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SCUOLA/ Perché la Gelmini ha perso la partita delle riforme?

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Il Ministro Mariastella Gelmini  Il Ministro Mariastella Gelmini

Perciò il numero di materie è rimasto quasi intatto, salvo diminuire le ore di insegnamento delle medesime. L’effettivo orario di 18 ore cattedra (non più le 15+3) di 60 minuti reali ha generato qualche risparmio, ma ha irrigidito notevolmente l’organizzazione della didattica, rendendo ingestibili le assenze e costringendo pertanto a ricorrere alle supplenze, fonte di riproduzione del precariato. Il principio di fondo che ha ispirato le proposte dell’apparato, avallate dal ministro, è dunque quello dell’eterno ritorno conservatore della politica: unicuique suum, a tutti qualcosa, a prescindere dalla qualità, dai bisogni reali, dal merito. Riforme, ma con il freno a mano tirato.

Eppure, all’inizio della legislatura la Gelmini aveva ripetutamente lanciato alti proclami ideologici relativi alla carriera, allo stato giuridico, alla differenziazione delle retribuzioni, al premio alla qualità e al merito degli insegnanti. Intanto, però, il ministro autorizzava lo scorporo della formazione iniziale dei docenti dal PdL 953 - a seguito della pressione esercitata dalle università, lasciate a terra dall’abolizione delle SISS. Con ciò il PdL 953 veniva avviato sul binario morto anche per quanto riguardava il tema cruciale del reclutamento degli insegnanti, per dissensi interni alla maggioranza, in particolare della Lega. Al posto del PdL 953 è venuto avanti il surrogato, per suggerimento dell’apparato, di lanciare, nel novembre del 2010, un “Progetto sperimentale per la valutazione delle scuole” (per scuole medie delle città di Pisa e Siracusa) e un “Progetto sperimentale per premiare gli insegnanti che si distinguono per un generale apprezzamento professionale all’interno di una scuola” (per insegnanti di scuole delle città di Torino e Napoli).

In realtà il disegno ha incontrato fin da subito la dura ostilità dei sindacati e, quel che è peggio, dei Collegi dei docenti delle scuole, che dovevano essere soggetti di sperimentazione. E’ apparso troppo audace ai contrari alla valutazione e troppo timido a chi la vorrebbe per davvero. Il secondo dei due progetti è fallito. Il nuovo Regolamento sulla formazione dovrebbe incominciare a garantire, bene o male, nel giro di qualche anno, una programmazione razionale degli accessi e una migliore preparazione. L’unica cosa che non può fare è inventare i posti! Ma senza i gradini successivi - rappresentati dal nuovo stato giuridico e dalla carriera e valutazione dei docenti - la scala resta appesa nel vuoto. Nell’ipotesi che un insegnante entri giovane e preparato nella scuola, finirà, in assenza di valutazione e carriera, per seguire il destino infelice dei predecessori.

In conclusione, anche la XVI legislatura si è arenata nella palude di un riformismo politico puntiforme, bene intenzionato e talora bipartisan, che si illude di riformare con piccoli aggiustamenti, proteso da sempre nell’illusione di poter confezionare una saporita frittata di riforme senza rompere le uova degli interessi corporativi. A fondamento sta la filosofia multipartisan con cui si è costruito lo Stato nazionale in Italia: il pactum subjectionis, che ha subordinato la persona al cittadino, la società civile allo stato.

A quanto pare, il passaggio a un liberale pactum societatis è ancora lontano. Senza il quale, la big society di cui si favoleggia è solo uno slogan fumogeno.



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COMMENTI
19/08/2011 - Nessun progetto di riforma dietro i tagli (Pino da Roma)

Finalmente questa testata ha pubblicato un articolo contrario al ministro dell'istruzione ed al suo operato! Mi sembra però tardivo visto che lo ha difeso a spada tratta soprattutto quando si è cominciato a vedere che l'unico obiettivo era risparmiare, risparmiare, risparmiare ... Non c'è mai stato nessun progetto di riforma. Berlusconi sapeva benissimo quale soldatino scegliere per il suo progetto di prendersi i soldi dall'Istruzione e c'è riuscito alla grande, facendoci credere, Gelmini sua propaggine e basta, che c'era un progetto. Anche voi ce lo avete fatto credere ... ed io ci ho creduto. Che peccato, povera Italia.

RISPOSTA:

Caro Pino, forse parla di un'altra testata che ha in mente (solo) lei. Si legga tutti gli articoli contenuti nello Speciale TFA, solo per citare gli ultimi. Saluti cordiali, ff

 
19/08/2011 - la riforma della scuola e traduzioni corrette (CARLA VITES)

Unicuique suum: non significa "a ciascuno qualcosa" bensì "A ciascuno il suo proprio", meglio, "quel che gli compete". Infatti, assieme al "Non praevalebunt" è uno dei due motti nientemeno che dell'Osservatore Romano, e non era certa nel senso pateticamente restrittivo in cui l'intende Cominelli che vi venne apposto 150 anni orsono. Forse, anzi, sicuramente, con i Decreti Aprea queste lacune sarano colmate.

