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SCUOLA/ Così assunzioni e graduatorie puniscono ancora i precari

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Anche su questo fatto di buon senso si andrà quindi a barattare. Eppure non si può continuare a dare ragione a tutti e a nessuno. Il servizio alla Verità richiede scelte di campo precise. “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no; il di più viene dal Maligno”, diceva qualcuno molti anni fa.

Quando lo Stato trovava una certa convenienza economica a tenere una buona percentuale di personale precario quei posti sono stati occupati dai precari iscritti in graduatoria a esaurimento. Adesso che il ministero ha finalmente convinto i sindacati a cedere sulla ricostruzione di carriera, con penalizzazioni economiche sullo stipendio dei neoassunti, ecco che quei posti non vengono assegnati ai precari che hanno garantito con continuità didattica il servizio, ma ad altri, che in passato non si sono voluti sobbarcare il notevole peso materiale e umano del trasferimento e comunque di una scelta definitiva e impegnativa. Si sa d’altronde che in Italia la solidarietà per chi non vuole prendersi impegni o responsabilità è sempre pronta e forte.

Giustizia vuole che per i posti che esistevano in organico negli anni passati si assuma scorrendo la graduatoria vecchia del 2010-2011 e dalla nuova graduatoria per i posti che si formano da luglio 2011 in poi. Non si dia agli ultimi arrivati i posti che si sarebbero dovuti già dare anni fa agli iscritti in graduatoria del tempo. Senza nessun riferimento a provenienze, residenze, DNA o altro.

Anche per la violazione dei diritti acquisiti vale la poesia attribuita a Niemoller rimaneggiata da Brecht:

 

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare



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