BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Che cosa tiene ancora insieme Emilia e i suoi ragazzi?

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Chi sono i ragazzi di cui si occupa In-Presa? Sono adolescenti cresciuti con le mani in tasca. Sono i figli dei bidelli, che hanno trascorso più ore nei corridoi che nelle aule scolastiche. Eppure non sono solo questo. Emilia e i suoi ragazzi (Lindau-Tempi, 2010) è un libro che racconta la storia del centro In-Presa, opera educativa in quel di Carate Brianza, piccolo comune lombardo, dove nel 1997 ebbe inizio un’avventura che prosegue tuttora. E’ la storia di un’amicizia che è divenuta occasione di conversione per tutti coloro che ne sono stati toccati. Non solo per i ragazzi, ma anche per quegli adulti chiamati a diventare educatori per scoprire con i “disagiati” quale sia il senso della vita. Questa è la scommessa di un’opera educativa alquanto anomala quale è In-Presa.

Emilia ha cominciato a occuparsi di adolescenti a rischio d’emarginazione sociale quando ancora questi - almeno come categoria d’intervento sociale - ancora non esistevano. Oggi li chiamano “drop-out” ma solo tre lustri fa questi non esistevano nei programmi studiati a tavolino. Però esistevano nella realtà ed Emilia aprì loro le porte di casa. E’ stato grazie a lei, prima in maniera embrionale e oggi con numeri più consistenti, che tanti di quegli irrecuperabili sono rinati, come minatori cileni, dalle macerie di esistenze terremotate. Emilia si occupò di loro e oggi In-Presa continua a farlo nella pretesa che la fede sia un metodo adeguato ed efficace per rispondere a tutto. Soprattutto a un bisogno di senso che nelle vite slabbrate degli emarginati esplode nel disimpegno e nella violenza e che, invece, in tutti noi, s’assopisce sotto le coltri delle scetticismo borghese.

Emilia era una madre, un’assistente sociale, un’operaia di carità. I primi ragazzi di In-Presa non li ha cercati, li ha incontrati. Il primo era uno sciagurato di uno che aveva preso in affido e che in classe si presentava con la cartella piena di carburatori anziché di libri. Il secondo era il figlio di una delle famiglie della mala. Il terzo era un rivenditore di prodotti cosmetici. “Che fai? Come ti chiami? Entra, siediti. Ce l’hai un lavoro, una compagnia, degli amici?”.



  PAG. SUCC. >