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EDUCAZIONE/ Ci sono ancora i padri capaci di educare al senso della vita?

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Era uno che potevi scommetterci che sapeva le cose, le conosceva, che avrebbe potuto spiegarti che cos’è il bene e che cos’è il male, che cos’è la gioia, che cos’è il dolore, perché si muore, perché si fa fatica, perché bisogna vivere e che cosa ci aspetta alla fine. Ed esemplificava con la vita che cosa vuol dire muoversi in pace con se stessi e col mondo, senza dire no a nessuna delle responsabilità, delle provocazioni che vengono dalla realtà. Era uno che a guardarlo, a me da bambino veniva da dire: “Io da grande voglio essere così”. Se poi ci mettete insieme la mia mamma! Figlia di contadini, praticamente sempre chiusa in casa - con dieci figli! -; ma quando è morta abbiamo nel suo armadio trovato una scatola dove c’era scritto: “Se qualcuno trova queste cose, non le butti via perché sono la Storia dentro la storia del mondo”.

C’erano dentro ritagli di giornale che si riferivano alla storia della Chiesa: Papa Giovanni, la beatificazione di questo o di quello... Contadina e aveva la terza elementare, ma aveva una coscienza così delle cose. Io sono diventato grande, grazie a Dio, con due genitori così; per cui mi è sempre stato facile capire che cos’è l’educazione: non è una serie di prediche, non è una preoccupazione da avere. È un uomo che vive. L’educazione non è mai un problema dei giovani, dei figli, degli alunni. È sempre un problema tuo. Cioè l’educazione è la capacità che hai o non hai di rendere testimonianza tu; chiunque tu sia, dovunque tu sia è la testimonianza di una certezza e di una positività che i figli possono guardare. Basta questo.



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COMMENTI
26/08/2011 - Una questione semantica (enrico maranzana)

“La tragedia del nostro tempo è che non c’è più educazione. Siamo forse la prima generazione di adulti che vive in modo così drammatico il problema della tradizione, cioè della consegna da una generazione all’altra di un patrimonio di conoscenze, di valori, di certezze, di positività, di un’idea buona della vita”. Due le annotazioni, la prima è di L. Carroll che fa dire al coniglio bianco “Qui devi correre con tutte le tue forze solo per rimaner fermo”. La seconda riguarda il significato delle parole, esso varia al variare dal contesto di riferimento: l’uso generico dei termini conduce alla confusione e all’immobilismo. Questo il motivo dello stallo in cui si trova la scuola: il Consiglio di istituto ha la responsabilità di deliberare i “criteri della programmazione EDUCATIVA” e il Collegio dei docenti è responsabile della “programmazione dell’azione EDUCATIVA”: se fosse stato attribuito a “educare” un univoco e vincolante significato e l’istituzione avesse onorato i corrispondenti oneri, gli occhi dei giovani osserverebbero e giudicherebbero il mondo in modo più adeguato.