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SCUOLA/ Le nuove materie? Esistevano già, ma andavano eliminate...

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Ma veniamo al passaggio dell’intervista che mi pare ancora più debole e che, nel mio caso, è stato veramente difficile leggere perché è sale su ferite aperte. Mi riferisco alla cosiddetta educazione ai diritti umani. Chiede l’intervistatore: “E per quanto riguarda l’educazione dei diritti umani? “Va benissimo, come si può essere contrari a una cosa così ovvia? Il fatto è che se si fa l’ora di diritti umani si raggiunge l’obiettivo contrario di quello che si voleva affermare, perché i ragazzi non riusciranno a tollerare una serie di aspetti disciplinari così organizzati”.

Intolleranza ad aspetti disciplinari così organizzati? Ma stiamo scherzando? Il professor Bertagna ha notizia di “intolleranza” al mondo delle regole? Il Diritto, lo studio del Diritto è allergizzante? Ha prodotto, negli ultimi quindici anni, quando è stato oggetto di studio anche nei Licei (contrariamente a quanto sostiene il sottosegretario Miur on. Viceconte nell’interrogazione riportata in nota) epidemie di allergia giuridica sistemica? E da quale casistica scientifica ha ricavato questo dato? Posso consigliare al professor Bertagna un’indagine scientifica anche nella sua sola Bergamo? Se servono posso fornire indicazioni per facilitare la ricerca ed anche la collaborazione di colleghe e colleghi che operano lì.

Forse sarà il caso di scrivere e far sapere all’opinione pubblica che le cose non stanno come dice, con molta fretta, l’illustre pedagogista. E siccome il prof. Bertagna è spesso in “buona” compagnia invito i lettori a documentarsi in proprio.

Basterebbe non dico fare un giro per le scuole prima della scomparsa totale della disciplina “Diritto e Economia” dagli istituti superiori, ma anche una semplice googlata con le parole chiave giuste (legalità, progetti,Costituzione, materiali, scuole) per rendersi conto di quanto siano lontani dalla realtà i pasdaran che hanno voluto l’eliminazione del Diritto e dell’Economia dai curricola degli studenti delle superiori italiane. Si scoprirebbe progetti, materiali, interventi, testimonianze dirette, materiali didattici, filmati e non so più cosa scrivere che smentiscono nella maniera più assoluta l’allergia allo studio del Diritto ipotizzata da Bertagna.

È singolare poi che il dibattito sulle “nuove materie” avvenga nel momento in cui il Paese è coinvolto in una crisi economico-finanziaria e politica che non ha precedenti. Ci tocca leggere, quotidianamente, paginate intere dei quotidiani dedicate ai glossari minimi (da spread a default) per far comprendere ai cittadini in che stato ed in che Stato siamo. Ci tocca assistere ad affermazioni (il sindaco di Varese Fontana che parla di una Costituzione federalista alla faccia dell’art. 5) che trovano ampio spazio sui giornali. Però, da quest’anno abbiamo deciso di non far studiare più l’Economia o la Scienza delle finanze agli studenti italiani delle scuole superiori.



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COMMENTI
30/08/2011 - DIRITTO ED ECONOMIA (SANDRA BIGLIANI)

Nuove materie? Discipline trasversali? Perchè i nostri politici, e persino il Prof. Bertagna, che di scuola se ne intende, ci avviliscono con proposte inconcludenti e demagogiche. Dopo aver insegnato per 20 anni materie come le mie (Diritto ed Economia) essenziali per la formazione dei cittadini (nei licei la legge Gelmini le ha abolite con colpevole miopia dai licei) la maggior parte dei miei colleghi di Torino, come me, hanno quest'anno accettato forzatamente posti di sostegno ed i miei allievi sono rimasti sconcertati, come molti dei loro genitori.

 
28/08/2011 - Sale sulle ferite dei docenti (Carmelina Metropoli)

"Le materie sono già tante e non ne servono di nuove" ha scritto il prof. Bertagna. E' come dire ad un abitante della provincia di Brescia o di Cosenza che il territorio che lo circonda è già abbastanza vasto, ricco e complesso per desiderare di uscire alla scoperta di nuove terre! Che resti lì e non si muova! Piuttosto, se si potessero dedicare intere ore curriculari all'educazione ambientale o alla tolleranza e aggiungere ore di Diritto ed Economia politica, invece che toglierle, i cittadini ne avrebbero grandi vantaggi.

 
28/08/2011 - Cittadinanza attiva e "nuove" materie (Massimo Macciò)

Difficile trovare esempi più calzanti e definitivi di quelli portati da Franco Labella in in risposta all'articolo di Bertagna: l'unico insegnamento utile che si ricava dal pessimo avvio della riforma scolastica è che nessuno può insegnare ciò che non sa. E pazienza se a parlare di educazioni trasversali, di fumose cittadinanze e ancor più fantomatiche costituzioni è Max Bruschi, il capo della “cabina di regia” ministeriale le cui competenze pedagogiche sono ampiamente dimostrate dal suo testo “Giuseppe Verdi: note e noterelle” e che è passato alla storia scolastica per la sua frase sulla “legalità senza leggi”: ma che simili argomenti vengano rilanciati da un insigne e apprezzato (senza ironia) pedagogista quale Giuseppe Bertagna, francamente stupisce. Dove ha ricavato Bertagna i dati per confermare le sue tesi? Sono consultabili? Consiglio anch'io a Bertagna di scendere per qualche mese nelle scuole secondarie italiane per verificare se davvero i ragazzi non riescono “a tollerare una serie di aspetti disciplinari così organizzati” (sui diritti umani, poi!) o se l'allergia giuridica sistemica su cui ironizza Labella non riguardi sottosegretari, sindaci e altri soggetti pubblici piuttosto che gli studenti.

 
27/08/2011 - La spartizione (enrico maranzana)

“Da due anni abbiamo deciso di non attivare l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione” decisione assunta in conformità a quanto avviene nella prassi scolastica quotidiana che, incurante dei vincoli posti dalla legge, continua a concepire il sistema educativo come se il mondo si fosse fermato all’inizio del novecento, parcellizzato tra insegnamenti che competono tra loro. La discussione proposta è, pertanto, estemporanea in quanto nel 2003 è stato nuovamente sancito che la finalità istituzionale è la promozione delle capacità e delle competenze dei giovani da perseguire ATTRAVERSO conoscenze e abilità. La situazione di stallo in cui versa il servizio scolastico deriva dall’assenza di un’adeguata professionalità dei docenti medi, inadeguatezza che consente la conquista di tutti gli spazi di PROGETTUALITA’ agli accademici [CFR DPR 275/99 art. 1 comma 2] che, per le loro abitudini didattiche, sono insensibili ai problemi formativi e ai problemi educativi. Per essere più espliciti: qui si è parlato di strumenti, le finalità istituzionali sono state dimenticate.