RISPOSTA:

Voglio rassicurarLa: della traduzione "impropria" dello slogan dell'Osservatore romano ero consapevole... ne ho dato un'interpretazione ironica, per segnalare appunto il tradimento corporativo italiano del principio con quello opposto: a ciascuno qualcosa. Il progetto di legge Aprea? Sta sul binario morto, lì piazzato dalla Gelmini. Di lì non verrà più nulla. GC

 
19/08/2011 - un'analisi lucida (francesco taddei)

La mancanza di esperienza nel settore è la causa principale del fallimento del Ministro. per riformare un'apparato mastodontico come quello dell'istruzione pubblica occorre una cultura meritocratica (in Italia?) e spalle forti contro le proteste sindacali (che al merito si oppongono), nonchè un governo fortissimo che ti appoggi contro tutto e tutti. Ne riparliamo tra una generazione?

 
19/08/2011 - Gattopardismo ministeriale (mario lietti)

Non si possono “inventare” posti per gli aspiranti docenti? Magari si potrebbero introdurre criteri razionali e meritocratici per assegnarli! O si liberalizza o si controlla rigidamente dal centro, che è lo stesso che proporre l’alternativa tra meritocrazia e smaltimento delle file, peraltro storicamente viziato, quest’ultimo, in Italia, da un’infinita serie di macroscopiche sperequazioni che provocano la guerra di tutti contro tutti, calpestano il merito e nuocciono agli studenti. La spiccata attitudine al controllo centralistico-statalista in Italia si è sempre rivelata fallimentare nelle modalità e negli esiti; anche per questo, quali che siano le preferenze, varrebbe la pena di sperimentare soluzioni moderne e duttili. Sganciare l’abilitazione dal “diritto” alla cattedra significa liberalizzare il sistema. INVECE il ministero, succube della burocrazia che lo comanda, oltre che incoerente, lo stringe in una morsa statalista ancora più potente, che inevitabilmente sacrificherà gli aspiranti a prescindere dal merito. Chi mira a controllare (in qualche caso pressoché azzerare) le abilitazioni – con criteri fra l’altro alquanto discutibili! – ne snatura l’essenza stessa, ostinandosi a volerle sostituire al reclutamento (sarà per questo che in tre anni non hanno elaborato alcun sistema di reclutamento?) L’esangue ministero in carica, di corto respiro e di orizzonti ristretti, incapace di affrancarsi dalla logica perversa delle graduatorie, si segnala per gattopardismo.

 
19/08/2011 - Ha tentato una razionalizzazione senza cultura! (Gianni MEREGHETTI)

Un'analisi precisa e puntuale quella di Cominelli, capace di cogliere i nodi del problema scuola che il ministro Gelmini ha complicato all'inverosimile. C'è da chiedersi come abbia potuto un ministro armato di tante buone intenzioni riformiste combinare un simile disastro. Cominelli lo spiega in modo puntuale, il ministro Gelmini ha voluto riformare la scuola senza una cultura, ha pensato che bastasse una razionalizzazione organizzativa e ha finito con l'essere succube del ricatto dell'istituto ministeriale. Un disastro quello combinato dal ministro Gelmini, sarebbe stato meglio fosse stato fermo! E questo dimostra una cosa molto semplice, che per fare una riforma bisogna partire sempre da una cultura. Non da una ideologia, ma da una cultura e come ci ha insegnato Giovanni Paolo II la cultura promuove l'umano. La scuola che ci ha consegnato la Gelmini è una scuola che prescinde dall'umano, che dovrebbe funzionare per dei meccanismi, come una catena di montaggio. Niente di più sbagliato perchè nella scuola non sono decisivi i meccanismi, ma l'umano! Quindi c'è una sola cosa da chiedere al ministro Gelmini, la madre di tutte le riforme, che restituisca la scuola a chi la fa.

 
19/08/2011 - Un'altra chiave di lettura (enrico maranzana)

L’origine del fallimento della partita delle riforme è variegata ma la più evidente è l’estraneità del ministro dalle dinamiche scolastiche: il PDL 953 disattende i più elementari principi delle scienze dell’organizzazione, fondamenti che la legge Brunetta richiama per rafforzare “la distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”. Anche le resistenze al progetto per valutare docenti e scuole derivano dalla mancanza di una chiara e corretta visione della mission delle scuole. Le indicazioni nazionali sono emblematiche, simili al piano di lavoro di un insegnante di educazione fisica che non mira a valorizzare tutte le potenzialità di salto in alto dei propri studenti ma si accontenta di fissare il traguardo a una determinata altezza. In altri termini: la PROGETTAZIONE educativa, che ha nelle capacità la propria stella polare, trova negli obiettivi specifici dell’apprendimento (conoscenze e abilità) un ostacolo insormontabile. Si tratta di una scelta che mortifica le scuole, frutto di una visione autoritaria, centralistica, che inibisce l’autonomia, perdente.