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UNIVERSITA'/ Ornaghi: più libertà ai rettori di scegliere i docenti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Naturalmente le guardo tutte, le comparo, senza perdere di vista i criteri classificatori. Credo che siano uno strumento forse utile per migliorare, ma non vanno certamente prese in modo unilaterale. Occorre grande prudenza... Possiamo ispirarci ad un modello, ma occorre farlo dentro una visione culturale. È questa che dà forma al modello «reale» che costruiamo giorno per giorno. Invece di un modello dato cui sarebbe bello approssimarci, preferisco quello contenuto nel nostro patrimonio storico e ideale, cioè nella nostra tradizione.

Lei ha avuto modo di incontrare diverse generazioni di studenti. La frammentarietà del sapere e, per riprendere il suo termine, il politeismo dei valori come hanno cambiato le ultime generazioni?

Hanno reso più difficile cogliere tutto ciò che la ragione in qualche modo segna come elemento fondamentale di unitarietà nel vivere quotidiano. L’attitudine al consumo, a vivere nell’istante, al pensiero effimero hanno reso a tutti più difficile distinguere ciò che conta, ciò che dura, da ciò che passa. Questo mi pare uno dei primi compiti che devono darsi oggi gli educatori.

Non si è mai smesso di parlare di riforme. Qual è la riforma che serve di più oggi all’università?

Le vere riforme sembrano sempre impossibili, ma con Albert Hirschman sono convinto che «in ogni condizione c’è sempre una riforma possibile». La riforma di cui ci sarebbe più bisogno? per un rettore, la possibilità di scegliere i docenti ritenuti più idonei ad essere maestri ed educatori dei giovani.

(Federico Ferraù)



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