 anni orsono. Forse, anzi, sicuramente, con i Decreti Aprea queste lacune sarano colmate.

RISPOSTA:

Voglio rassicurarLa: della traduzione "impropria" dello slogan dell'Osservatore romano ero consapevole... ne ho dato un'interpretazione ironica, per segnalare appunto il tradimento corporativo italiano del principio con quello opposto: a ciascuno qualcosa. Il progetto di legge Aprea? Sta sul binario morto, lì piazzato dalla Gelmini. Di lì non verrà più nulla. GC

 
19/08/2011 - un'analisi lucida (francesco taddei)

La mancanza di esperienza nel settore è la causa principale del fallimento del Ministro. per riformare un'apparato mastodontico come quello dell'istruzione pubblica occorre una cultura meritocratica (in Italia?) e spalle forti contro le proteste sindacali (che al merito si oppongono), nonchè un governo fortissimo che ti appoggi contro tutto e tutti. Ne riparliamo tra una generazione?

 
19/08/2011 - Gattopardismo ministeriale (mario lietti)

Non si possono “inventare” posti per gli aspiranti docenti? Magari si potrebbero introdurre criteri razionali e meritocratici per assegnarli! O si liberalizza o si controlla rigidamente dal centro, che è lo stesso che proporre l’alternativa tra meritocrazia e smaltimento delle file, peraltro storicamente viziato, quest’ultimo, in Italia, da un’infinita serie di macroscopiche sperequazioni che provocano la guerra di tutti contro tutti, calpestano il merito e nuocciono agli studenti. La spiccata attitudine al controllo centralistico-statalista in Italia si è sempre rivelata fallimentare nelle modalità e negli esiti; anche per questo, quali che siano le preferenze, varrebbe la pena di sperimentare soluzioni moderne e duttili. Sganciare l’abilitazione dal “diritto” alla cattedra significa liberalizzare il sistema. INVECE il ministero, succube della burocrazia che lo comanda, oltre che incoerente, lo stringe in una morsa statalista ancora più potente, che inevitabilmente sacrificherà gli aspiranti a prescindere dal merito. Chi mira a controllare (in qualche caso pressoché azzerare) le abilitazioni – con criteri fra l’altro alquanto discutibili! – ne snatura l’essenza stessa, ostinandosi a volerle sostituire al reclutamento (sarà per questo che in tre anni non hanno elaborato alcun sistema di reclutamento?) L’esangue ministero in carica, di corto respiro e di orizzonti ristretti, incapace di affrancarsi dalla logica perversa delle graduatorie, si segnala per gattopardismo.

 
19/08/2011 - Ha tentato una razionalizzazione senza cultura! (Gianni MEREGHETTI)

Un'analisi precisa e puntuale quella di Cominelli, capace di cogliere i nodi del problema scuola che il ministro Gelmini ha complicato all'inverosimile. C'è da chiedersi come abbia potuto un ministro armato di tante buone intenzioni riformiste combinare un simile disastro. Cominelli lo spiega in modo puntuale, il ministro Gelmini ha voluto riformare la scuola senza una cultura, ha pensato che bastasse una razionalizzazione organizzativa e ha finito con l'essere succube del ricatto dell'istituto ministeriale. Un disastro quello combinato dal ministro Gelmini, sarebbe stato meglio fosse stato fermo! E questo dimostra una cosa molto semplice, che per fare una riforma bisogna partire sempre da una cultura. Non da una ideologia, ma da una cultura e come ci ha insegnato Giovanni Paolo II la cultura promuove l'umano. La scuola che ci ha consegnato la Gelmini è una scuola che prescinde dall'umano, che dovrebbe funzionare per dei meccanismi, come una catena di montaggio. Niente di più sbagliato perchè nella scuola non sono decisivi i meccanismi, ma l'umano! Quindi c'è una sola cosa da chiedere al ministro Gelmini, la madre di tutte le riforme, che restituisca la scuola a chi la fa.

 
19/08/2011 - Un'altra chiave di lettura (enrico maranzana)

L’origine del fallimento della partita delle riforme è variegata ma la più evidente è l’estraneità del ministro dalle dinamiche scolastiche: il PDL 953 disattende i più elementari principi delle scienze dell’organizzazione, fondamenti che la legge Brunetta richiama per rafforzare “la distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”. Anche le resistenze al progetto per valutare docenti e scuole derivano dalla mancanza di una chiara e corretta visione della mission delle scuole. Le indicazioni nazionali sono emblematiche, simili al piano di lavoro di un insegnante di educazione fisica che non mira a valorizzare tutte le potenzialità di salto in alto dei propri studenti ma si accontenta di fissare il traguardo a una determinata altezza. In altri termini: la PROGETTAZIONE educativa, che ha nelle capacità la propria stella polare, trova negli obiettivi specifici dell’apprendimento (conoscenze e abilità) un ostacolo insormontabile. Si tratta di una scelta che mortifica le scuole, frutto di una visione autoritaria, centralistica, che inibisce l’autonomia, perdente.