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LETTURE/ Lo Stalin di Eugenio Corti, un antidoto all’utopia per i nostri ragazzi

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Lo Stalin di Eugenio Corti in una rappresentazione teatrale  Lo Stalin di Eugenio Corti in una rappresentazione teatrale

Ma c’è di più: l’ideologia comunista è finita, ma non la tentazione dell’utopia. Il secondo soliloquio di Stalin è di sconvolgente attualità: “Se penso ai giganteschi sforzi che abbiamo compiuto! Sforzi che, senza retorica, possiamo definire da titani! Ma troppi ci si sono opposti! Abbiamo trasformato l’ambiente, e ciononostante gli uomini ostinatamente si rifiutano di trasformarsi; ecco: sono loro, gli uomini, che non rispondono. Tutta quanta la restante materia docilmente si trasforma: invece la materia uomo resiste caparbia. È lì dunque, sugli uomini, che dobbiamo agire con maggior energia, e senza più perdere tempo. Senza più perdere tempo”.
È il grande tema che si respira nelle pagine di V. Grossman, forse l’autore che nel novecento ci ha fatto sentire di più che cosa sia la persona, che cosa sia la libertà nella perenne lotta contro il potere, ai tempi di Stalin come oggi. Adelphi ha recentemente pubblicato una raccolta di straordinari racconti dal titolo “Il bene sia con voi!
Vale la pena leggerli, sia per chi conosce già il grande scrittore russo, sia per chi non lo conosce e avrà così modo di convincersi a inoltrarsi nelle grandiose pagine di Tutto scorre o ancor più di Vita e destino, uno dei più grandi romanzi del secolo scorso, che Jaca Book ha avuto il merito di far conoscere al pubblico italiano prima che Adephi ne proponesse una nuova traduzione.
A proposito di utopia, vale la pena ricordare le pagine di Benson nel suo romanzo Il padrone del mondo, pubblicato da Jaca Book e riproposto in una nuova edizione da Fede e cultura, con una prefazione del Vescovo di San Marino, Mons. Luigi Negri, che rivela tra l’altro l’apprezzamento e l’interesse di Benedetto XVI per il romanzo inglese composto all’inizio del Novecento. Vi si descrive il mondo governato da un umanitarismo clericale, con tanto di ministri di culto, riti e immagini che pretende di estirpare ogni residuo di imperfezione umana, con i suoi ministri dell’eutanasia e soprattutto con la figura del despota filantropo Giuliano Felsemburgh. Proprio all’inizio di agosto "Repubblica" ha ospitato l’ennesima versione di religione atea a cura dello scrittore svizzero  Alain de Botton, che prevede nuovi edifici affini a chiese, templi e cattedrali -  “ Immaginatevi una rete di chiese laiche, grandi spazi alti dove fuggire dalla baraonda della società moderna e concentrarsi su tutto quello che è al di là noi.” -  oltre a “una propaganda efficace in nome della bontà e della virtù” e infine una serie di “lezioni di pessimismo” per “contrastare i toni ottimistici della società moderna e ricondurci al pessimismo di fondo delle fedi tradizionali”.
Il romanzo di Benson non solo rivela il volto violento e distruttivo che si cela dietro la maschera di bontà del potere stordito dalla delirante utopia della auto redenzione, ma descrive bene la natura originale del cristianesimo che, nascendo dall’incontro con Cristo, non può essere ridotto a dottrina, teologia, morale o filantropia.



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