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UNIVERSITA'/ Ornaghi: più libertà ai rettori di scegliere i docenti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

È un fatto che le nuove sfide pongono l’università di fronte a problemi non solo organizzativi, ma riguardanti il loro stesso significato come istituzioni culturali. Il vero compito al quale una università non può sottrarsi è quello di tenere più stretto possibile il nesso tra la parte formativa e la parte della ricerca. Sotto questo profilo la radice umana dell’università, quella che nel titolo dell’incontro è il senso religioso, è la sola che può dare vera unitarietà - per recuperare un termine antico, ma ancora valido -, e di conseguenza organicità ai nessi reciproci delle diverse forme di sapere.

Ma da che cosa dipende secondo lei la crisi di questa istituzione?

Più che di crisi parlerei di travaglio, che come tale contiene la possibilità di nuovi sviluppi in senso positivo e non solo l’eventualità negativa di un tracollo. Esso dipende da moltissimi fattori, esterni e interni. Le università dell’occidente nascono quando si forma il sistema politico culturale dell’Europa medioevale e poi moderna. Il travaglio di oggi viene dal fatto che siamo alle prese con un nuovo sistema politico e culturale che non è più soltanto quello dell’Europa che conosciamo. In questo quadro, stiamo scontando le onde ultime di quel lungo processo di frammentazione del sapere cui ha condotto la stessa università moderna. Il suo principio è che il massimo di specializzazione e di autonomia della conoscenza è ciò che rende la conoscenza più alta.

Che cosa si deve fare?

Si tratta adesso non di ricostruire un’artificiosa unità del sapere, ma di trovare ciò che davvero «lega» in profondità le diverse forme di conoscenza. Oggi la radice va cercata nell’antropologia: nell’unità della persona che studia e ricerca la verità delle cose, nel suo «senso religioso» appunto.

Lei è rettore di una università cattolica. Il pregiudizio scientista sulla neutralità della conoscenza e la sua incompatibilità con la fede, ieri così forte, oggi è caduto.



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