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LETTURE/ Che cosa tiene ancora insieme Emilia e i suoi ragazzi?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In-Presa è nata così. Continua oggi a essere così grazie alla generosità e all’impegno di molti. Non è un’opera assistenziale; è un’opera educativa che, attraverso il lavoro, aiuta i ragazzi a “venire fuori”. E che, quindi, attraverso il fare, recupera il pensare. Per Emilia non esisteva un aiuto che fosse a compartimenti stagni, limitato nel tempo, senza scopo. Lei guardava all’umanità che aveva di fronte. E l’umanità è un fascio di bisogni, contraddizioni, miserie e grandi eroismi.

Cosa può condurre a sintesi tutto ciò? Esiste un’esperienza che sia in grado di “tenere insieme” quelle spinte centrifughe del sentimentalismo e dell’amor proprio che strappano le nostre e le altrui esistenze? E come può essere questo valido nella vita, mentre si va a trovare in carcere un padre galeotto o si sta in bottega a lucidare un carburatore? Occorre un senso che tenga assieme i pezzi e occorre che tale senso sia vivibile. Per Emilia, dunque, non esisteva altra strada che fosse umanamente efficace che “proporre - come dice il marito Giancarlo Cesana - quella stessa vita di comunità che lei stessa viveva”. Una proposta che era accettata e si propagava di persona a persona come un contagio, perché “il giudizio sull’altro non terminava mai in una definizione, ma sempre in una dedizione”.

Qualsiasi intuizione educativa sarebbe vana se altri non vi si immedesimassero e la facessero rivivere. Dopo la scomparsa di Emilia nel 2000, altri ne hanno proseguito gli intenti. Oggi noi possiamo vedere dai frutti quale fosse la maestosità dell’albero. Lo vedono i ragazzi di In-Presa, lo vediamo noi. Come scrive il figlio Giovanni nella prefazione al volume, “la promessa di In-Presa è che questi ragazzi diventino protagonisti della storia”.

(Emanuele Boffi)

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